Good News. Quando il Carnevale diviene strumento di progresso sociale e di salute globale

di Mario Nejrotti

 Difficile non pensare che il riscatto sociale nelle aree degradate del nostro Paese non influenzerebbe positivamente la salute globale degli abitanti.

Quindi, iniziative importanti, come quella del Carnevale Sociale di Napoli Carnevale Sociale di Napoli  , costituiscono una buona notizia per tutti.

Sono trent’anni che, grazie all’opera dell’artista sociale Felice Pignataro, scomparso nel 2004, si sviluppa nel capoluogo campano l’idea di un Carnevale che ha per obiettivo principale la promozione sociale delle aree più complesse della città.

Nato non a caso a Scampia, grazie all’intuizione del Maestro, di altri intellettuali e artisti, ora si svolge autonomamente in molti quartieri della città partenopea. L’idea fondante è restituire al Carnevale il suo spirito, che è il sovvertimento dei poteri costituiti, restituendo forza creativa e propositiva al popolo.

Proprio la denuncia di uno Stato che continua a  rimandare e sovvertire i principi di sviluppo sociale e i diritti fondamentali di più deboli e stranieri, spiega Luigi Maria Salerno presidente dell’associazione Traparentesi onlus, ha il suo simbolo nel carro di apertura del corteo di quest’anno e cioè un grosso stivale rovesciato.

L’idea di questo Carnevale particolare si è diffusa in molti quartieri, nell’arco di dieci anni, dando origine ad una nuova “tradizione popolare”.

Sono nati comitati spontanei, contagiati da questa affascinante idea; molti gruppi lavorano, anche al di fuori del periodo di festa, a tematiche sociali.

Le iniziative danno principalmente voce a coloro che non riescono a farsi ascoltare come bambini nati in contesti vulnerabili, stranieri, disagiati, disoccupati e comunità territoriali, favorendone il protagonismo, per ovviare ad una carenza diffusa di politiche e servizi di welfare.

Ogni quartiere avrà il suo corteo e le sue criticità da mettere in risalto e da additare ai decisori, perché ne prendano coscienza e trovino soluzioni.

Cortei si snoderanno da Scampia a Materdei; dal Centro Storico a Bagnoli. Ed anche il Rione Sanità avrà il suo nono Carnevale Sociale.

Una Napoli che rifugge lo stigma di metropoli malavitosa e corrotta, in mano alla camorra e attraversata, da baby gang ottuse e violente.

Una Napoli che vuole essere inclusiva e per questo Traparentesi onlus, nel rione Sanità, ha scelto per quest’anno il tema del diritto di cittadinanza e la denuncia della mancata approvazione della legge sullo jus soli.

L’iniziativa del Carnevale Sociale è importante, perché non si esaurisce nel corteo del Martedì Grasso, ma inizia molto prima, per divenire permanente, con la collaborazione di educatori e insegnanti, che si sforzano di coinvolgere scolaresche e soprattutto giovani nella costruzione di iniziative, che vanno da discussioni di gruppo sui temi sociali, alla preparazione di iniziative di sensibilizzazione, alla creazione di spettacoli teatrali.

Nel tempo la diffidenza della cittadinanza e dei commercianti, prima infastiditi dal blocco del traffico per le manifestazioni in piazza e  lungo le vie, ha lasciato il posto ad una consapevole partecipazione, che dimostra che la cultura sociale si fonda sull’esempio e sulle iniziative condivise. Oggi molti commercianti partecipano ai cortei e agli allestimenti.

«La magia del Carnevale Sociale», aggiunge dalle pagine di Vita.it il Presidente dell’Associazione Traparentesi (vedi) , «sta anche nella possibilità di liberare la propria creatività e di lavorare in gruppo, partecipando ad un percorso collettivo dal forte impatto sociale ed educativo.”

Anche a Palermo, altra città simbolo di difficoltà sociale e di volontà di riscatto, da dieci anni si svolge un Carnevale Sociale, analogo a quello di Napoli.

Il tema di quest’anno è in qualche modo parallelo a quello della città partenopea. Infatti esso è dedicato al Genio di Palermo, simbolo della città, che ricorda il suo spirito accogliente, la forza e la vitalità dei suoi abitanti, capaci di rinnovarsi e reinventarsi, nonostante le difficoltà storiche e l’atavica debolezza della presenza dello Stato.