Diffidenza vaccinale: un’indagine dell’ISS

Di Sara Boggio

Negli ultimi anni il dibattito sui vaccini è stato uno dei più accesi e fraintesi (nonché, ahimè, politicamente strumentalizzati). Ma quanti sono, in Italia, i genitori che effettivamente non fanno vaccinare i propri bambini? Che cosa li preoccupa di più e quali sono le fonti di informazione che ritengono più affidabili? Per rispondere a queste domande un gruppo di ricercatori italiani ha svolto un’indagine a livello nazionale, i cui esiti sono stati pubblicati a inizio gennaio sulla rivista «Vaccine» (a darne notizia Epicentro, il portale di epidemiologia del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità: vedi).

L’indagine, coordinata da Cristina Giambi dell’Istituto Superiore di Sanità, è stata condotta nel 2016, quindi prima che l’obbligatorietà dei vaccini venisse stabilita per legge (l’iter, rapidissimo, si riassume in due punti: la pubblicazione del Decreto Legge n. 73 del 7 giugno 2017, recante “disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, e la conversione del decreto in legge, la n. 119, il 31 luglio 2017: vedi). Tornando all’indagine, le percentuali ricavate derivano da un totale di 3130 questionari, a cui hanno risposto genitori di bambini di età compresa tra i 16 e i 36 mesi. Sulla base delle risposte sullo status vaccinale dei figli, i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi: “pro-vaccinazioni”, “esitanti” e “contrari alle vaccinazioni”.

Il dato che salta all’occhio è la ridottissima percentuale di genitori contrari, che risulta inferiore all’1% (0,7%). I genitori favorevoli sono l’83,7% del campione, mentre quelli esitanti rappresentano il 15,6% del totale.

Per quanto riguarda i motivi di preoccupazione, come noto il più diffuso è il timore che i vaccini non siano sicuri: “la sicurezza – riassume Epicentro – è risultata essere il principale motivo di preoccupazione alla base del rifiuto (38,1%) o dell’interruzione (42,4%) della vaccinazione”. I genitori esitanti hanno dettagliato le ragioni dei propri timori come segue: non aver ricevuto la raccomandazione di effettuare tutte le vaccinazioni dal pediatra; aver sentito opinioni tra loro discordanti; aver incontrato genitori di bambini che hanno avuto esperienza di eventi avversi importanti e aver incontrato genitori che fanno ricorso a “pratiche mediche alternative”.

Sia per i genitori pro-vaccini (96,9%) sia per quelli esitanti (83,3%), la fonte di informazione sui vaccini considerata più affidabile è in ogni caso il pediatra.

“La sicurezza dei vaccini è percepita come motivo di preoccupazione da tutti i genitori – conclude l’abstract dell’indagine – benché in grado maggiore dai genitori esitanti e da quelli contrari. Analogamente ai genitori favorevoli, [anche] gli esitanti ritengono che la vaccinazione sia un importante strumento di prevenzione e si fidano del pediatra di famiglia, un dato che suggerisce che interventi di comunicazione appropriati potrebbero essere, per loro, efficaci. Formare chi opera nell’ambito della salute e fornire informazioni omogenee, in accordo con le raccomandazioni nazionali, sarà un passo cruciale per rispondere ai loro timori”.

Per quanto riguarda il numero e la tipologia di vaccini obbligatori (in tutto 10 – e non 12 come inizialmente previsto – per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni), si rimanda alla sintesi della Legge compilata dal Ministero della Salute (vedi), mentre per ulteriori approfondimenti – in particolare per quanto riguarda l’impatto epidemiologico delle patologie per le quali è ritenuta necessaria la vaccinazione – si può consultare il documento fornito dall’Istituto Superiore di Sanità alla Commissione Igiene e Sanità del Senato in occasione dell’audizione sul Decreto Legge, a metà giugno scorso: vedi.