Migliorare la compliance terapeutica? Si può, riducendo il costo dei farmaci

La scarsa aderenza alla prescrizione dei farmaci, che interessa soprattutto i pazienti affetti da patologie croniche, è oggi una delle questioni più dibattute in ambito socio-sanitario.

Secondo quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata nel 2012 su Annals of Internal Medicine (vedi), che ha preso in considerazione individui adulti affetti da malattie croniche (a esclusione di AIDS, malattie mentali gravi e dipendenza da sostanze stupefacenti) negli Stati Uniti, il 20-30% delle prescrizioni mediche non vengono seguite e il 50% dei farmaci indicati per la cura di tali patologie non vengono assunti quando prescritti dal medico. Quando, invece, i pazienti si decidono ad acquistare i farmaci prescritti, si limitano ad assumere circa la metà delle dosi previste (vedi).

Tale mancanza di compliance, come sottolineano gli autori dello studio, causerebbe, negli Stati Uniti, 125 mila morti l’anno e almeno il 10% delle ospedalizzazioni, costando al sistema sanitario americano fra i 100 e i 289 miliardi di dollari l’anno (vedi).

Uno studio pubblicato nel 2012 su BMC Health Services Research (vedi) ha indagato le cause che sottostanno alla mancata compliance terapeutica, prendendo in considerazione un campione di studio comprendente 24.017 adulti affetti da asma, ipertensione, diabete, iperlipidemia, osteoporosi o depressione. Degli intervistati, il 62% ha dichiarato di dimenticare di prendere le medicine prescritte dal medico, il 37% di aver esaurito le dosi da assumere e il 23% non riteneva fondamentale l’assunzione di farmaci per curarsi.

Partendo da questi presupposti, sono stati concepiti metodi mirati a migliorare l’assunzione delle medicine, come l’adozione di confezioni promemoria, cioè scatole di medicinali organizzate in modo tale che il paziente non dimentichi di assumere il farmaco. Ma tali soluzioni non si sono rivelate soddisfacenti. Per esempio, una revisione sistematica condotta dall’Università di Oxford (vedi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21901694), ha dimostrato che le confezioni promemoria miglioravano, ma in modo modesto, l’assunzione delle cure prescritte. Mentre una revisione Cochrane del 2014 (vedi), che si proponeva di valutare gli effetti degli interventi volti a migliorare l’aderenza alle cure, ha giudicato tali metodi (oltre alle confezioni promemoria, la formazione del paziente e delle famiglie in merito al valore delle cure e azioni di follow-up via telefono o email) difficili da mettere in pratica e poco efficaci, con il risultato che i pazienti non traevano un pieno beneficio dai trattamenti.

Secondo gli autori della revisione pubblicata su Annals of Internal Medicine sopra menzionata (vedi), la soluzione sarebbe da ricercare nella riduzione del costo dei farmaci: a un costo minore delle medicine corrisponde infatti un aumento dell’aderenza alla cura per più di una patologia. Insomma, quando i farmaci costano di meno, i pazienti sono molto più propensi a seguire le indicazioni del medico e a evitare di saltare le dosi per paura di non essere in grado di poterne acquistare ancora in futuro. In particolare per chi soffre di particolari patologie croniche, un abbassamento del costo dei farmaci può contribuire a ridurre gli eventi sfavorevoli e i casi di ospedalizzazione, quindi a migliorare la qualità della vita del paziente, oltre a costituire un beneficio potenziale per il sistema sanitario e l’economia del paese.

V.Monastero – Associazione OI-kos