Farmaci al volante: pericolo costante?

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Di Luca Mario Nejrotti

Uno degli effetti collaterali più comuni di molti farmaci è l’alterazione delle capacità al volante, ma la maggioranza degli consumatori è poco informata al riguardo.

Scarsa informazione.
Uno studio del Journal of Studies on Alcohol and Drugs (vedi), sottolinea che i programmi di riduzione dell’incidenza della guida in stato di alterazione da farmaci siano negli USA una priorità nazionale, ma che in compenso poco si sa riguardo a quanto i consumatori siano informati sui rischi di utilizzare l’auto dopo l’assunzione di determinati farmaci. La ricerca, quindi, intende valutare quanti consumatori ricevano effettivamente tali informazioni e quanto queste servano a aumentare la percezione del rischio.
Basandosi su una ricerca del National Roadside Survey (vedi) dati del 2013-2014, i ricercatori dimostrano che moltissimi consumatori non ricevono sufficienti informazioni sui rischi legati alla guida durante il periodo di uso dei propri farmaci, mentre, ovviamente, questi avvertimenti sarebbero estremamente importanti per aumentare la percezione del pericolo di una guida alterata dal loro effetto.
Non sembra granché, ma si tratta, curiosamente, della prima ricerca su questo argomento.

Effetti comuni.
I rischi sono riportati nei bugiardini: tra gli effetti più comuni si hanno sonnolenza, rallentamento dei riflessi, calo di concentrazione e vertigini.
Lo studio ha coinvolto più di 7000 conducenti in 60 diverse località: i questionari che hanno compilato evidenziano che molti di essi avevano una scarsa percezione del fatto che alcuni farmaci possono influire negativamente sulla guida.
Dei 7.405 intervistati il 19,7% ha dichiarato di aver assunto farmaci potenzialmente critici per la guida nei due giorni precedenti, e di costoro quasi l’80% su prescrizione medica. È interessante che i più informati fossero gli utilizzatori di sedativi e narcotici, mentre la percezione dei rischi correlati all’uso di antidepressivi e stimolanti è risultata significativamente inferiore.
Questo primo rapporto, però, non è in grado di definire se l’ignoranza degli intervistati sia dovuta a scarsa o inefficace informazione ovvero a noncuranza degli stessi interessati. Questo ha portato i commentatori a sottolineare come potrebbe non essere sufficiente aumentare gli avvertimenti sui foglietti illustrativi o da parte di medici e farmacisti, ma si renda necessario ricorrere a misure più drastiche, correlate a provvedimenti punitivi, come già si opera per la lotta alla guida in stato di ebbrezza.
Soltanto con più numerosi controlli stradali, test chimici, multe e penalità assicurative, fino alla sospensione della patente, si potrebbe modificare efficacemente il comportamento dei guidatori (vedi).

Fonti.
http://www.jsad.com/doi/abs/10.15288/jsad.2017.78.805
http://www.jsad.com/doi/full/10.15288/jsad.2017.78.814
https://www.nhtsa.gov/sites/nhtsa.dot.gov/files/812118-roadside_survey_2014.pdf

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