Cure palliative: un report globale del Lancet

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Di Sara Boggio

Secondo un report compilato da una commissione speciale del Lancet, sarebbero globalmente più di 25 milioni le persone che non hanno accesso alle cure palliative (vedi). Un esempio riportato dallo studio per avere un’idea della distanza tra paesi in cui tali cure sono accessibili e quelli in cui non lo sono è il seguente: la quantità di farmaci oppioidi, equivalenti della morfina, disponibile ad Haiti è di 5 mg all’anno per paziente, il che significa che più del 99% del fabbisogno resta inevaso; negli Stati Uniti, la morfina annualmente disponibile per le cure palliative è di 55.000 mg per paziente, mentre in Canada supera i 68.000 mg, e cioè molto più di quanto necessario per coprire il fabbisogno nazionale, sia nell’area delle cure palliative che in altri comparti clinici.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sottolinea la commissione, il problema della diseguaglianza nella distribuzione dei farmaci e del mancato accesso alla cura non sarebbe di natura economica. Ma se non si tratta di una questione di costi, quali sono gli ostacoli? Secondo l’analisi del Lancet le cause da tenere presenti sono molteplici. Innanzitutto il fatto che la principale preoccupazione degli interventi di politica sanitaria, nonché la destinazione della maggior parte degli investimenti, sia rivolta agli outcome di salute, con l’obiettivo di migliorare le aspettative di vita e la produttività: rispetto a tali obiettivi, l’attenzione riservata agli interventi per alleviare il dolore nel fine vita risulta secondaria. Un altro elemento oppositivo sarebbe l’“oppiofobia”, termine con cui il report indica pregiudizi, disinformazione e allarmismi relativi all’uso dei farmaci oppioidi (tra le fonti segnalate dal Lancet sul tema si veda questo link; sul complesso problema dell’uso e abuso degli oppioidi, soprattutto negli Stati Uniti, si rimanda anche ad alcuni articoli pubblicati su queste pagine, che espongono le preoccupazioni opposte: vedi); naturale corollario alla cautela rispetto ai farmaci derivati dall’oppio, l’impegno sul fronte della prevenzione dell’uso non medico di queste sostanze, impegno che, secondo gli autori, non sarebbe bilanciato da altrettanta attenzione alla tutela del diritto alla cura (vedi, vedi). Viene infine segnalata la posizione ‘secondaria’ delle malattie non trasmissibili (cui in massima parte sono riservate le cure palliative) nelle agende degli interventi sanitari globali, che tendono a dare priorità al contenimento di agenti e patologie infettive.

Tutto ciò specificato, la commissione si pone una serie di ambiziosi obiettivi: misurare, quindi quantificare, il grado di sofferenza per il quale siano necessarie cure palliative (indicato come SHS, serious health related suffering); definire un pacchetto essenziale di cure palliative da proporre ai servizi sanitari, stimandone anche i costi; misurare il fabbisogno inevaso di uno dei componenti essenziali del pacchetto (morfina immediatamente somministrabile per via orale o endovenosa); definire delle strategie, sia a livello nazionale che globale, per estendere l’accesso alla cura, promuovendo un approccio integrato che tenga conto delle necessità dei pazienti così come dei rischi.

L’articolata analisi della rivista scientifica è stata ripresa e sintetizzata dal Guardian, in un articolo che include anche le riflessioni di alcuni degli autori dello studio (
vedi). “Pazienti che hanno subito traumi fisici e pazienti oncologici ricevono medicine a base di ibuprofene e paracetamolo”, afferma una delle autrici, della University of Miami School of Medicine, in riferimento alla situazione di Haiti. Felicia Knaul, docente nella stessa università, prima autrice del report e co-direttrice della commissione del Lancet afferma di aver compreso l’entità del problema soltanto dopo aver lavorato nei paesi a basso reddito: “È stato uno shock. Non ne avevo idea. Quando mi sono stati mostrati i dati non mi sembravano verosimili”, ha detto al Guardian. Ulteriore approfondimento di interesse l’intervista della Knaul al Lancet, che si può ascoltare nel relativo podcast, a questo link.

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