Pericoli nel Web: tra ingenuità e malafede

Facebook a misura di bambino? Questa la nuova idea dell’inventore del social newtork più famoso e diffuso al mondo. Una App – Messenger Kids – accessibile per ragazzi al di sotto dei 13 anni e- secondo Facebook- molto sicura, soprattutto se paragonata ad altre esperienze online. È priva di pubblicità ed è frutto di un lungo lavoro preparatorio fatto insieme a esperti e docenti universitari oltre che ad associazioni nazionali come la PTA (Parent-Teacher Association).
Una notizia che ha girato il mondo e ha fatto subito insorgere non solo associazioni di genitori ma anche medici pediatri e psichiatri, come il caso di Micheal Brody, membro dell’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry secondo cui “Facebook sta iniziando a costruire un mercato cercando di agganciare gli utenti del futuro”, cioè… i giovanissimi.  
Non si è fatto attendere quindi il documento ufficiale (vedi) – una lettera a cura di Campaign for a Commercial-Free Childhood, un’organizzazione di avvocati, genitori e medici, che si occupa di preservare i più giovani da operazioni commerciali e nel tempo è riuscita a persuadere molte aziende ad abbandonare la possibilità di pubblicizzare i loro prodotti all’interno di App e giochi come ad esempio, il più noto, Pokemon Go.
Secondo l’associazione la nuova App Messenger Kids non si distacca molto dalla versione originale cioè Facebook. I giovanissimi utenti possono scambiarsi messaggi, effettuare videochiamate, condividere selfie, scambiarsi GIF. La lista dei contatti, però, dovrà ricevere un via libera da parte di un utente terzo, ovvero i genitori, che in questo modo eviteranno intrusioni indesiderate e pericoli nelle chat dei loro figli. Un controllo diretto, e molto approfondito, che dovrebbe metterli al riparo dai pericoli della rete. All’interno di Messenger Kids, inoltre non è presente il feed della notizie e non c’è la possibilità di mettere “mi piace” ai contenuti. Una di quelle caratteristiche di Facebook che sembra indurre ad una sorta di “compulsione da click”.
Il quotidiano britannico Daily Telegraph – tra le testate che ha trattato questa notizia (vedi) – aveva già affrontato la questione a fine 2017 con un articolo sui rischi per i più piccoli legati al proliferare di App con slot machine, roulette, poker, in cui appaiono i personaggi dei cartoni animati. L’AgenSir aveva poi ripreso la denuncia apparsa sul britannico The Daily Telegraph in cui si ribadiva l’esistenza di centinaia di App per indurre i bambini a giocare d’azzardo gratis. Un affare che coinvolge i maggiori colossi del Web: Facebook, Google e Apple. Su questo tema – con un’ulteriore approfondimento prospettico- è intervenuto anche il Garante per la Privacy – in occasione della giornata per la protezione dei dati personali del 30 gennaio 2018- http://www.garanteprivacy.it/iot/smarttoys e ha lanciato un nuovo vademecum per gli smart toys: poche, semplici regole da seguire per far divertire i bambini senza mettere in pericolo la loro riservatezza. Gli smart toys sono giocattoli capaci di interagire (tramite microfoni, fotocamere, sistemi di localizzazione e sensori) con le persone e con l’ambiente circostante e di connettersi alla rete per navigare online e comunicare con smartphone, tablet, pc, altri smart toys. “Siamo in un momento cruciale e le compagnie tecnologiche devono decidere se comportarsi in modo etico e responsabile nei confronti dei bisogni dei bambini e delle famiglia o continuare a perseguire il profitto a spese del benessere dei più piccoli” ha affermato Josh Golin, direttore esecutivo della Campaign for a Commercial-Free Childhood; e così anche la posizione di Sean Parker, fondatore di Napster e primissimo presidente della piattaforma ideata da Zuck : “Il social sfrutta le vulnerabilità psicologiche umane – ha spiegato – solo Dio sa cosa sta succedendo al cervello dei nostri piccoli”. E tra i “manager pentiti” anche la voce di Chamath Palihapitiya, che è stato vicepresidente di Facebook con delega alla crescita degli utenti e ha detto di sentirsi “tremendamente colpevole” per la società che ha contribuito a costruire.
Al di là delle posizioni soggettive e della reale pericolosità del mezzo, ciò che forse colpisce di più è la risposta del colosso dei social riportata dal Washington Post (vedi): Facebook avrebbe replicato alle polemiche sostenendo che Messenger Kids è stata sviluppato chiedendo il parere di esperti di salute e genitori. Il suo uso è pensato per far restare in contatto i bambini con persone lontane. Anche con i genitori. Ingenuità o malafede?

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