Fumo, ridurre il numero di sigarette non basta

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Se tra i vostri buoni propositi per il 2018 c’è quello di smettere di fumare, state facendo la cosa giusta. Se invece siete più inclini al compromesso e avete deciso di ridurre il numero di sigarette, sappiate che i benefici di tale scelta sono inferiori a quanto possiate aspettarvi. Una meta-analisi pubblicata di recente da The BMJ si è occupata proprio degli effetti del basso consumo di sigarette sulla salute cardiovascolare (1). I risultati hanno messo in evidenza come, a differenza della probabilità di sviluppare un carcinoma polmonare, per le coronaropatie e l’ictus non esiste una relazione lineare tra consumo e rischio: una singola sigaretta al giorno, ad esempio, è responsabile della metà del rischio di coronaropatie che si riscontra nel gruppo di soggetti che fumano quotidianamente un intero pacchetto.

Nel mondo sono più di un miliardo le persone che fanno uso di tabacco, con prevalenze più elevate nei paesi in via di sviluppo, dove le percentuali di fumatori arrivano a toccare il 49% per gli uomini e l’11% per le donne (2, 3). Nonostante la diffusione di questa abitudine sia diminuita nel tempo a livello globale, il numero di fumatori è aumentato, in termini assoluti, a causa dell’incremento della popolazione mondiale. Gli effetti sulla salute cardiovascolare sono noti: si stima che una percentuale compresa tra il 15% e il 20% delle morti per coronaropatie e ictus sia attribuibile al fumo di tabacco. Tuttavia, il tasso di mortalità non permette di rappresentare interamente le dimensioni del problema. Infatti, pur sopravvivendo a un evento cardiovascolare moltissimi pazienti vanno incontro a una riduzione del funzionamento fisico e sociale.

Di fronte a queste evidenze alcune persone decidono di ridurre il numero di sigarette fumate quotidianamente, dando per scontata l’esistenza di una relazione lineare tra consumo e rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Recentemente, per indagare l’effetto di un tale comportamento, un gruppo di ricerca inglese ha analizzato 141 studi di coorte provenienti da 21 paesi, per un totale di 5,6 milioni di soggetti per quanto riguarda le coronaropatie e di 7,3 milioni per l’ictus. Per entrambe le categorie diagnostiche sono stati analizzati i rischi associati al consumo quotidiano di una, cinque e venti sigarette, tenendo conto di variabili quali l’età e il sesso ed eliminando eventuali effetti derivanti dal confronto di studi di diversa natura.

I dati emersi sono rilevanti: il consumo di una singola sigaretta giornaliera è risultato responsabile del 48% (in tutti gli studi) e del 74% (negli studi che tenevano conto anche di altre variabili, oltre a età e sesso) dell’aumento di rischio di coronaropatie individuato tra gli uomini che fumano 20 sigarette al giorno e del 57%-119% di quello individuato tra le donne. Inoltre, per entrambi i sessi il fumo di una singola sigaretta al giorno è risultato associato al 30% dell’aumento del rischio di ictus. Queste evidenze si differenziano da quelle relative alla probabilità di sviluppare un carcinoma polmonare: infatti, il fumo giornaliero di una sigaretta comporta un aumento del rischio del 6% rispetto a quello dei soggetti che fumano quotidianamente un intero pacchetto, a dimostrazione dell’esistenza di una relazione lineare tra consumo e probabilità di sviluppare la neoplasia (4).

“Sappiamo molto dei meccanismi biologici che guidano l’aumento del rischio di coronaropatie associato al basso consumo di tabacco e al fumo passivo”, ha sottolineato Kenneth C. Johnson, docente della School of Epidemiology and Public Health dell’University of Ottawa e autore di un editoriale di commento su The BMJ (5). Per esempio, è nota l’esistenza di una relazione non lineare tra l’inalazione di particolato sottile (PM2.5), da fumo di sigarette o inquinamento ambientale, e alcuni effetti sul sistema cardiovascolare e polmonare, come l’aumento dei livelli di stress ossidativo sistemico, disfunzioni endoteliali, un’alterata funzione autonomica cardiaca e maggiori viscosità del sangue, aterosclerosi e attivazione delle piastrine. “Gli effetti di una breve esposizione al fumo passivo (minuti o ore) sono simili (pari a circa l’80%-90%) a quelli dell’esposizione al fumo attivo cronico”, scrivevano nel 2005 Joaquin Barnoya e Stanton A. Glantz, autori di una review sul tema pubblicata dalla rivista Circulation (6).

I fumatori che decidono di ridurre il numero di sigarette possono quindi trarre dei benefici da questa scelta, ma soprattutto in termini di riduzione del rischio di sviluppare un carcinoma polmonare. Per quanto riguarda la salute cardiovascolare, invece, anche i consumi inferiori alle cinque sigarette al giorno si associano a un rischio maggiore di andare incontro a coronaropatie e ictus. “Un rischio sicuramente superiore a quello percepito da molti fumatori e operatori sanitari”, scrivono gli autori della meta-analisi del BMJ. In altre parole, se vi siete proposti di abbracciare uno stile di vista più sano per il 2018, affinché possiate evitare la maggior parte dei rischi associati al consumo di tabacco la scelta da fare è solo una: rinunciare ai compromessi e smettere definitivamente.

 

Bibliografia

  1. Hackshaw A, Morris JK, Boniface S, et al. Low sigarette consumption and risk of coronary heart disease and stroke: meta-analysis of 141 cohort studies in 55 study reports. The BMJ 2018; 360: j3984.
  2. Eriksen M, Mackay J, Schugler N, et al. The tobacco atlas. Quinta edizione; American Cancer Society 2015.
  3. Giovino GA, Mirza SA, Samet JM, et al. GATS Collaborative Group. Tobacco use in 3 billion individuals from 16 countries: an analysis of nationally representative cross-sectional household surveys. The Lancet 2012; 380: 668-79.
  4. Pope CA III, Burnett RT, Turner MC, et al. Lung cancer and cardiovascular disease mortality associated with ambient air pollution and cigarette smoke: shape of the exposure-response relationships. Environmental Health Perspectives 2011; 119: 1616-21.
  5. Johnson KC. Just one cigarette a day seriously elevates cardiovascular risk. The BMJ 2018; 360: j3984.
  6. Barnoya J, Glantz SA. Cardiovascular effects of secondhand smoke: nearly as large as smoking. Circulation 2005; 111: 2684 – 2698.

 

Foto: unsplash.com amritanshu-sikdar