Note diverse: il cervello dei pianisti reagisce differentemente in base al genere suonato

Di Luca Mario Nejrotti

Un recente studio di neuroscienze spiega come il cervello si comporti in modo molto diverso a seconda che si stia suonando jazz o musica classica. Esso infatti reagisce in modo peculiare attivando zone specifiche sulla base delle abilità richieste dai diversi brani.

Improvvisazione versus esecuzione.

Chi suona il pianoforte sa che è molto diverso improvvisare su un tema musicale rispetto a interpretare un brano di musica classica. Un recente studio (vedi) mostra come questa differenza si manifesti anche nei processi neurologici dei pianisti.

In particolare l’allenamento a cui un musicista si sottopone formerebbe i processi neurologici adattandoli alle diverse esigenze: chi improvvisa ha più facilità a gestire problemi legati all’armonia, che interpreta si concentra sull’esecuzione.

Diverse esigenze, diverse abilità.

Lo studio (vedi) è il lavoro congiunto di ricercatori del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia, dell’UCL Ear Institute e del Department of Neuroscience, Physiology and Pharmacology, University College di Londra e del MARCS Institute for Brain, Behaviour and Development, Western Sydney University, di Sydney.

Esso ha posto a confronto due gruppi di pianisti, jazz e classici. I soggetti dovevano assistere al video di mani intente nell’esecuzione di un brano musicale, senza audio. Durante l’esecuzione erano stati inseriti volontariamente errori di diteggiatura e di armonia. Ai soggetti è stato in seguito richiesto di imitare le mani del video rilevando le incongruenze.

Il primo gruppo di jazzisti ha avuto più facilità nel correggere l’armonia, mentre il secondo ha colto con maggiore agio gli errori nell’esecuzione.

Le differenze sono percepibili anche alla lettura dell’EEG, analizzando come l’attività beta diminuisca più rapidamente quando i soggetti sono impegnati nella propria “specialità”.

Ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che un jazzista sia più concentrato sulle caratteristiche armoniche di un brano, dovendolo usare come struttura per l’improvvisazione, mentre il pianista classico è più indirizzato alla ricerca delle perfette esecuzione e interpretazione di un brano dato.

Musica per comprendere il cervello.

Lo studio del cervello dei musicisti è di grande aiuto per la comprensione generale del suo funzionamento e i processi neurologici alla base della nostra creatività. Anche da altre ricerche, per  esempio (vedi), è risultato che il cervello dei jazzisti si comporti in modo originale rispetto agli altri. In particolare, durante l’improvvisazione, le aree normalmente dedicate alle inibizioni si “spengono” mentre quelle dell’espressività lavorano più velocemente. Su questo argomento sono molto importanti gli studi del musicista e ricercatore Charles Limb (vedi) che indaga su come funzioni il cervello durante l’improvvisazione musicale e che ha sottoposto diversi musicisti a risonanze magnetiche funzionali per scoprirlo. L’impatto di questi studi è prezioso per la nostra comprensione delle diverse forme di creatività.

Fonti.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1053811917310820?via%3Dihub

https://www.focus.it/cultura/arte/il-cervello-dei-pianisti-e-diverso

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/jazz-o-classico-il-cervello-dei-pianisti-lavora-in-base-al-genere

https://www.ted.com/talks/charles_limb_your_brain_on_improv?language=it#t-161141