DISASTRI NATURALI

Disastri naturali: ricostruire dalle ceneri, ma meglio

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Di Luca Mario Nejrotti

Negli Stati Uniti capitano in media 60 disastri naturali ogni anno, sembra inevitabile. Le fasi d’intervento e ricostruzione, però, potrebbero essere l’occasione per ricostruire comunità con un occhio più attento a sanità e benessere.

Sempre sul filo del rasoio.
Anche recentemente gli Stati Uniti sono stati colpiti da gravi disastri naturali: uragani, incendi, inondazioni hanno flagellato interi stati, costringendo a una completa ricostruzione.
Al di là dell’intervento immediato, dell’emergenza sanitaria e umanitaria, nelle fasi di ricostruzione a più lungo termine si è notata la completa mancanza di coordinamento e lungimiranza con conseguente spreco di risorse che avrebbero potuto essere utilizzate in modo integrato per migliorare significativamente le comunità colpite.
 
Comunità sane, resilienti e sostenibili.
Come sottolineato da un recente articolo comparso sul New England Journal of Medicine (vedi), esiste dal 2015 un rapporto commissionato da Department of Health and Human Services (HHS), Federal Emergency Management Agency (FEMA), Department of Veterans Affairs e Department of Housing and Urban Development, alla National Academy of Medicine (NAM).
Tale rapporto ha evidenziato che poiché moltissime comunità negli USA vivono in condizioni tutt’altro che ottimali per quanto riguarda le condizioni di salute e l’accesso ai servizi, il semplice “ritorno alla normalità” strombazzato dalla retorica dei soccorsi può essere molto poco lungimirante, tenendo conto dei costi comunque elevati della ricostruzione (vedi).
Il rapporto, intitolato “Healthy, Resilient, and Sustainable Communities After Disasters”, fornisce un programma di buone pratiche e di indirizzo che ha lo scopo di contribuire a migliorare il benessere generale delle comunità e renderle nel contempo meno vulnerabili a futuri disastri naturali.

Coordinamento.
Il più recente articolo sottolinea come il più grosso ostacolo a una ricostruzione ottimale sia la mancanza di una guida e di un coordinamento tra le diverse iniziative.
In particolare nell’articolo si nota come sarebbe necessario, prima dei disastri, che i professionisti della salute, di concerto con le istituzioni locali, forniscano un prospetto degli ostacoli al benessere delle singole zone, nel modo più integrato possibile, dato che le cure mediche, da sole, coprono soltanto il 15% della salute.
Da questo prospetto risulteranno le priorità e i possibili cambiamenti che potranno guidare la ricostruzione post-disastro.

Agire in emergenza.
Come appare ovvio, gli elementi che condurrebbero al benessere le singole comunità e il fatto che sarebbe meglio che tali elementi fossero ricavati da una discussione comune tra professionisti e realtà locali, sono la base di una visione comune e integrata del miglioramento delle comunità. Inoltre, l’importanza di avere un piano personalizzato e preliminare ai disastri naturali è dovuta al fatto che ciò consentirebbe di superare la dicotomia tra l’impulso a ripristinare al più presto le infrastrutture e a tornare alla normalità il più presto possibile e quello di usare i disastri naturali come occasioni per il miglioramento delle zone colpite.

Fonti.
http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp1711834?query=featured_home&
https://www.nap.edu/catalog/18996/healthy-resilient-and-sustainable-communities-after-disasters-strategies-opportunities-and

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