Malattie infiammatorie intestinali, una panoramica globale

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A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Dagli anni cinquanta in poi, parallelamente al processo di industrializzazione, i paesi occidentali hanno visto aumentare l’incidenza delle patologie infiammatorie intestinali, quali la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Ora questo pattern epidemiologico si sta ripetendo, con caratteristiche del tutto simili, nei paesi che si trovano in una fase di forte sviluppo economico. Una review pubblicata dalla rivista The Lancet ha quindi raccolto i dati relativi all’incidenza e alla prevalenza di queste patologie a livello mondiale col fine di ottenere un quadro complessivo della loro diffusione e di individuare possibili aree di intervento (1). Infatti, avere una rappresentazione globale di una patologia da un punto di vista epidemiologico permette di stabilire delle ipotesi in merito ai meccanismi fisiologici, ambientali e comportamentali che ne favoriscono o inibiscono la diffusione.

“Nell’ultima decade, quello delle malattie infiammatorie intestinali è emerso come un problema di salute pubblica a livello mondiale”, scrivono gli autori dell’articolo di The Lancet. Attualmente queste patologie colpiscono circa 1,5 milioni di cittadini del Nordamerica e 2 milioni di europei, mentre non esistono dati, in termini assoluti, riguardanti il Sudamerica, l’Europa dell’est, l’Asia e l’Africa. Uno studio del 2012, realizzato dallo stesso gruppo di ricerca, aveva tracciato la storia della diffusione di queste malattie croniche, individuando un forte aumento della loro presenza nei paesi occidentali a partire dagli anni cinquanta, in corrispondenza con il processo di industrializzazione avvenuto in queste aree (2). Questo incremento ha poi raggiunto un plateau intorno al 1990, periodo a partire dal quale il numero di nuovi casi di malattie infiammatorie intestinali si è, in questi paesi, progressivamente stabilizzato.

Dall’aggiornamento di quello studio emerge però che l’incidenza è iniziata a crescere nei paesi che stanno vivendo ora, in Asia, Africa e Sudamerica, una fase di industrializzazione e sviluppo economico. Per quanto i risultati mostrino una prevalenza ancora bassa in questi contesti, i dati relativi ai nuovi casi suggeriscono che la situazione potrebbe peggiorare rapidamente, fino a raggiungere i livelli dei paesi occidentali. Questi ultimi continuano invece a vivere una fase di stabilizzazione, ma solo in termini di incidenza. La prevalenza continua, infatti, a crescere in molti paesi di Nordamerica, Europa e Oceania, dando luogo a diverse problematiche in termini di costi e di risorse. “L’incremento dell’onere associato alle malattie infiammatorie intestinali – scrivono gli autori – porterà sfide importanti per i sistemi sanitari di tutto il mondo”.

Lo studio delle patologie negli ambiti dove queste stanno emergendo offre però “un’opportunità rara per comprenderne le cause”, scrive Micheal Kamm, ricercatore del St. Vincent’s Hospital di Melbourne e autore di un articolo di commento pubblicato su The Lancet (3). È noto, per esempio, che le malattie infiammatorie intestinali sono causate da una risposta del sistema immunitario scatenata dalla composizione del microbioma intestinale. È quindi possibile ipotizzare che lo sviluppo economico abbia, nei paesi in via di industrializzazione, determinato dei cambiamenti nello stile di vita tali da esporre queste popolazioni a nuove caratteristiche microbiomiche. Tali variazioni potrebbero essersi verificate, secondo Kamm, in risposta a mutamenti nelle abitudini alimentari, all’esposizione ad antibiotici o a causa di viaggi e migrazioni (4,5,6).  In particolare, secondo il ricercatore del St. Vincent’s Hospital un fattore importante potrebbe essere rappresentato dal passaggio dai cibi auto-prodotti a quelli commerciati a livello industriale, i quali contengono di norma diversi additivi chimici.

Ma oltre a ragionare sulle possibili cause, questi dati sono utili a individuare delle potenziali soluzioni. Cos’ha determinato il calo di nuovi casi verificatosi nei paesi occidentali a partire dagli anni novanta? “Il raggiungimento di un plateau, in termini di incidenza, delle malattie infiammatorie intestinali potrebbe rappresentare un cambiamento nell’esposizione a determinati fattori ambientali”, scrivono gli autori della ricerca. Potrebbero aver avuto un ruolo, ad esempio, le campagne di salute pubblica svolte tra gli anni settanta e ottanta per ridurre il numero di nuovi fumatori tra gli adolescenti. Altri studi sono però necessari per comprendere quali fattori ambientali siano potenzialmente in grado di influenzare il microbioma umano ed eventualmente determinare uno stato di vulnerabilità nei confronti di queste patologie.

Il rapido incremento dell’incidenza delle malattie infiammatorie intestinali porterà con sé un aumento dell’onere associato, in termini sia economici sia organizzativi, al trattamento e alla gestione dei pazienti che ne sono affetti. La comprensione dei fattori che contribuiscono a facilitare l’emergere di queste patologie o che ne inibiscono la diffusione è quindi fondamentale. “Se questo trend epidemiologico continua – sottolinea Kamm – il numero di persone che soffrono di condizioni quali la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa è destinato a raggiungere i 10 milioni nel giro di qualche decade”. È quindi fondamentale che i paesi di recente industrializzazione o in fase di sviluppo prendano in considerazione questi dati nel pianificare i programmi sanitari dei prossimi anni.

 

Bibliografia

  1. Ng SC, Shi HY, Hamidi N, et al. Worldwide incidence and prevalence of inflammatory bowel disease in the 21st century: a systematic review of population-based studies. The Lancet 2017; DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32448-0.
  2. Molodecky NA, Soon IS, Rabi DM, et al. Increasing incidence and prevalence of the inflammatory bowel diseases with time, based on systematic review. Gastroenterology 2012; 142: 46-54.
    3. Kamm MA. Rapid changes in epidemiology of inflammatory bowel disease. The Lancet 2017; DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32669-7.
  3. Chassaing B, Koren O, Goodrich JK, et al. Dietary emulsifiers impact the mouse gut microbiota promoting colitis and metabolic syndrome. Nature 2015; 519: 92-6.
  4. Hviid A, Svanström H, Frisch M. Antibiotic use and inflammatory bowel diseases in childhood. Gut 2011; 60: 49-54.
  5. Benchimol EI, Mack DR, Guttmann A, et al. Inflammatory bowel disease in immigrants to Canada and their children: a population-based cohort study. American Journal of Gastroenterology 2015; 110: 553-63.

 

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