Se gli ospedali decidono di prodursi i farmaci

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Cosa succede se le strutture ospedaliere sono insoddisfatte del rapporto con le case farmaceutiche? Come avviene nel mondo dell’industria quando un’azienda è insoddisfatta dei propri fornitori, può accadere che si decida di internalizzare il processo di produzione. Questo, almeno, è quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dove un gruppo di più di 300 ospedali ha deciso di fare sistema ed entrare nel business dei farmaci generici. L’iniziativa, di cui si è occupato un articolo di Reed Abelson e Katie Thomas pubblicato dal New York Times, ha l’obiettivo di contrastare le strategie di pricing delle aziende farmaceutiche e di superare il problema delle scorte di magazzino (1). “Si tratta di un colpo di avvertimento per i cattivi”, ha spiegato Marc Harrison, direttore esecutivo del gruppo Intermountain Healthcare a capo dell’iniziativa. “Non staremo a guardare, andremo avanti e cercheremo di migliorare le cose”.

L’idea è di contrastare le industrie che acquisiscono il monopolio di vecchi farmaci fuori brevetto per poi venderlo a cifre progressivamente più elevate. Il caso più eclatante è quello di Martin Shkreli, definito l’“uomo più odiato d’America” dalla stampa d’oltreoceano, responsabile di aver fatto lievitare il prezzo di un vecchio farmaco per la cura della taxoplasmosi, il Danaprim, da 13,50 a 750 dollari statunitensi a compressa (2). Ma quello del prezzo non è l’unico motivo che ha spinto gli ospedali americani a fare il loro ingresso sul mercato. Negli ultimi anni, infatti, molte strutture hanno dovuto affrontare il problema della carenza di scorte di farmaci salvavita, come la morfina in soluzione iniettabile e il bicarbonato di sodio. “Questo tipo di problemi è particolarmente rilevante quando un farmaco è prodotto solo da uno o due aziende”, scrivono Abelson e Thomas.

Da qui la scelta di sette tra i maggiori sistemi ospedalieri statunitensi, per un totale di oltre 300 centri, di formare una compagnia no profit in grado di garantire a queste strutture l’autosufficienza per quanto riguarda la disponibilità di farmaci specifici. I vertici della Intermountain Healthcare preferiscono ancora non sbilanciarsi sui dettagli del progetto, in quanto le case farmaceutiche potrebbero decidere di abbassare improvvisamente i prezzi per poi rialzarli nuovamente in futuro. Tuttavia, essi dichiarano di voler concentrarsi sui medicinali il cui prezzo è cresciuto rapidamente e per cui esistono problemi di approvvigionamento. Oltre al Danaprim, altri esempi sono quelli del Nitropress e dell’Isuprel, farmaci cardiaci per cui l’azienda proprietaria Valeant Pharmaceuticals è finita al centro di indagini e interrogazioni dal parte del Congresso degli Stati Uniti (3).

Ma cosa ne pensano le aziende che si spartiscono attualmente il mercato? Il gruppo commerciale dei produttori di farmaci generici statunitense, l’Association for Accessible Medicines, ha dichiarato attraverso, il suo portavoce Allen Goldberg, che i membri sono sempre favorevoli all’ingresso di nuovi attori in questo campo. “Tutta l’industria dei generici si fonda sulla premessa della concorrenza, un meccanismo che porta a un enorme risparmio per i pazienti”, ha commentato Goldberg. Tuttavia, anche in quest’ambito non mancano esempi di strategie di pricing aggressive e, talvolta, spudorate. Si pensi al prezzo dell’antibiotico doxiciclina, cresciuto da 0,05 a 3,65 dollari statunitensi a compressa nell’arco di un anno: una vicenda che è stata discussa anche in diverse indagini statali e federali.

Le strutture ospedaliere capitanante dalla Intermountain Healthcare non avevano quindi scelta, se non quella di rimboccarsi le maniche e cercare di provvedere loro stessi alla produzione di questi farmaci. “Abbiamo preso una decisione collettiva”, ha dichiarato Anthony R. Tersigni, direttore esecutivo di Ascension, la più grande organizzazione ospedaliera no profit degli Stati Uniti. “Non possiamo aspettare che le aziende produttrici di generici risolvano il problema. Dobbiamo affrontarlo a testa alta”. Dello stesso parere è anche Erin Fox, esperta dei processi che determinano i casi di carenze di farmaci dell’University of Utah, che ha dichiarato di trovare l’idea interessante: “Tutto ciò che fa crescere il numero di fornitori è positivo – ha spiegato in un’intervista –  la differenza la farà la scelta dell’azienda manifatturiera che si occuperà dei medicinali”.

 

Bibliografia

  1. Abelson A, Thomas K. Fed up with drug companies, hospitals decide to start their own. The New York Times; pubblicato il 18 gennaio 2018.
  2. Thomas Z, Swift T. Who is Martin Shkreli – ‘the most hated man in America’? BBC; pubblicato il 23 settembre 2015.
  3. Pollack A, Tavernise S. Valeant’s Drug Price Strategy Enriches It, but Infuriates Patients and Lawmakers. The New York Times; pubblicato il 4 ottobre 2015.