Bias di genere nella peer-review? La soluzione è semplice

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Di Sara Boggio

Uno studio condotto dall’American Geophysical Union (AGU), e pubblicato su Nature all’inizio di quest’anno (vedi), evidenziava un bias di genere nella selezione dei revisori scientifici per le pubblicazioni peer-review. Analizzando i dati di genere ed età degli autori e dei revisori delle riviste dell’AGU, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2015, la percentuale di donne deputate al ruolo è infatti risultata inferiore ai corrispettivi maschili (calcolati sulla base della percentuale di uomini e donne tra gli iscritti all’AGU e gli autori delle riviste da questa pubblicate – una ventina di testate, per un totale di circa 6000 articoli e 24.000 revisioni all’anno). La minor presenza femminile sarebbe imputabile alle scelte di autori ed editori, che suggeriscono più di frequente revisori maschili, e anche all’attitudine, registrata con frequenza lievemente più alta tra le donne, di fare un passo indietro qualora segnalate per il ruolo.

Lo studio è a firma di Brooks Hanson (direttore editoriale dell’AGU) e di Jory Lerback (allora consulente statistica e responsabile dell’analisi dei dati), che a settembre hanno presentato un aggiornamento dei risultati presso l’International Congress on Peer Review and Scientific Publication di Chicago (vedi), rinnovando l’appello a incrementare la partecipazione femminile nella revisione degli articoli e, più in generale, nel mondo della ricerca scientifica.

The Scholarly Kitchen (blog della Society for Scholarly Publishing che raccoglie una miscellanea di notizie sul mondo delle pubblicazioni accademiche) ha intervistato le due autrici per approfondire un po’ il discorso (vedi). L’aspetto più interessante, al di là del dettaglio dei dati, è il correttivo posto in atto.

“Dopo aver realizzato che il sistema di peer-review soffre di questo bias, – spiegano le autrici – per cercare di correggerlo abbiamo fatto un esperimento sulla nostra rivista principale, Geophysical Research Letters. Il bias ha origine dalle indicazioni da parte degli autori. Tipicamente queste indicazioni sono prese in considerazione nel 30% dei casi, mentre gli editori suggeriscono altri revisori. I nostri editori suggeriscono più nomi femminili di quanti ne indichino gli autori (gli editori donna in percentuale anche maggiore), e tuttavia con esiti complessivi ancora inferiori a quanto ci saremmo aspettate. Così, come esperimento, tra le istruzioni per gli autori abbiamo aggiunto una specifica richiesta […]:

Un’analisi delle pratiche di pubblicazione delle nostre riviste in peer-review suggerisce che alle donne sia chiesto con minore frequenza di effettuare le revisioni. Vi preghiamo di aiutarci a migliorare l’eterogeneità del nostro gruppo di revisori includendo tra le vostre proposte donne, giovani scienziati e membri di altre categorie sotto-rappresentate (per esempio sulla base dell’età, dell’etnia, della provenienza geografica)”.

Trascorsi tre mesi, le autrici hanno confrontato i nominativi dei revisori suggeriti nel periodo successivo alla ‘richiesta di aiuto’ con quelli del periodo precedente. Dopo l’appello, il numero delle donne è risultato maggiore. Gli autori, in particolare, hanno incrementato i suggerimenti di nomi femminili del 4%. Da cui la decisione di inserire la stessa richiesta in tutte le riviste pubblicate dall’AGU.

A dimostrare che la soluzione ai problemi di cui si sia preso atto, non importa quanto radicati e diffusi, può essere semplicissima: per ottenere il risultato, a volte basta chiedere.

Anche se l’AGU non ha ancora formalmente avviato iniziative finalizzate allo stesso scopo con altri enti, istituzioni e organizzazioni che operano nell’ambito della scienza o in ambiti affini, l’assunto è che tutti possono fare quadrato intorno al tema, quindi sollecitare il cambiamento con accorgimenti semplici come quello raccontato, e non solo nel campo delle scienze della terra. Nel frattempo, le autrici invitano chi avesse altre idee da proporre a contattarle direttamente per email (gli indirizzi sono disponibili sul blog che ha pubblicato l’intervista).

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