Riviste mediche, troppe revisioni non sono sistematiche

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Alcune riviste scientifiche sono considerate, in ambito medico, sinonimo di autorevolezza: i ricercatori vi prendono spunto per contestualizzare il proprio lavoro e progettare studi futuri, i medici le usano come punto di partenza per le loro decisioni cliniche. Titoli come The New England Journal of Medicine, The Lancet, The BMJ, suscitano una sorta di timore reverenziale. Inoltre, le revisioni pubblicate da queste riviste rappresentano spesso lo stato dell’arte “ufficiale” riguardo argomenti di ricerca specifici. Tuttavia, non sempre queste reviews sono sottoposte ai rigidi criteri di selezione utilizzati nella scelta degli altri articoli scientifici. Uno studio pubblicato dalla rivista BMC Medical Research Methodology ha messo in evidenza come spesso, anche su riviste caratterizzate da un elevato impact factor, si prediligano revisioni di tipo narrativo – non rigorose da un punto di vista metodologico e, per questo, non replicabili – a quelle di tipo sistematico (1).

Per analizzare questi aspetti, i ricercatori dell’University of Münster hanno preso in considerazione  275 review pubblicate tra giugno 2015 e giugno 2016 dalle cinque riviste mediche con il maggiore impact factor: The New England Journal of Medicine, The Lancet, The Journal of the American Medical Association, The BMJ e Annals of Internal Medicine. Essi hanno quindi indagato quali tra queste fossero revisioni sistematiche, narrative o “narrative con qualche indicazione metodologica” (per esempio, metodo di selezione degli studi). Dai risultati è emerso che la maggior parte delle review pubblicate da queste riviste, e in particolar modo da quelle con un impact factor più elevato, sono di tipo narrativo. Queste, a differenza di quelle sistematiche, non prevedono alcun tipo di metodologia predefinita o strutturata e sono quindi, come sottolineato dagli autori della ricerca,“impossibili da replicare”.

“Il problema di base delle revisioni non sistematiche – scrive Chi-Un Pae, ricercatrice della The Catholic University of Korea, in una lettera all’editore della rivista Psychiatry Investigation – è che gli autori sembrano dimenticarsi del valore, del significato e della natura dei dati […] e, spesso, esagerano (sia in eccesso che in difetto) nelle interpretazioni” (2). Infatti, per quanto anche le revisioni narrative siano basate su evidenze scientifiche, il processo metodologico che porta alle conclusioni è spesso debole o, semplicemente, non riportato. “In molti casi queste review sono troppo selettive e includono poche informazioni di qualità”, sottolinea Pae. Questo significa che per la maggior parte le revisioni pubblicate dalle cinque riviste mediche più autorevoli sono potenzialmente basate su evidenze parziali. Inoltre, come scrivono Clovis Mariano Faggion Jr., Nikolas Bakas e Jason Wasiak, autori della ricerca pubblicata su BMC Medical Research Methodology, se si considerano anche gli articoli di commento e di opinione (anch’essi non sistematici) emerge “uno scenario preoccupante per quanto riguarda le evidenze normalmente utilizzate a supporto delle decisioni cliniche”.

Ovviamente, sia le revisioni narrative che quelle sistematiche hanno lati positivi e negativi. “Per esempio, – scrive Pae – il vantaggio maggiore delle review sistematiche è che queste si basano su analisi complete della letteratura, cercando di minimizzare eventuali bias di selezione; quelle narrative, invece, permettono di avere una prospettiva esplicita, esperienziale e intuitiva su argomenti specifici da parte di esperti del settore”. Anche le revisioni non sistematiche hanno quindi un ruolo importante nella diffusione della conoscenza,  semplicemente – come spiegano Faggion Jr. e colleghi – “non dovrebbero essere la prima opzione di scelta per ricercatori che affrontano questioni cliniche”. Al contrario, andrebbero utilizzate per stimolare e facilitare la discussione su questioni rilevanti.

Tuttavia, proprio perché per molti lettori un articolo pubblicato su una rivista con un impact factor elevato rappresenta di per sé un contenuto attendibile e fondato su una metodologia comprovata, “gli editori dovrebbero limitare il numero delle revisioni narrative”, concludono gli autori. Inoltre, dato il ruolo sempre più centrale della medicina basata sulle evidenze, i ricercatori e i clinici dovrebbero essere più consapevoli dell’importanza di una metodologia solida e strutturata, utile a rendere un qualsiasi studio replicabile.

 

Bibliografia

  1. Faggior Jr CM, Bakas NP, Wasiak J. A survey of prevalence of narrative and systematic reviews in five major medical journals. BMC Medical Research Methodology 2017; 17: 176.
  2. Pae C. Why Systematic Review rather than Narrative Review? Psychiatry Investigation 2015; 12: 417-9.