Diminuiscono negli Usa i consumi di bevande zuccherate. Ma soltanto tra i bianchi

 

 I risultati di un importante studio pubblicato nel novembre scorso sulla rivista “Obesity” (vedi) dimostrano che, tra il 2003 e il 2014, negli Usa il consumo bevande zuccherate è sceso sia tra i bambini che tra gli adulti. Questo studio rappresenta il primo documento sui più recenti dati nazionali americani raccolti sul consumo di bevande dal Nutrition Examination Survey (NHANES): il “gold standard” per la comprensione, a livello nazionale negli Usa, delle tendenze e dei modelli di consumo di bevande.

Se questa buona notizia viene però scorporata sulla base dell’appartenenza etnica del gruppo di cittadini arruolati nell’indagine, emerge il dato che tra le popolazioni nere di lingua ispanica il consumo delle bibite zuccherate rimane ancora particolarmente elevato.

È questa l’ennesima conferma sperimentale del fatto che il reddito individuale e familiare determina in modo rilevante lo stato di salute. Le comunità di “latinos” sono infatti le più povere negli Usa e questo le trasforma in un target perfetto per l’industria alimentare che produce cibo spazzatura, caratterizzato da gusto accattivante, qualità nutrizionale pericolosa per la salute e, ovviamente, prezzo molto basso. Ma questo è l’orientamento della produzione e della distribuzione del cibo a livello mondiale: soltanto chi ha reddito elevato può scegliere il cibo di qualità (e quindi più salutare) destinato nel tempo a costare sempre di più. Una tendenza testimoniata anche dall’andamento epidemiologico delle malattie determinate dalle abitudini alimentari: le popolazioni povere che vincono lo spettro della fame, in tempi fulminei raggiungono gli standard occidentali di mortalità per cause cardiovascolari indotte da diabete, dislipidemie e altre patologie metaboliche legate all’alimentazione.

Lo studio americano ha arruolato 18.600 bambini di età compresa tra 2 e 19 anni e 27.652 adulti di età pari o superiore a 20 anni. Ai partecipanti è stato chiesto di dichiarare se avessero consumato sette diversi tipi di bevande nelle 24 ore precedenti l’intervista: bevande zuccherate, succo di frutta 100%, bevande dietetiche, latte (inclusi quelli aromatizzati), caffè o tè non zuccherato, alcool e acqua. Il 60,7% di bambini e giovani e il 50,0% degli adulti hanno riferito di aver bevuto bevande zuccherate; nel 2004 queste percentuali erano del 79,7% per quanto riguarda giovani e bambini e del 61,5% per gli adulti. Rimane il fatto che adolescenti e giovani continuano a consumare tali prodotti zuccherati oltre il limite raccomandato alle Linee guida dietetiche 2015-2020 elaborate negli Usa. Come conferma di questo dato si registra un aumento del consumo di latte tra i bambini più piccoli come quello dell’acqua nei bambini e negli adulti bambini.

Il dato che ha più sorpreso i ricercatori è l’aumento dei consumi di acqua. Il rilievo suggerisce che la comunicazione sociale sui vantaggi per la salute legati al consumo dell’acqua potabile stia dando effetti positivi. Che il bere acqua liscia sia diventata una moda è un’evidenza comune anche alle nostre latitudini: basta aggirarsi d’estate in un qualsiasi parco pubblico o sito archeologico aperto al pubblico e contare il numero di persone con una bottiglia di plastica in mano: che contiene, rigorosamente, soltanto acqua minerale non gassata.