Quando lo zabajone non basta!

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di Mario Nejrotti

Ragionare di sesso nel nostro Paese, nonostante tutti ne parlino, non è ancora una cosa semplice.

Sono passati più di cinquant’anni dal 1966, anno della famosa inchiesta de La Zanzara,  giornalino del Liceo Parini, di Milano , sulle abitudini sessuali delle allieve della scuola, quasi tutte minorenni.

Ne nacque un grande scandalo: si scomodarono per accusare l’articolo di oscenità  e corruzione di minori  la Democrazia Cristiana, altri partiti di destra, come l’MSI, e organizzazioni giovanili cattoliche; mentre corsero alla difesa della libertà di pensiero le sinistre storiche, partito Socialista in testa, e i cattolici progressisti.

Tre allievi-redattori, tra i quali una ragazza, vennero denunciati e umiliati dal giudice delle indagini preliminari, ma poi vennero assolti da ogni accusa; il fatto suscitò discussioni e fu ripreso anche dai giornali stranieri.

Volenti o nolenti da allora tutti dovettero prendere atto che i costumi  incominciavano a cambiare e il sesso usciva dal privato e dal peccaminoso, per entrare nei discorsi quotidiani di giovani e meno giovani.

C’è chi fa risalire a questo episodio il vero inizio del movimento del ’68, che investì tutta la nostra società e quella dei Paesi dell’occidente, portando con sé una rivoluzione sessuale, che non si sarebbe più interrotta , ma che ora rischia di giungere a esiti inaspettati.

Nel corso di questi decenni le abitudini sessuali sono certamente cambiate rispetto alla metà del secolo scorso, quando la Zanzara faceva scandalo. Le donne occidentali si sono emancipate e  ricercano apertamente e giustamente il piacere sessuale, tanto quanto i maschi.

A guardare, però, il successo della diffusione del Viagra tra i giovani, per esemplificare sotto i cinquant’anni, sorge il dubbio che si diffonda, e tenda a diventare imperante, una pseudocultura sessuale, per la quale è obbligatorio garantire sempre alla partner prestazioni  sessuali da record, al di sopra della possibilità fisiologica media.

Letteratura, cinema più o meno hard, mass media, comicità da un lato mostrano e parlano di capacità sessuali sempre più fenomenali e dall’altro sbeffeggiano i maschi apparentemente meno dotati e di rapida performance.

“L’ansia di prestazione” sessuale, come testimoniano medici e psicologi, è una realtà che si manifesta ormai a tutte le età,  non soltanto nella adolescenza, caratterizzata  da insicurezza fisiologica.

L’ansia che arriva a bloccare il rapporto, convincendo i più deboli della loro incapacità sessuale, coinvolge  giovani timorosi di non reggere il confronto con gli altri partner delle loro compagne; adulti, oppressi da lavoro e problemi economici, preoccupati di sfigurare e perdere l’interesse della moglie o della compagna, anziani che non vogliono  vedere impallidire lentamente la loro “potenza”.

 Il tarlo di  “Harry ti presento Sally”  e, quindi, il dubbio della finzione dell’orgasmo femminile deve essersi diffuso tra i maschi, rendendoli insicuri e sospettosi e pronti a ricorrere a qualunque soluzione per diventare amatori da guinness.

Non tengono il passo rimedi casalinghi come  bistecche, zabajone, peperoncino rosso, nemmeno quelli più esotici a base di corno di rinoceronte e quelli apparentemente più scientifici, ma spesso scomodi, come i preparati di testosterone; spopola, invece, il più asettico e comodo Viagra.

Al di là dell’ironia, il problema esiste, se l’Agenzia Regolatoria Britannica (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) ha deciso che la blu pill potrà essere venduta in farmacia molto più facilmente, dopo un colloquio con il farmacista, senza ricetta medica, come ci riferisce un  articolo de Il Sole24ore

L’intento è sicuramente legittimo e meritevole: sottrarre milioni di consumatori di Viagra a scopo ludico, a volte molto giovani, al mercato clandestino via Internet, che non offre alcuna garanzia di qualità e innocuità del prodotto.

Ma questa decisione svela la vastità del mercato e  ne conferma problematicità individuali e sociali.

Tanto per fare chiarezza la preoccupazione non è morale o tanto meno religiosa: a far riflettere è l’immagine deficitaria e inadeguata del maschio consumatore a scopo ludico o ausiliario del Sidenafil, principio attivo del Viagra.

Il sesso vissuto come una gara di resistenza ha una coloritura triste e ingannevole del rapporto tra i partner.

Unica a trarne un grande vantaggio è la Pfizer, che produce dal 1998 il farmaco, prima usato come antianginoso.

Sulla diffusione di questi malintesi culturali ha fatto profitti da capogiro, grazie ad un sempre maggiore allargamento del mercato dei consumatori, anche con la promozione della sindrome da disfunzione erettile, estesa a colpi di  marketing ben oltre i confini di una corretta diagnosi medica. La multinazionale è riuscita a creare un problema e un bisogno diffuso, la cui soluzione più semplice e fruibile è chimica.

Ora la discutibile decisione dell’Agenzia Regolatrice Britannica rende più facile a tutti l’acquisto del prodotto in farmacia e nel contempo rende meno appetibile l’offerta di pericolosi distributori informatici.

Si ha così di fatto un’ ambigua confluenza di interessi commerciali e obiettivi di sicurezza per la popolazione.

Sicurezza, per altro, relativa, non tanto per la qualità del nuovo prodotto di banco, che si chiamerà Viagra Connect e sarà disponibile al pubblico dalla prossima primavera, ma perché normativamente la sua distribuzione  è affidata ad operatori non adatti al controllo dello stato di salute dei cittadini.

L’aver tolto la necessità della ricetta, delegando al farmacista la diagnosi clinica di compatibilità tra consumo del Viagra, stato di salute e reale necessità della sua assunzione, attività di competenza medica, crea un ulteriore problema di sicurezza per la salute di quei pazienti, che non dovrebbero assumerlo per concomitanti patologie, cardiache, renali od epatiche.

Al di là delle enunciazioni ufficiali dell’ Agenzia, infatti, i cittadini che desiderano continuare ad usare il farmaco, non potranno essere consigliati correttamente da un professionista, che oltre a non averne la preparazione specifica, non ha quella legale per porre domande e per scoprire chi eventualmente mente sulla sua salute.

Inoltre, rimane irrisolto e addirittura neanche più discusso il problema culturale di fondo: l’uso indiscriminato ludico-sportivo a tutte le età della pillola blu.

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