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L’inquinamento è oggi la prima causa di malattia e morte al mondo

Di Luca Mario Nejrotti

In questi giorni di allarmi polveri sottili, blocchi delle auto, danze del vento e della pioggia per nascondere gli effetti dell’inquinamento, è di grande attualità il rapporto pubblicato da “The Lancet” sugli effetti che ha sulla salute l’esposizione all’aria, acqua e suolo contaminati.

Nove milioni di vittime.
Per decenni gli effetti dell’inquinamento sono stati sottovalutati dai governi, eppure, secondo un rapporto da poco pubblicato da “The Lancet” (vedi) le morti premature dovute a questa causa sarebbero state nove milioni nel 2015.
Le cause di morte sono le più varie: dai tumori alle patologie respiratorie e cardiache, dai disturbi neurologici alle malformazioni.
 
Nemico pubblico numero uno.
Sommando le morti stimate per AIDS, malaria e tubercolosi arriviamo a circa tre milioni: un terzo delle vittime dell’inquinamento. Persino il fumo di tabacco, che arriva a sette milioni di morti, non ne minaccia il primo posto. Le vittime per violenza (comprese le guerre) sarebbero circa 0,41 milioni.

Questioni di soldi.
Nessuna nazione è immune ai danni dell’inquinamento, anche perché ormai bisogna ragionare su scala globale. È però vero che i problemi più immediati colpiscono gli stati a medio basso reddito. Questo perché in tali paesi l’industrializzazione avviene per tappe forzate, ma non si hanno le risorse o la volontà per investire in politiche ambientali e in tecnologia ecologica: il problema sanitario, quindi, s’intreccia con quelli economici  e sociali e con l’ingiustizia sottesa al libero mercato . Prodotti inquinanti, vietati nei paesi più sviluppati, sono venduti ai paesi più poveri, come pure le tecnologie meno avanzate e più dannose. Senza contare i rifiuti che vengono esportati quotidianamente nei paesi in via di sviluppo.

Costi nascosti.
Anche nei paesi più benestanti, il problema è grave: basti pensare agli allarmi inquinamento lanciati da molte città italiane in questi giorni. Il danno sanitario è anche economico e va a pesare sui bilanci nazionali. È però difficile fare analisi accurate: l’inquinamento può provocare disturbi cardiaci, tumori, problemi respiratori, ma non sempre il collegamento viene fatto al momento del ricovero. Gli altri fattori di rischio sono di più facile valutazione rispetto alla concentrazione di polveri sottili nell’aria il giorno in cui una persona ha avuto un attacco di cuore, o la relazione tra la concentrazione di arsenico nell’acqua e lo sviluppo di un tumore.

Un’osservazione attenta del fenomeno su scala globale, come quella proposta da “The Lancet” (vedi) può essere una strada per guidare le politiche ambientali e intervenire dove è più necessario. Nei paesi più sviluppati la situazione sta comunque migliorando, come pure in alcuni paesi in via di sviluppo come la Cina, anche se la strada da fare è ancora lunga, come dimostrano i casi del nord Italia e degli Stati Uniti (vedi e vedi)

Fonti.
http://www.npr.org/sections/goatsandsoda/2017/10/19/558821792/report-pollution-kills-3-times-more-than-aids-tb-and-malaria-combined?utm_source=twitter.com&utm_campaign=health&utm_medium=social&utm_term=nprnews
http://www.thelancet.com/commissions/pollution-and-health
http://gahp.net/commission-pollution-health/
https://www.wired.it/attualita/ambiente/2017/10/20/controllo-qualita-aria-nord-italia/
https://www.wired.it/attualita/ambiente/2017/09/18/accordi-clima-trump/