Quel bacio rubato allo stigma: trasformò degli “untori” in malati

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2 dicembre 1991, Fiera Campionaria di Cagliari. L’immunologo prof. Ferdinando Aiuti bacia Rosaria Iardino, una ragazza sieropositiva per HIV da otto anni, per dimostrare coi fatti ai media che un bacio non può essere veicolo di contagio.

Sono passati 26 anni, Rosaria è viva grazie alle cure che in questo periodo di tempo sono state messe a punto e all’affetto della sua famiglia che è stato uno scudo contro lo stigma, in quegli anni terribile e inviolabile, verso una malattia ritenuta una sorta di condanna divina senz’appello perché manifestazione visibile dell’ira dell’Altissimo verso una degradazione irreversibile delle abitudini sessuali e della morale prevalente (Vedi). Quel bacio, che fece il giro del Mondo, rimarrà un’icona della seconda metà del Novecento insieme a quello del marine che bacia un’infermiera a Time Square per festeggiare la fine della Seconda Guerra Mondiale (Vedi) e quello ritratto a Parigi nel 1950 da Robert Doisneau come simbolo di rinascita dalle ceneri di quel terribile conflitto (Vedi). Quel bacio dello scienziato alla malata rappresenta l’icona della capacità di spezzare le catene del conformismo nutrito d’intolleranza ignorante e di paura verso l’ignoto, soprattutto quando ci appare ostile oltre che misterioso. Un segnale culturale potentissimo che arriva in forma ancora più “rivoluzionaria”, rispetto al film “Philadelfia”(Vedi), che muoverà dalle stesse motivazioni di quel bacio rubato allo stigma, ma in forma molto meno radicale, soltanto due anni dopo. Quel film verrà ambientato infatti sulla costa atlantica degli Usa per affermare che l’Aids non riguardava soltanto i giovani californiani gay ma era un problema globale: anche se il personaggio del film continua ad essere un giovane omosessuale della borghesia colta…

In ogni caso “Philadelfia” rappresenta bene i contorni ambigui di quell’incubo epidemiologico vissuto tra l’inizio degli anni ’80 e la metà degli anni ’90. Le previsioni di contagio e le attese statistiche di morte da HIV arrivano a cifre iperboliche anche relativamente ad un orizzonte temporale ristretto: a cavallo della fine del Secolo si prevedono milioni e milioni di contagiati e milioni di morti. Ma di fronte a questa prospettiva apocalittica scatta ovviamente (e in maniera totalmente illogica) la leva consolatoria che induce a credere, a livello popolare diffuso, che la patologia riguardi, prima in modo esclusivo e poi in modo prevalente, gli omosessuali maschi.

Sarà l’Epidemiologia, anno dopo anno, a mettere in riga false credenze e speranze scambiate per certezze scientifiche e a creare nuove consapevolezze che in alcuni casi tuttavia stentano ancora a diventare pratica di vita quotidiana: si pensi ad esempio alla resistenza all’uso del preservativo che si registra nelle nuove generazioni o al fatto (ignorato dai più) che il bersaglio più recente della malattia sono gli eterosessuali di mezza età. In ogni caso la mortalità da Peste Nera non si è verificata, il numero dei contagi non è assolutamente quello previsto negli ’80 e gli effetti da contagio da HIV non rappresentano più da anni un’inevitabile condanna a morte differita, per altro, in tempi che nel tempo si sono allungati sempre di più: questa era la situazione 10 anni fa (Vedi).

Soltanto cinque anni fa l’epidemiologia della infezione da HIV era già però molto cambiata e in parte anche era diventata ancora meno pesante: merito delle ingenti risorse spese nella ricerca ma anche frutto di consapevolezze nuove transitate attraverso un ruolo sempre più puntuale svolto dai media. “I dati dell’Unaids sull’epidemia di Hiv e Aids nel 2012, riportati nel documento “Aids by the numbers”-poteva scrivere l’ISS nel dicembre 2013 (Vedi, stimano che a fronte di 35,3 milioni di persone che vivono con il virus, nel 2012 ci sono state 2,3 milioni di nuove diagnosi. Si tratta di un valore in progressivo calo: tra il 2001 e il 2012 si è assistito a una diminuzione del 50% in 26 Paesi e di un calo tra il 25% e il 49% in altri 17 Paesi. Il valore più importante riguarda i bambini: tra il 2001 e il 2012 le nuove diagnosi tra i più piccoli sono passate da 550 mila a 260 mila (-52%)”.

E per quanto riguarda la mortalità, nello stesso link già citato, sempre l’Istituto Superiore di Sanità poteva scrivere: “Il numero di decessi per anno continua a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate, passando da 2,3 milioni nel 2005 a 1,6 milioni nel 2012. Inoltre, dal 2004 i decessi tubercolosi-correlati sono diminuiti del 36%”.

Ma la situazione epidemiologica, nonostante i progressi medico-scientifici fatti registrare dopo il 2012, continua ad essere tutt’altro che tranquillizzante e contribuisce non poco a mantenere alto il livello d’allarme la falsa convinzione che l’Aids sia una malattia cronica perfettamente controllabile.

Questi infatti sono i due più recenti report pubblicati sul tema da Epicentro (il portale dell’Epidemiologia per la Sanità Pubblica).

 

5/10/2017 – Infezioni Hiv: pubblicato il nuovo studio di Ecdc

Secondo i dati riportati al Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc), tra il 2004 e il 2015, nei Paesi Ue/Eea, ci sono state oltre 312 mila nuove diagnosi di infezione da Hiv tra le persone di età compresa fra i 15 e i 49 anni e più di 54 mila tra gli adulti ultra 50enni. Lo riferisce uno studio condotto dall’Ecdc e pubblicato su The Lancet Hiv a settembre 2017. Dall’articolo emerge che, nel periodo esaminato, il tasso di nuovi casi di Hiv è aumentato del 2% ogni anno nelle persone con più di 50 anni mentre è rimasto stabile in quelle più giovani. Dal documento emerge, inoltre, che nel 63% delle diagnosi recenti di Hiv negli adulti con più di 50 anni l’infezione è stata diagnosticata in ritardo in fase già avanzata. I risultati della ricerca indicano che tra le persone con più di 50 anni è probabilmente diffusa una scarsa consapevolezza su questa infezione e sulle modalità di trasmissione. Gli autori, infine, sottolineano il persistere di problemi di accesso ai test in molti Paesi. Per approfondire consulta il comunicato stampa dell’Ecdc (Vedi), e lo studio completo “New HIV diagnoses among older adults in 31 European countries: an analysis of surveillance data from 2004 to 2015” (Vedi)

 

7/9/2017 – Strategie di prevenzione dell’infezione da Hiv e dell’Aids: la relazione al Parlamento

Nel 2015, in tutto il mondo sono state effettuate oltre 2 milioni di nuove diagnosi di infezione da Hiv, portando a 36,7 milioni il numero di persone che vivono con l’infezione. In Italia si osserva dal 2012 una lieve e costante diminuzione dell’incidenza, che pone il nostro Paese al 13mo posto rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. Sono alcuni dei dati che emergono dalla relazione Aids 2016 (inviata al Parlamento il 2 agosto 2017) che illustra: le attività svolte dal ministero della Salute nell’ambito dell’informazione, della prevenzione, dell’assistenza e della ricerca relativamente all’infezione da Hiv e all’Aids; le attività della Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids; le attività svolte dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell’infezione da Hiv e dell’Aids, di ricerca bio-medica e psico-socio-comportamentale, di prevenzione attraverso un’informazione scientificamente corretta, aggiornata e personalizza erogata dal Servizio Nazionale di Hiv/Aids/Ist counselling “Telefono Verde Aids e Infezioni Sessualmente Trasmesse – 800.861.061”, nonché attraverso un’informazione on line fornita dal sito istituzionale uniticontrolaids.it (Vedi), entrambi i servizi sono collocati all’interno dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (Vedi) e visita il sito del ministero della Salute (Vedi).

A completamento di questo excursus storico-epidemiologico sull’infezione da HIV può essere utile leggere l’abstract di una ricerca recente (2016) sul livello di conoscenza che gli Italiani hanno delle problematiche legate all’AIDS. Illuminante il titolo scelto per il comunicato stampa di lancio di questa importante iniziativa statistico-sociologica: “Gli Italiani e l’AIDS: scarsa conoscenza e stigma ancora presente” (Vedi).

In altre parole, c’è ancora molto da fare e pochissimo tempo da perdere.

 

 

 

 

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