Musicoterapia: un aiuto per alleviare la demenza

Di Luca Mario Nejrotti

Un recente studio suggerisce che la musicoterapia possa alleviare significativamente i sintomi della demenza, ma nel Regno Unito solo il 5% delle case di cura adotta questo trattamento.

Note di sollievo.

Lo studio (vedi), che prende in considerazione la bibliografia scientifica e il parere di esperti, ha sottolineato come da un lato la musica sia di beneficio nel facilitare la capacità di ricordare dei pazienti, dall’altro nel ridurre ansia, agitazione e aggressività.

Al momento, però, pochi fondi sono investiti sia nel trattamento sia nella ricerca relativa alla valutazione della sua efficacia.

Costo sociale.

Solo nel Regno Unito, al momento, vi sono circa 850.000 persone affette da demenza e si prevede di arrivare a 2 milioni per il 2051, con costi di trattamento enormi per la società e gravi disagi per le famiglie. La musicoterapia potrebbe contribuire a rallentare il manifestarsi della malattia oltre a sostenere le funzioni cerebrali e la memoria, con notevoli risparmi.

Suonare o ascoltare.

La revisione delle pubblicazioni è stata promossa dall’International Longevity Centre e dalla Utley Foundation (vedi). Tra i dati riportati c’è il fatto che suonare uno strumento musicale renderebbe meno probabile lo svilupparsi della demenza, mentre l’ascolto della musica sarebbe un’attività godibile anche nelle persone gravemente affette da questa patologia.

Inoltre l’ascolto della musica ridurrebbe l’acutezza degli effetti comportamentali più gravi della demenza: irrequietezza, aggressività, ma anche ansia e depressione.

L’uso della musicoterapia avrebbe inoltre effetti benefici sulla memoria e il linguaggio, oltre a migliorare le condizioni generali dei pazienti anche in caso di cure palliative e trattamenti di fine vita.

Nel caso della demenza, nel Regno Unito, spesso il trattamento si limita a concentrarsi sulla sopravvivenza del paziente, tralasciando aspetti ancora importanti come la possibilità di mantenere una qualità della vita accettabile. L’esperienza dei trattamenti di musicoterapia dimostra che con uno sforzo minimo ciò sarebbe possibile e potrebbe arrecare enormi benefici.

La prospettiva degli operatori.

Sembra infine che la partecipazioni a trattamenti musicoterapici possa aiutare anche gli operatori sanitari a sviluppare maggiore empatia nei confronti dei pazienti e a svolgere al meglio il proprio ruolo.

Se al momento attuale soltanto il 5% delle strutture di cura adotta la musicoterapia come trattamento per i soggetti affetti da demenza, con la presentazione del rapporto al Parlamento inglese si pensa di poter stimolare maggiori investimenti per consentire un accesso più universale da parte dei pazienti a questo genere di terapia, ma soprattutto per finanziare la ricerca che faccia luce su come le attività creative possano contribuire a salvaguardare il nostro cervello.

Fonti.

https://www.theguardian.com/society/2018/jan/18/dementia-study-calls-for-more-funding-of-music-therapy-reduce-symptoms

www.ilcuk.org.uk/index.php/news/news_posts/press_release_new_commission_brings_evidence_based_research_and_recommendat