Il problema dell’obesità richiede un cambio di prospettiva

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Sei anni fa il Journal of the American Medical Association (JAMA) pubblicò un numero tematico sull’obesità da cui traspariva un generale ottimismo: il progresso scientifico avrebbe da lì a poco permesso di ottenere risultati importanti nella prevenzione e nel trattamento di questa condizione. Tuttavia, come sottolineato da Edward H. Livingston in apertura dell’ultimo speciale della rivista sull’argomento (1), “così com’è passato il tempo, anche l’ottimismo è passato”. Infatti, le strategie messe in atto fino a questo momento non stanno funzionando. Ciò che emerge da questo nuovo numero tematico del JAMA è quindi la necessità, come recita il titolo dell’editoriale di Livingston, di “re-immaginare l’obesità”. Dallo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche a quello di interventi di politica sanitaria, è necessario un cambio di mentalità che permetta di individuare nuovi metodi per affrontare un problema rilevante di salute pubblica.

Diversi rapporti mostrano infatti che la prevalenza dell’obesità è in aumento (2), soprattutto tra i bambini (3). Secondo un rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi questa condizione riguarda attualmente un cittadino americano su tre (4): una popolazione di circa 80 milioni di persone con un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e cancro. Insieme alla prevalenza, inoltre, aumentano anche i costi per la società in termini di stress fisico, emozionale e finanziario. “Un nuovo approccio è necessario – scrive Livingston – e deve includere una valutazione realistica dei motivi che portano le persone a diventare obese e degli interventi potenzialmente in grado di invertire questa tendenza”.

Allo stesso tempo, è importante sviluppare dei trattamenti per chi presenta già questa condizione. Tre studi pubblicati nel numero tematico del JAMA, per esempio, hanno analizzato l’efficacia della procedura di sleeve gastrectomy laparoscopica: un intervento di chirurgia bariatrica relativamente semplice attraverso cui si ottiene una restrizione dello stomaco. Dai risultati è emerso che questa procedura garantisce degli outcome (per esempio sopravvivenza, perdita di peso, miglioramento delle comorbilità) comparabili a quelli associati all’impianto, tecnicamente più difficile da realizzare, di un bypass gastrico (5,6,7). In generale, le evidenze suggeriscono che la chirurgia bariatrica risulta particolarmente efficace per quanto riguarda la perdita di peso e la possibile remissione del diabete di tipo 2.

Dati altrettanto interessanti riguardano l’esercizio fisico. Infatti, studi recenti dimostrano che soggetti obesi che fanno questo tipo di attività hanno un tasso di mortalità inferiore di quelli con un indice di massa corporea nella norma che non fanno sport (8). “Pertanto – sottolinea Livinsgton – un certo grado di obesità andrebbe tollerato e, quando le diete non risultano efficaci, bisognerebbe cercare di convincere i pazienti a fare più esercizio”. Infatti, poiché le campagne di comunicazione volte a convincere i soggetti obesi a perdere peso non funzionano, si potrebbe puntare su un messaggio diverso, basato sulla promozione dell’attività fisica e in grado, forse, di riscuotere un maggiore successo. “Cresce il numero di evidenze secondo cui il miglioramento del livello di esercizio potrebbe essere più importante, o quanto meno ugualmente importante, della prevenzione dell’obesità”, scrivono i ricercatori Ann Bleir Kennedy, Carl J. Lavie e Steven N. Blair in un articolo di commento sul JAMA (8).

In altri casi per risolvere il problema sono state introdotte tassazioni sul consumo di bevande zuccherate. Tuttavia, questo tipo di approccio risulta poco efficace. Infatti, negli ultimi quarant’anni l’aumento della prevalenza dell’obesità è andato di pari passo a un progressivo allontanamento dalla cucina casalinga, con un numero sempre maggiore di persone che fa affidamento su cibi confezionati e fast food. “Ci sono calorie in eccesso in quasi tutto ciò che mangiamo”, scrive Livingston. Per questo motivo è difficile che interventi indirizzati verso specifiche categorie di alimenti abbiano un effetto a livello di popolazione. Inoltre, il consumo di bevande zuccherate è progressivamente diminuito nel corso degli ultimi vent’anni, mentre la prevalenza dell’obesità è continuata a crescere.

Piuttosto, si legge nell’editoriale del JAMA, bisognerebbe sviluppare interventi finalizzati a una riduzione graduale dell’assunzione giornaliera di calorie, incoraggiando i pazienti a una maggiore consapevolezza dell’apporto energetico dei loro pasti: “Le policy dovrebbero incoraggiare questo atteggiamento, con tassazioni basate sul contenuto calorico; i ricavi potrebbero poi essere utilizzati per rendere più accessibili gli alimenti sani”. Un approccio di questo tipo, conclude Livingston, potrebbe risultare più efficace di quelli messi in atto, con risultati a dir poco scadenti, fino a questo momento: “Si spera che il prossimo numero tematico sull’obesità del JAMA riporti i dati relativi a interventi che hanno avuto successo nel ridurne la prevalenza nella popolazione”.

 

Bibliografia

  1. Livingston EH. Reimaging obesity in 2018. A JAMA theme issue on obesity. JAMA 2018; 319(3): 238 – 240.
  2. Flegal KM, Kruszon-Moran D, Carroll MD, et al. Trends in obesity among adults in the United States, 2005 to 2014. JAMA 2016; 315(21): 2284 – 2291.
  3. Ogden CL, Carroll MD, Lawman HG, et al. Trends in obesity prevalence among children and adolescents in the United States, 1988-1994 through 2013-2014. JAMA 2016; 315(21): 2292 – 2299.
  4. Ogden CL, Carrol MD, Fryar CD, Flegal KM. Prevalence of Obesity Among Adults and Youth: United States, 2011–2014. NCHS Data Brief 2015; n. 219.
  5. Salminen P, Helmiö M, Ovaska J, et al. Effect of laparoscopic sleeve gastrectomy vs laparoscopic Roux-en-Y gastric bypass on weight loss at 5 years among patients with morbid obesity: the SLEEVEPASS randomized clinical trial. JAMA 2018; 319(3): 241 – 254.
  6. Peterli R,Wölnerhanssen BK, Peters T, et al. Effect of laparoscopic sleeve gastrectomy vs laparoscopic Roux-en-Y gastric bypass on weight loss in patients with morbid obesity: the SM-BOSS randomized clinical trial. JAMA 2018; 319(3): 255 – 265.
  7. Reges O, Greenland P, Dicker D, et al. Association of bariatric surgery using laparoscopic banding, Roux-en-Y gastric bypass, or laparoscopic sleeve gastrectomy vs usual care obesity management with all-cause mortality. JAMA 2018; 319(3): 279 – 290.
  8. Blair Kennedy A, Lavie CJ, Blair SN. Fitness or fatness: which is more important? JAMA 2018; 319(3): 231 – 232.