I tratti caratteriali dei giocatori: rivelati grazie all’intelligenza artificiale

Il Disturbo da gioco d’azzardo (o Gambling disorder), patologia caratterizzata da un comportamento compulsivo, ha effetti invalidanti sulla salute e sulla vita sociale di chi ne è affetto (vedi: http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=60&area=Disturbi_psichici). Il trend di patologia è in crescita ma non si hanno dati precisi a riguardo: non esiste, infatti, allo stato attuale una rilevazione sistematica dei pazienti in cura presso i Servizi pubblici per le dipendenze.

La prevalenza di questo disturbo nella popolazione adulta, secondo la IV edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV), varia dall’1 al 3% della popolazione, registrando una maggiore diffusione tra i familiari dei giocatori patologici, come emerso da un recente studio pubblicato sulla rivista Addictive Behaviors (vedi: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306460317303398?via%3Dihub). Inoltre, secondo quanto emerge dal “Libro Bianco Media e Minori 2.0” dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il gioco d’azzardo – anche quello online – coinvolge quote sempre più estese della popolazione, diffondendosi in modo sostanziale fra gli adolescenti: il rischio di dipendenza si associa in particolare a individui fra i 15 e i 24 anni, di sesso maschile e con basso livello economico e di istruzione (vedi: https://www.agcom.it/documents/10179/9285349/Documento+generico+16-01-2018/17e4f243-daa2-435f-a78f-b1e30755edbc?version=1.0.

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, in collaborazione con l’Università della Calabria, ha individuato, grazie a tecniche avanzate di intelligenza artificiale, i tratti della personalità caratteristici del giocatore d’azzardo patologico.

Nello specifico, lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience Methods (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0165027017303795), ha utilizzato l’algoritmo di intelligenza artificiale “Classification And Regression Trees” – il più diffuso algoritmo per la costruzione di alberi di classificazione e di regressione – al fine di determinare se esista, nei gambler patologici, uno specifico costrutto di personalità. Oltre a essere affetti da disfunzioni cerebrali e genetiche del sistema dopaminergico, questi soggetti sono anche caratterizzati da un profilo di personalità disfunzionante: sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, aspetto studiato per la prima volta grazie all’intelligenza artificiale (vedi: https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/7915/ecco-il-profilo-dei-giocatori-d-azzardo).

Per esplorare in modo approfondito questo aspetto, il team di ricerca ha inserito in un calcolatore dati inerenti a 160 soggetti che non hanno mai giocato d’azzardo e a 40 pazienti con gambling selezionati da cliniche specializzate per giocatori d’azzardo patologici; dopo aver elaborato i dati, il calcolatore ha individuato i tratti specifici che contraddistinguono i sani e i malati. In base ai risultati della ricerca, le caratteristiche che favoriscono l’insorgere di questa patologia – che si manifestano in otto giocatori d’azzardo su dieci – sono: bassa apertura mentale, bassa coscienziosità, bassa fiducia negli altri, ricerca di emozioni positive ed elevato tratto depressivo e impulsivo.

“L’avanzamento apportato dai modelli multivariati che abbiamo utilizzato è la conoscenza dell’esatta struttura multidimensionale del profilo di base di un giocatore. Un po’ come dire che la malattia è legata all’alterazione di uno o più geni”, spiega Antonio Cerasa, ricercatore Ibfm-Cnr. “La personalità è un marcatore oggettivo della funzionalità cerebrale, la cui attendibilità predittiva vale per i disturbi psichiatrici ma anche per malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer. Ad esempio, a parità di performance cognitive, l’estroverso pensa e usa aree cerebrali diverse dall’introverso, così come l’ansioso o l’impulsivo, rispetto alla persona emotivamente stabile”.

V.Monastero
Associazione OI-Kos