Welfare aziendale: Italia fanalino di coda, ma c’è crescita.

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Di Luca Mario Nejrotti

Congedi parentali, assegni bebé, smartworking, in Italia il welfare aziendale, vale a dire la capacità delle aziende di intervenire positivamente nella qualità della vita dei propri dipendenti, è ancora frutto di isolate iniziative (vedi).

Una tendenza di crescita.

Secondo i risultati di un censimento del Politecnico di Milano (vedi), il numero degli smart worker è aumentato del 14% dall’anno scorso. Si tratta di forme di organizzazione lavorativa che adottano principalmente orari flessibili e sfruttano le nuove tecnologie digitali per consentire il lavoro a distanza.

Esse comunque riguardano soltanto il 7-8% dei lavoratori italiani. In una prospettiva più ampia, però, si tratta di una crescita del 60% dal 2013.

Il 40% dei lavoratori, secondo una ricerca Vodafone, non ha avuto a che fare con politiche di lavoro flessibile, e solo il 31% le ha sperimentate almeno una volta. Da questo punto di vista siamo al penultimo posto, prima di Hong Kong, su una lista di 10 paesi (vedi).

Vantaggi.

Eppure i vantaggi sono misurabili: l’83% dei lavoratori coinvolti in progetti di smartworking ha riscontrato un incremento della produttività, il 61% un aumento dei profitti, il 58% un miglioramento della reputazione aziendale.

Nel 2017, lo Smart Working in Italia è una realtà riconosciuta per legge, come Lavoro Agile (vedi). Aumentano le sperimentazioni: il 36% delle imprese ha lanciato progetti strutturati (il 30% nel 2016), e una su due ha avviato o sta per avviare un progetto. Anche tra le PMI cresce l’interesse, sebbene a prevalere siano approcci informali. Nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha attivi progetti strutturati e un altro 4% pratica lo Smart Working informalmente.

È aumentata anche la quantità dei lavoratori che godono di autonomia nella scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati: gli Smart Worker sono ormai 305.000 e si distinguono per maggiore soddisfazione per il proprio lavoro e maggiori competenze digitali rispetto agli altri lavoratori (vedi).

Casi isolati.

Nel frattempo, anche l’approccio informale di alcuni isolati datori di lavoro porta i primi frutti: ad esempio Nicola Lamberti, Chief Executive Officer (ceo) di 7Pixel, una realtà che opera online nell’ambito della comparazione dei prezzi e Roberto Brazzale, titolare dell’omonima impresa lattiero casearia che opera fra Zanè, in provincia di Vicenza, e la Repubblica Ceca, hanno deciso, indipendentemente, di offrire un sostegno economico e iniziative di conciliazione tra vita e lavoro alle neo-mamme e ai neo-papà che lavorano nella loro azienda. In particolare, ha fatto molto scalpore l’iniziativa di Roberto Brazzale che ha deciso di elargire, dallo scorso marzo, un ricco baby bonus per ogni nuovo nato agli oltre 550 dipendenti, bonus pari a un’intera mensilità media. Sono attualmente allo studio progetti per rendere più elastico l’orario di lavoro perché per Brazzale bisogna: “far sentire che l’azienda è felice quando riescono a realizzare i loro progetti di vita. Che devono sempre restare in primo piano.”

Fonti:

https://www.morningfuture.com/it/article/2017/11/17/smart-working-welfare-aziendale-brazzale-7pixel-piccole-imprese/129/

http://www.vodafone.com/content/index/media/vodafone-group-releases/2016/flexible-working-survey.html

https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/osservatori/smart-working

http://www.lastampa.it/2017/05/17/italia/i-tuoi-diritti/lavoro-agile-ecco-come-funziona-VuNUQERZFdnPW7tYJNTPjN/pagina.html

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