Cocaina: la droga preferita dei lavoratori

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Di Luca Mario Nejrotti

Cocaina, una droga sempre più diffusa tra i lavoratori di Milano, Roma e Torino, preferita in modo trasversale da professionisti, medici, cuochi, operai, autisti.

Stress da performance.
Da un lato ci sono ritmi di lavoro estenuanti e innaturali, in particolare nel comparto dell’edilizia, dell’industria estrattiva, della ristorazione, da un altro ci sono persone che non reggerebbero neanche livelli normali di stress e che vengono spinte oltre il limite. Di fatto negli USA, secondo uno studio del 2015 (vedi), vi sarebbe almeno un lavoratore su 10 con problemi di droga.

Bilancio produttivo negativo.
Neanche si può pensare che questo migliori almeno la produttività: in realtà sulla distanza l’abuso di droga porta a prestazioni minori, minore produttività, più incidenti e più assenze per motivi di salute, creando una situazione molto pesante che ha obbligato il Governo a tentare di correre ai ripari (vedi).

Italia.
L’Italia è la terza nazione europea per consumo di cocaina, che da noi è al secondo posto tra le droghe, molto staccata dopo la cannabis.
Secondo il Centro di monitoraggio europeo per la droga e per la tossicodipendenza, il 7,6% degli italiani fra 15 e 64 anni ha sniffato almeno una volta nella vita, mentre l’1,8% dei giovani fra 15 e 34 negli ultimi 12 mesi (vedi). È, però, difficile stabilire quando il consumo sia a fini ricreativi e quando, invece, per sostenere l’attività lavorativa: di ciò mancano i dati globali e si può fare affidamento su ricerche di carattere locale.
Quello che risulta in tutti i casi è un complessivo aumento del consumo e il fatto che la grandissima maggioranza degli utilizzatori abbia un impiego.

L’altra faccia della medaglia.
Addetti alla ristorazione, operai edili, autisti, ma anche medici, avvocati, architetti, imprenditori, dal nord fino a Roma si conferma il grande aumento degli occupati nell’ambito dei consumatori di droghe.
La legge è in gran parte insufficiente a questo riguardo, ma si deve considerare il fatto che alla lunga, il consumo di cocaina riduce le capacità di reazione e di concentrazione, con risvolti negativi per chi ad esempio, faccia il chirurgo, ma in generale per ogni professione.
Dal punto di vista legislativo non c’è un indirizzo chiaro: i controlli non sono obbligatori, e i datori di lavoro che li richiedano non hanno poi strumenti per perseguire eventuali abusi pericolosi.
Se nel Lazio sono gli autotrasportatori a servirsi più spesso dei SerT, a Torino è preoccupante il numero di medici consumatori di cocaina (circa 1000-1500), per i quali è stato avviato il progetto Helper, che è oggi penalizzato dalla mancanza di fondi (vedi).

Fonti.
https://www.samhsa.gov/data/sites/default/files/report_1959/ShortReport-1959.html
http://emcdda.europa.eu/system/files/publications/4519/TD0616150ENN.pdf_en
https://www.ctstorino.com/helper

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