Sull’obesità infantile bisogna fare sul serio prima che sia troppo tardi

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di Mario Nejrotti

Ragazzini sani, smilzi, curiosi e felici – pantaloni corti e calze arrotolate alle caviglie – che giocano e corrono vocianti nei vicoli di città e paesi o su prati verdeggianti diventeranno un ricordo letterario, sostituiti da pingui, lenti, capricciosi, ottusi bambini e adolescenti, seduti sul divano, davanti ad uno schermo luminoso, che si ingozzano dei prodotti proposti dalle immagini.

La realizzazione di un sogno per pubblicitari e industriali, ma danno incalcolabile per la specie umana.

Quadro fantasiosamente apocalittico o realtà di un molto prossimo futuro?

Stando a Lancet si direbbe che la fantascienza non c’entri nulla.

La prestigiosa rivista, infatti, ha pubblicato   il più vasto studio epidemiologico che sia mai stato organizzato per numero di partecipanti, sul peso di bambini e adolescenti.

I soggetti tra i 5 e i 19 anni esaminati in tutto il globo sono oltre 130 milioni e 97 milioni sono quelli oltre i 20 anni. Per tutti è stato registrato il peso e l’altezza: parametri che hanno permesso di valutare come siano cambiati i valori di obesità e Indice di Massa Corporea nel periodo tra il 1975 e il 2016.

Oltre mille ricercatori coordinati  dall’Imperial College di Londra e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono stati impegnati in questo titanico lavoro.

Complessivamente hanno rilevato che i piccoli e i giovani obesi in questo lasso di tempo sono aumentati di 10 volte.

L’uomo non riesce a trovare equilibrio, almeno nel peso.

Se questa tendenza continuerà, già nel 2022 avremo più giovani obesi e sovrappeso che coetanei moderatamente o severamente sottopeso.

I partecipanti in Italia e autori della pubblicazione sono stati l’Istituto Superiore di Sanità , attraverso il lavoro del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute,  Diretto da Angela Spinelli, che è anche coordinatrice della Sorveglianza OKkio alla SALUTE e partecipante alla Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) della Regione Europea dell’OMS e il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento, diretto da Simona Giampaoli, anche coordinatrice del Progetto CUORE (vedi)

In Italia le cose non vanno per niente bene.

Nel 2016 la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di quasi 3 volte rispetto al 1975. Più precisamente questa diagnosi di patologia, perché di questo si tratta, non di bei bambini, che scoppiano di salute, come piace vederli a tante mamme, papà e nonni apprensivi, si poteva porre per il 10,4% delle femmine e il 14,5% dei maschi.

Se a livello mondiale l’Italia si posiziona al 61° posto per le femmine e al 46° per i maschi, dato che potrebbe parere consolante, tra i Paesi ad alto reddito si colloca preoccupantemente, al 6° e 8° posto per maschi e femmine.

Questo anche se l’IMC (Indice di Massa Corporea) è aumentato in Kg/mq meno che in altri paesi europei dove l’incremento in 40 anni è stato maggiore.

Più di tre milioni di grassi: piccoli, utili consumatori.

Nel 2016 si stima che quasi un milione di bambini e adolescenti siano obesi (437.000 bambine e ragazze e 642.000 bambini e ragazzi). Questo numero già drammatico, diventa disastroso se si contano i pari età dei due sessi che sono in sovrappeso: il numero arriva a circa 3,2 milioni.

Forse, però, si intravede una luce all’orizzonte.

Dicono i ricercatori dell’ISS: “Recentemente abbiamo osservato una tendenza alla diminuzione ma molto resta da fare, sia nel campo dell’alimentazione sia dell’attività fisica. Su questo si deve impegnare tutta la società, favorendo scelte salutari.”

Molto interessante l’ultimo paragrafo del comunicato stampa dell’Istituto Superiore di Sanità:

“Quando un problema di sanità pubblica raggiunge tali dimensioni, non basta una azione individuale, ma servono urgenti azioni di prevenzione primaria e primordiale (fin dalla gravidanza) di comunità che riguardino l’alimentazione e l’attività fisica rivolte a tutta la popolazione dai bambini, ai giovani, agli adulti, agli anziani. Non va dimenticato che l’Italia ha una cultura profonda sulla sana alimentazione, quella mediterranea, che va adattata al 21° secolo: l’alimentazione deve ritornare ad essere varia ed equilibrata, ricca di verdura e frutta, con meno calorie, grassi saturi, colesterolo e sale, con consumo più elevato di legumi, cereali, possibilmente integrali e pesce, e soprattutto deve contemplare porzioni modeste. E la comunità deve riscoprire il piacere e i benefici che derivano da una attività fisica regolare, come camminare, salire le scale, ballare, giocare all’aria aperta e svolgere attività fisica per almeno 150 minuti a settimana distribuiti nei diversi giorni per gli adulti e 60 minuti al giorno per i bambini e adolescenti.”

Ciò è profondamente vero e certamente corretto dal punto di vista scientifico, ma occorre, a nostro parere, una visione più ampia che consideri la pressione del marketing industriale sulla psiche dei piccoli nei programmi televisivi e nei messaggi subliminali, che vengono passati in trasmissioni di largo consumo anche con carattere pseudoscientifico e in rete. Inoltre, uno sforzo rilevante va fatto sulla cultura delle famiglie per uno loro coinvolgimento responsabile nell’educazione alimentare dei figli.

Un no detto oggi può cambiare lo stato della salute di tutta la popolazione in futuro.

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