Bambini, adolescenti e disturbi alimentari

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Due settimane dopo il suo primo incontro con i CAMHS (Child and Adolescent Health Services) del Regno Unito e dopo sei mesi di amenorrea, Caitlin, ragazza inglese di 17 anni, scrisse un messaggio a sua madre chiedendole: “Sono anoressica?”. “Mi aspettavo mi rispondesse ‘no, certo che no’, – spiega la giovane, che ha raccontato la sua storia in un articolo pubblicato su The BMJ – invece, dopo qualche minuto mi scrisse: ‘Sì, mi dispiace tesoro, è la verità’” (1). La mancata consapevolezza della gravità, o semplicemente della presenza, di un disturbo alimentare è infatti una delle caratteristiche che complicano la gestione dei pazienti affetti da questo tipo di patologie. Ma non è certo l’unica. Fattori riguardanti la classificazione, la diagnosi, il trattamento e le complicanze di questi disturbi nei bambini e adolescenti sono stati raccolti in un articolo pubblicato sullo stesso numero del BMJ dai ricercatori del Dipartimento di Psichiatria del Warneford Hospital di Oxford (2).

I disturbi alimentari sono un gruppo di condizioni caratterizzate da pensieri negativi riguardanti il cibo, l’immagine corporea e il peso, a cui si accompagnano comportamenti disadattavi quali la restrizione della dieta, l’esercizio fisico eccessivo, il binge eating (ingestione esagerata di cibo), il vomito auto-indotto e l’uso di lassativi. “Sono particolarmente comuni tra le ragazze adolescenti, ma possono verificarsi anche nei maschi”, scrivono gli autori. Si tratta di problemi gravi, come dimostrato dal maggiore tasso di mortalità riscontrato in questi soggetti, che può essere fino a 5,9 e 1,9 volte superiore a quello della popolazione generale per quanto riguarda, rispettivamente, l’anoressia nervosa e la bulimia (3). “Inoltre, – aggiungono gli autori della review – una parte considerevole di questi pazienti non riceve alcun tipo di trattamento”.

“Non credevo di essere anoressica perché non mi sembrava di avere un aspetto così malsano”, scrive Caitlin. “L’immagine stereotipica della persona con anoressia è incredibilmente magra, tanto da vedere le ossa. Ma io non sono mai stata così”. Tuttavia, anche se il suo indice di massa corporea rimaneva nel range tipico dell’età, Caitlin cominciava a sviluppare una serie di sintomi tipici di un disturbo alimentare. “Quando ha cominciato a ridurre l’apporto di cibo, i suoi pasti sono diventati ritualistici”, spiega la madre, Sally. “Faceva colazione e pranzava sempre alla stessa ora del giorno, tutto ciò che mangiava aveva una dimensione specifica e veniva maneggiato con modi e oggetti particolari, fino a voler utilizzare sempre la stessa tovaglietta”.

Le conseguenze della perdita di peso possono essere, a livello psicologico, sostanziali: umore negativo, ideazioni suicidarie, bassa autostima, irritabilità, ansia, evitamento sociale e rigidità di pensiero. Tutte condizioni, queste, che possono portare a un ulteriore restrizione della dieta e a una compromissione della qualità delle relazioni interpersonali. “In tutti i disturbi alimentari – scrivono i ricercatori del Warneford Hospital – il sistema di valori e l’identità del giovane possono essere alterati, con un focus maggiore su peso, forma fisica, cibo e altri aspetti specifici della propria vita”. Pensieri che possono diventare delle vere e proprie ossessioni e causare, a lungo termine, problemi di concentrazione e incapacità di prendere decisioni, le quali a loro volta possono avere un’influenza negativa sulla volontà di curarsi.

Gli effetti a livello fisico, infine, non sono meno rilevanti. La denutrizione cronica può infatti portare a un malfunzionamento degli organi interni, così come possono essere dannosi l’iperidratazione e l’utilizzo di purghe, lassativi e diuretici. Ad esempio, il sistema cardiovascolare risponde a un ridotto metabolismo basale, tipico nei pazienti con basso peso, con una riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, disfunzioni autonomiche, ipotensione e tachicardia posturale ortostatica. Gastriti e reflusso gastroesofageo sono frequenti, soprattutto nei casi con tendenza al vomito auto-indotto. “L’amenorrea – scrivono gli autori – rimane una caratteristica frequente nell’anoressia nervosa, anche se è stata eliminata dai criteri diagnostici del DSM-5”. Allo stesso modo, è spesso presente una ridotta densità minerale ossea: i pazienti affetti da anoressia, infatti, hanno una probabilità doppia di andare incontro a fratture rispetto alla popolazione generale (4).

Per quanto riguarda il trattamento di queste patologie, le strategie terapeutiche possono variare a seconda del disturbo specifico e della situazione del paziente. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato su The BMJ, nei casi di anoressia la prima scelta è la terapia familiare: questa stimola i genitori a prendersi carico del processo di rialimentazione del figlio o della figlia, restituendo poi progressivamente a lui/lei questa responsabilità. In alternativa, i pazienti vengono spesso sottoposti a terapia cognitivo-comportamentale, soprattutto nei casi in cui il coinvolgimento della famiglia è controindicato, impossibile o inefficace. Il trattamento con farmaci psicotropi, invece, è sconsigliato per questi disturbi: diversi studi hanno dimostrato l’inefficacia di antidepressivi e antipsicotici nel ridurre la sintomatologia tipica dell’anoressia (5,6).

Il trattamento di Caitlin presso i CAMHS è durato circa un anno. Dopo, naturalmente, ci è voluto un po’ prima che si rimettesse completamente in forma, ma è riuscita, infine, a ritornare al suo peso ideale. “Rimaniamo tuttavia consapevoli della sua tendenza a sentirsi sotto pressione e a dare troppa importanza a fattori esterni quali lo stress”, conclude la madre Sally. “Caitlin non si ricorda molto del periodo in cui stava male (so che la perdita di memoria è un effetto comune) ma sa quello che provava in quei momenti e non vuole che ciò accada di nuovo”.

Bibliografia

  1. C, S. I thought I wasn’t thin enough to be anorexic. The British Medical Journal 2017; 359: j5378
  2. Bould H, Newbegin C, Stewart A, et al. Eating disorders in children and young people. The BMJ 2017; 359: j5378
  3. Arcellus J, Mitchell AJ, Wales J, Nielsen S. Mortality rates in patients with anorexia nervosa and other eating disorders. A meta-analysis of 36 studies. Archives of General Psychiatry 2011; 68: 724-31.
  4. Solmi M, Veronese N, Correll C. Bone maineral density, osteoporosis, and fractures among people with eating disorders: a systematic review and meta-analysis. Acta Psychiatry Scandinavica 2016; 133: 341-51.
  5. De Vos J, Houtzager L, Katsaragaki G, et al. Meta analysis on the efficacy of pharmacotherapy versus placebo in anorexia nervosa. Journal of Eating Disorders 2014; 2: 27.
  6. Dold M, Aigner M, Klabunde M, et al. Second-generation antipsycothic drugs in anorexia nervosa: A meta analysis of randomized controlled trials. Psychotherapy and Psychosomatics 2015; 84: 110-6.