Disturbi d’ansia e appropriatezza delle cure

Di Sara Boggio

Il World Mental Health ha commissionato uno studio per valutare, a livello globale, l’appropriatezza dei trattamenti somministrati per i disturbi d’ansia. In base al campione di popolazione preso in esame, le terapie sarebbero appropriate in meno del 10% dei casi.

La ricerca è stata condotta dal dipartimento di Epidemiologia e Salute pubblica dell’IMIM (Clinica di Ricerca medica del Mar) di Barcellona e ha coinvolto oltre 51.000 individui adulti residenti in 21 paesi ad alto, medio e basso reddito. A ogni partecipante è stata sottoposta un’intervista di autovalutazione diagnostica elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Come specifica Galileo.it (che riporta nel dettaglio la notizia: vedi), i disturbi d’ansia presi in considerazione nello studio sono “quelli compresi nella quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV): l’agorafobia, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico, la fobia sociale, le fobie specifiche, il disturbo d’ansia di separazione negli adulti e il disturbo post-traumatico da stress (che, nell’attuale quinta edizione del manuale DSM-V, non è più incluso tra i disturbi d’ansia ma tra i disturbi correlati a stress e traumi)”.

Il 10% degli intervistati ha dichiarato di soffrire di una forma di ansia. Di questo 10%, meno di un terzo (il 27,6%) avrebbe ricevuto una terapia. Tra le terapie prescritte, la percentuale di quelle appropriate sarebbe limitata al 9,8% dei casi.

La definizione di appropriatezza degli interventi per i disturbi d’ansia si basa sulle linee guida dell’APA (American Psychiatric Association). Per valutarla, i ricercatori hanno preso in considerazione le risposte degli individui che hanno dichiarato di soffrire del disturbo da almeno 12 mesi. Dal punto di vista geografico, è stato possibile rilevare differenze epidemiologiche anche notevoli: il continente meno colpito è l’Africa, in cui soffrirebbe del disturbo il 5,3% della popolazione, in Europa la stima media della popolazione colpita raggiunge il 10,4% mentre il picco spetta agli Stati Uniti con la percentuale del 19,5%.

Tornando alla prevalenza dell’inappropriatezza terapeutica, i ricercatori ipotizzano una molteplicità di possibili cause, a partire dallo scarso livello di consapevolezza del disturbo sia tra i cittadini che tra gli operatori; tra gli altri elementi vengono citati il fattore economico (il costo dei trattamenti) e poi quello culturale (lo stigma) che, seppure per ragioni molto diverse, concorrono entrambe a interferire su una presa in carico adeguata.

Nonostante ciò, sottolinea l’autore principale dello studio Jordi Alonso, nel 2010 la spesa per i disturbi d’ansia ha superato i 74 milioni di euro nei paesi europei: una cifra che, alla luce di questi dati, sarebbe stata per il 90% inutile?

Come rilevano gli stessi ricercatori, le percentuali complessive devono essere lette tenendo conto di alcuni limiti dello studio. Innanzitutto il fatto che i disturbi presi in considerazione facciano riferimento, come già detto, alla penultima edizione del DSM (la quarta anziché la quinta e ultima, in vigore dal 2014); in secondo luogo il fatto che gli esiti si basino interamente sulle risposte dei partecipanti, la cui accuratezza può variare anche sensibilmente a seconda del livello culturale e sociodemografico di appartenenza; va poi considerato che la definizione di “trattamento adeguato”, pur essendo molto ampia, non include tutte le tecniche in uso (per esempio la meditazione mindfulness), e che, per le modalità con cui lo studio si è svolto, non è stata possibile un’analisi dettagliata dei trattamenti farmacologici né di quelli psicoterapeutici.

Tenendo conto di questi caveat, la conclusione dei ricercatori è in ogni caso un appello all’appropriatezza: per migliorare la qualità del trattamento, conclude Alonso, “è importante incoraggiare gli operatori sanitari a seguire le linee guida cliniche”. (Per ulteriori approfondimenti si rimanda al comunicato stampa diffuso il 23 gennaio dall’IMIM, qui,  e soprattutto allo studio completo, disponibile in full text a questo link).