Consenso informato: non una firma, ma un percorso di alleanza.

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di Mario Nejrotti

Moltissimi medici hanno un’istintiva repulsione per ogni forma di burocrazia. La sensazione è di sottrarre tempo al malato con pratiche considerate inutili e spesso indirizzate ad obiettivi lontani dalla salvaguardia della salute dell’individuo, in nome della funzionalità globale del sistema.

Ma quando si parla di “consenso informato” del paziente l’obbligo per il medico va ben oltre un modulo, a volte necessariamente impersonale.

Il “consenso informato” è un atto che attiene al rapporto medico paziente e ne costituisce parte rilevante. Infatti, per essere tale un rapporto o un contratto devono avvenire, per quanto possibile, tra due persone consenzienti.

Il termine deriva da con-sentire, di derivazione latina. Esso è composto da “cum”, insieme, e dal verbo “sentire”, che ha tra i suoi significati pensare, essere dello stesso parere, aderire, concordare.

Quindi, come ben espone in un artico su MDS, Mauro Marin, Direttore di Distretto a Pordenone, nell’AAS5 del Friuli Occidentale, il 23 Ottobre 2017,

l’atto della raccolta del consenso informato non può essere in alcun modo “delegabile” da parte del medico ed è di sua esplicita e unica competenza.

Prima di ogni altra considerazione il Codice Deontologico Medico del 2014, agli articoli 33, “Informazione al cittadino” e 35, “acquisizione del consenso” non lascia dubbi sugli obblighi e sulle modalità di informazione ai cittadini di ogni pratica terapeutica, diagnostica e preventiva, che li riguardi e sui modi di acquisizione del consenso consapevole.

I riferimenti giuridici sul “consenso informato”discendono direttamente dalla Costituzione Italiana, agli articoli 2, 13 e 32, ripresi dalla Corte Costituzionale, nella sentenza numero 438- 08 sull’argomento, e dal Codice Civile all’articolo 177.

La Cassazione Civile sezione3°, con sentenza n. 20894/2012, esplicita poi le condizioni necessarie a che il consenso risulti realmente “informato”, come ben riassunto nell’articolo:

“…il consenso informato esprime il diritto all’autodeterminazione dell’utente e deve avere alcuni requisiti, che ne condizionano la validità, ossia essere:

personale, naturalmente per soggetto maggiorenne capace di intendere e di volere;

specifico per ogni singolo trattamento o accertamento diagnostico;

esplicito ed effettivo, non è ammesso il consenso presunto o tacito;

attuale, presente al momento dell’inizio dell’intervento/trattamento;

consapevole, basato su informazioni esaurienti da parte del medico, in rapporto alla capacità di comprensione e al livello di cultura dell’assistito.”

Il consenso quindi, come si è espressa in più occasioni la giurisprudenza (Cass n.24791/08 e 19220/13) non può essere basato solo sulla firma di un modulo prestampato, magari presentato allo sportello amministrativo, dove si prenotano esami e pratiche diagnostiche, ma deve essere preceduto da un colloquio con il medico, che prescrive o esegue la pratica diagnostica, terapeutica o preventiva.

La presenza di tale modulo sottoscritto dal paziente non costituisce da solo la prova dell’avvenuto consenso da parte dello stesso, se non è preceduto da valido colloquio con il sanitario e in caso di contenzioso non assolve né il sanitario, né la struttura da eventuali responsabilità.

Il numero enorme di pratiche, manovre e decisioni mediche quotidianamente necessarie può rendere complesso e difficile seguire i dettami del Codice Deontologico e della giurisprudenza corrente, ma, soprattutto di fronte a decisioni invasive e potenzialmente pericolose per il malato, è importante mantenere fermo il principio della libera scelta del soggetto, che è stato affidato alle cure del medico.

Egli non deve in alcun modo  arrogarsi il diritto di decidere per il paziente, quale che sia per lui la decisone preferibile in nome della salute e sopravvivenza del malato.

Il paziente, se capace di intendere e di volere, deve poter decidere, dopo aver ricevuto tutte le informazioni sulle alternative possibili, quale strada intraprendere.

Il medico dovrà accompagnarlo comunque, senza alcuna animosità per l’eventuale diniego a seguire i propri consigli, offrendo le alternative presenti in campo scientifico e dedicandosi a far ottenere al paziente i risultati migliori possibili, derivanti dalle sue libere scelte.

Il “consenso informato”diviene, quindi, un “percorso” da fare insieme in una situazione di alleanza diagnostico-terapeutica, che attiene  prima di tutto al rapporto umano e supera le norme di legge o le pratiche burocratiche organizzate per assolverle formalmente.

 

Fonti:

(Vedi articolo originale)

https://www.enpam.it/wp-content/repository/universaliamultimediale/CI/leggi/deontologico/articolo_33.html

https://www.enpam.it/wp-content/repository/universaliamultimediale/CI/leggi/deontologico/articolo_35.html

http://www.issirfa.cnr.it/corte-cost-sent-n-438-08-tutela-della-salute-trattamento-di-con-sostanze-psicotrope-disciplina-regionale-del-consenso-informato-del-genitore-o-tutore-riconducibilita-del-consenso-informato-agli-artt-2.html

https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1377-codice-civile-trasferimento-di-una-massa-di-cose

http://www.altalex.com/documents/news/2013/02/28/consenso-informato-necessario-anche-se-paziente-e-medico

http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=8820#.WfWMvYhrzIU

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