La prevenzione cardiovascolare è un’arma potente ed efficace

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Ci sono molte più “Giornate” dedicate alla focalizzazione mediatica su una malattia o su un problema medico-sanitario che giorni sul calendario. Diventa quindi sempre più difficile raggiungere la dignità di stampa per questi eventi; ma in qualche caso il problema sul quale si vuole attirare l’attenzione è tanto grave e importante da promuoversi quasi in automatico sui media. È quanto accaduto per la “Giornata mondiale del cuore”, che ricorre ogni anno il 29 settembre e che quest’anno è stata preceduta, dalla “V Conferenza sulla prevenzione cardiovascolare”. Questo evento, organizzato dal Dipartimento Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss in collaborazione con l’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e la Fondazione “per il Tuo cuore” – HCF Onlus.congressuale, si è tenuto a Roma il 21 e 22 settembre scorso per discutere sugli aspetti socio-economici che influenzano il rischio di malattia cardiovascolare. Se, come evidenziato nella Conferenza romana, bassa istruzione, stress e povertà danneggiano la salute del cuore, questi e molti altri fattori di rischio cardiovascolare sono stati presentati, in maniera articolata e con un vero diluvio di dati epidemiologici scaricabili dalla Rete, proprio in occasione della “Giornata” celebrata in tutto il Mondo il 29 settembre.

Iniziamo da “CuoreData” (VEDI) il sistema di interrogazione dati del Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità con le statistiche principali relative allo stato di salute della popolazione italiana adulta, sulla base di dati raccolti a partire dagli anni Ottanta, relativi fattori di rischio, condizioni a rischio, stili di vita malattie coronariche e cerebrovascolari. La piattaforma “CuoreData” permette di effettuare interrogazioni personalizzate (per periodo, territorio, sesso, fasce di età e livello di istruzione) al fine di consultare i dati relativi a: distribuzione dei fattori di rischio cardiovascolare misurati (pressione arteriosa, colesterolemia totale, HDL ed LDL, trigliceridemia, glicemia, peso, altezza, indice di massa corporea, circonferenza vita, circonferenza fianchi, consumo alimentare di sale e potassio), distribuzione del rischio cardiovascolare globale.

Per quanto concerne il rischio cardiovascolare rilevato nella popolazione italiana è da segnalare invece questo link (VEDI) che rileva i dati presenti nella popolazione adulta di 18-69 anni.

Come giustamente si dice in questo sito dell’Istituto Superiore di Sanità, “le malattie cardiovascolari comprendono diverse patologie gravi e diffuse (le più frequenti sono infarto miocardico e ictus cerebrale), rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale e hanno anche un notevole impatto in termini di disabilità”.

Un dato, questo, che però risulta modificabile, agendo su alcuni fattori di rischio: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, tabagismo, sovrappeso/obesità, sedentarietà, diete incongrue caratterizzate da scarso consumo di frutta, verdura e pesce, da eccesivo apporto alimentare di sale e grassi saturi. Per agire in modo efficace su queste cause occorre però mettere in campo la cosiddetta Medicina d’Iniziativa identificando prima possibile i target di popolazione più soggetta a contrarre patologie cardiovascolari. Uno strumento pratico e facile da utilizzare è il punteggio cardiovascolare: un presidio di valutazione clinico-prognostica per persone a partire dai 35 anni di età.

Attraverso questo strumento, “il medico –come si afferma nel sito- può stimare la probabilità, in termini assoluti, che il proprio paziente ha di andare incontro a un primo evento cardiovascolare maggiore (infarto del miocardio o ictus) nei dieci anni successivi, conoscendo il valore di sei importanti fattori di rischio (diabete, abitudine al fumo, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia, sesso ed età)”. “I dati Passi 2013-2016 –si dice nello stesso spazio della Rete- rilevano però che la carta del rischio è poco utilizzata: poco più del 5% degli intervistati tra i 35 e i 69 anni, senza patologie cardiovascolari, ha riportato la misurazione del rischio cardiovascolare mediante carta o punteggio individuale, con valori mediamente più alti nelle Regioni del Sud Italia”.

Un ultimo sito, VEDI, tratta espressamente dei fattori di rischio cardiovascolare associati al diabete. “Il diabete- si specifica in questo spazio della Rete gestito da Epicentro- risulta essere fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolare, quali l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà, che risultano molto più frequenti fra le persone con diabete rispetto agli altri. Più della metà delle persone con diabete riferisce anche una diagnosi di ipertensione o di ipercolesterolemia (contro il 18% e il 22% osservati rispettivamente nelle persone senza diagnosi di diabete); il 73% risulta in eccesso ponderale (IMC≥25) (vs 41% nelle persone senza diagnosi di diabete) e meno della metà di loro sta seguendo una dieta per cercare di perdere peso; quasi la metà delle persone con diabete risulta completamente sedentario (vs 32% nelle persone senza diagnosi di diabete). Inoltre fra le persone con diabete resta alta la prevalenza di fumatori, e pari a circa il 22% (vs 27% nelle persone senza diagnosi di diabete)”.

Gli sforzi nel campo della prevenzione tuttavia sono premianti. I dati più recenti raccolti a livello internazionale affermano infatti che negli ultimi 30 anni la mortalità per cause cardiovascolari si è dimezzata soprattutto per merito della correzione dei fattori di rischio. Mentre la disponibilità di farmaci sempre più efficaci ha avuto un ruolo positivo soltanto del 25% nel determinare questa riduzione.

Importante affermazione che è stata fatta nel corso di un recente congresso internazionale di Cardiologia, svoltosi a Torino: le XXIX Giornate Cardiologiche Torinesi.

Nella stessa sede sono state presentate anche le marcate differenze geografiche relative a questo dato: confortante soprattutto per i cittadini europei, mentre in Cina è in aumento la mortalità da malattie cardiovascolari a causa delle modifiche degli stili di vita, indotti dalla crescita economica e in America sono aumentati i diabetici, gli obesi ed i sedentari.

A proposito di stili di vita, sempre da Torino, arrivano “buone notizie cardiovascolari” che riguardano due alimenti un tempo demonizzati proprio dai cardiologi: il cioccolato e il caffè. Per quanto riguarda il primo è una conferma di quanto già acquisito pochi anni fa circa il ruolo protettivo svolto dagli antiossidanti del cacao. Il caffè (anche decaffeinato) è invece una vera e propria “new entry” formulata sulla scorta di una valutazione effettuata su più studi e sulla base di due ricerche originali considerate importanti. Il ruolo benefico di questa bevanda non deriva quindi dalla caffeina (che non avrebbe invece alcun valore protettivo) ma dagli ossidanti presenti nel chicco di caffè tostato. Quattro-cinque tazzine la giorno la “dose terapeutica” indicata sempre nel convegno torinese.

RR

 

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