La cannabis light alla conquista dell’Europa

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

È in vendita in più di mille rivenditori di tabacco svizzeri e in circa 15/20 negozi francesi la cosiddetta BlueDream, una varietà di cannabis caratterizzata da concentrazioni di tetraidrocannabinolo (THC) – l’agente responsabile dell’effetto psicotropo associato alla sostanza – prossime allo zero.  Tale proprietà, ottenuta mediante metodi di selezione genetica, rende infatti la pianta legalmente vendibile in gran parte dei paesi europei. Un articolo pubblicato recentemente su The Guardian ha fatto il punto sulla legislazione riguardante la “cannabis light”, la cui commerciabilità dipende dal suo status di non-medicinale (1). Tuttavia, date le riconosciute proprietà terapeutiche di alcuni metaboliti non psicoattivi della cannabis, presenti in concentrazioni relativamente elevate nella BlueDream, tale definizione appare semplicemente come un modo per aggirare un vuoto normativo.

Infatti, se nella BlueDream il livello di THC è mantenuto al di sotto dello 0,2%, quello di cannibidiolo (CBD) è volutamente elevato: pari all’11,4%. Ma la BlueDream non è l’unico prodotto commercializzato dal brand CBD420 – di proprietà della svizzera JKB Cannabis Research  SA – né quello con la concentrazione più elevata di CDB. Ad esempio, nelle varietà Acapulco Gold e Mango Haze i livelli di CBD raggiungono rispettivamente il 21,4% e il 23,6%, anche se associati a livelli di THC leggermente superiori (0,7% e 0,6%). Il CBD è un metabolita non psicoattivo della cannabis, associato a diversi effetti benefici per la salute, per esempio in quanto potente antinfiammatorio.  Tuttavia, gli integratori a base di CBD rientrano attualmente tra le sostanze non controllate e non richiedono particolari permessi per essere commercializzati: se estratto dalla cannabis il CBD può essere venduto persino nel Regno Unito, dove il livello consentito di THC è dello 0%.

“C’è una scappatoia che ci permette di essere sul  mercato”, spiega Jonas Duclos, giovane di 31 anni a capo dell’operazione commerciale, il cui obiettivo è ora quello di espandersi il più possibile nel vecchio continente. Per rispettare le leggi europee, Duclos deve però assicurarsi che la sua cannabis non sia etichettata come medicinale. “C’è molta confusione sullo status di queste sostanze”, spiega Ian Hamilton, esperto di salute mentale della York University. “Ciò fa sì che molte persone utilizzino questi prodotti senza sapere se stanno realmente infrangendo la legge”. Un’anomalia normativa che potrebbe inoltre portare alcune persone a decidere per l’autotrattamento. Ad esempio, sul sito internet della CBD420 il cannabidiolo viene descritto come “utile” per moltissime patologie tra cui ansia, depressione, epilessia, psicosi, nausea, sclerosi multipla, acne, cancro e dipendenza da droghe.

“La domanda per questi prodotti – spiega Duclos – è enorme”. Tuttavia, in Francia la diffusione della BlueDream è stata per ora abbastanza lenta, a causa dell’incertezza sulle misure che verranno messe in atto dal governo. “I negozi ordinano al massimo 100 vasetti, in modo da evitare interventi da parte delle autorità”. Tuttavia, secondo il giovane imprenditore la popolazione francese, come quella di molti altri paesi, sarebbe ormai assolutamente pro-cannabis. Un fenomeno dimostrato dal numero crescente di stati che stanno allentando la propria legislazione in merito a questa sostanza stupefacente. Negli ultimi anni, infatti, oltre al noto caso dell’Olanda, anche Spagna e Portogallo hanno adottato un approccio più blando nei confronti della cannabis, e negli Usa quasi tutti gli stati hanno legalizzato l’utilizzo per fini terapeutici e otto lo hanno fatto addirittura per fini ricreativi. In Uruguay la pianta è ormai totalmente legale, produzione e vendita sono nazionalizzate. Tali cambiamenti a livello legislativo hanno anche stimolato un certo numero di studi scientifici finalizzati a individuare la tipologia di cannabis più sicura ed efficace a livello clinico.

Alcuni ricercatori sostengono che sia fondamentale aumentare al massimo i livelli di CBD e ridurre quelli di THC, in modo che gli utilizzatori possano godere dei benefici associati al metabolita non psicoattivo, senza andare incontro ai rischi potenziali associati al tetraidrocannabinolo. Amir Englund e il suo gruppo di ricerca del King’s College London stanno invece cercando di individuare il giusto rapporto tra le due molecole, dando ai volontari che partecipano ai loro studi cannabis con proporzioni diverse di THC/CBD e valutando poi gli effetti sulla memoria e sui livelli di paranoia (2). “Sondaggi recenti realizzati nel Regno Unito dimostrano che l’utilizzo di cannabis sta diminuendo, mentre stanno aumentando i ricoveri per problemi psichiatrici associati”, sostiene Englund. “La spiegazione più probabile a questo fenomeno è il crescente dominio, sul mercato nero, di cannabis a contenuto prevalente di THC”.

In conclusione, ciò che sembra evidente riguardo la diffusione in Europa delle varietà di cannabis light come la BlueDream è la necessità di una legislazione chiara che permetta a chi vuole fare uso di queste sostanze di farlo in modo sicuro e controllato. “Una legge che copra tutti gli aspetti e che faccia sì che le persone possano avere il prodotto più puro possibile e con il rapporto di THC/CBD di cui hanno bisogno”, conclude Duclos. “Con una regolazione controllata possiamo aspettarci una migliore educazione, una diminuzione delle dimensioni del mercato nero e più introiti fiscali, proprio come sta accadendo negli Stati Uniti”. La situazione attuale pare invece favorire un uso inappropriato della cannabis, tale da oscurare le proprietà effettivamente benefiche che a essa di associano.

 

Bibliografia

  1. Marsh S. The Swiss cannabis farm aiming to supply ‘legal weed’ across Europe. The Guardian, 24 novembre 2017.
  2. Englund A, Freeman TP, Murray RM, McGuire P. Can we make cannabis safer? Lancet Psychiatry 2017; 4: 643-8.