La mania coreana (e non solo) per la blefaroplastica

Di Sara Boggio

Se in questi giorni la Corea del Sud è al centro dell’attenzione per le Olimpiadi invernali, nel resto dell’anno la principale attrazione non è lo sport, bensì la chirurgia plastica a fini estetici. Secondo un articolo di NPR il fenomeno è diffuso da tempo, in particolare a Seoul, e richiama ‘pazienti-turisti’ dal resto del paese così come dall’estero (vedi).

Che la pratica sia molto popolare è evidente, stando al portale di notizie americano, sia per la quantità di cartelloni pubblicitari che la sponsorizzano, diffusi ovunque, sia per il numero di persone che camminano per strada con cerotti e bendaggi post-operatori, soprattutto nel quartiere della capitale in cui si trova la maggior parte delle cliniche. Secondo le statistiche globali dell’International Society of Aesthetic Plastic Surgery, in Corea del Sud si registra il più alto tasso pro-capite di chirurgia estetica del mondo (vedi), mentre in base ai sondaggi della sezione coreana dell’agenzia di consulenza Gallup, nella fascia di età compresa tra i 19 e i 29 anni si sarebbe sottoposta a intervento chirurgico per fini estetici almeno una donna coreana su tre. Sempre secondo i dati Gallup, la stragrande maggioranza dei pazienti è donna e l’operazione più richiesta è la blefaroplastica: per ridefinire la linea delle palpebre e ottenere un effetto di ingrandimento dell’occhio, che così acquisisce tratti più occidentali. (Al di là dell’attuale trend di Seoul, il desiderio di ‘occidentalizzare’ lo sguardo avrebbe una lunga storia, da rintracciare in buona parte, e non a caso, in Occidente: vedi, vedi).

Fenomeno parallelo alla diffusione della chirurgia estetica è, si diceva, il turismo che ne deriva, alimentato soprattutto da Cina e Giappone. I flussi sarebbero così importanti che di recente si è discussa la proposta di aprire una clinica all’interno dell’aeroporto. (Il numero di pazienti stranieri diretti in Corea del Sud è aumentato del 22,7% tra il 2016 e il 2017; di questi, a sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica è stata circa la metà). Il progetto della ‘clinica aeroportuale’ non è andato in porto soltanto per l’opposizione dei medici: l’Associazione Coreana dei Chirurghi Plastici ha diffuso un documento ufficiale spiegando i problemi medico-legali nel caso di pazienti che non fossero in grado di affrontare il volo, mentre l’Associazione nazionale dei medici coreana ha evidenziato l’ipotesi di complicanze legate alla specifica circostanza (l’allentamento dei punti di sutura a causa della differenza di pressione dell’aria, i possibili effetti collaterali dovuti a una risposta immunitaria alterata dalle condizioni del viaggio e così via: vedi).

A prescindere delle considerazioni cliniche dei medici, secondo NPR la popolazione coreana sta iniziando solo ora a mettere a fuoco il fenomeno, a valutarne portata e conseguenze. Prova della presa d’atto sono le crescenti proteste nei confronti della pubblicità, diffuse soprattutto nelle stazioni della metropolitana. Il principale destinatario delle lamentele è proprio il sistema di trasporti pubblici della città, che in virtù delle segnalazioni ricevute negli ultimi mesi (con trend in crescita dal 2015) si impegnerà a rimuoverle a partire dall’autunno prossimo (l’eccesso di pubblicità sulla chirurgia plastica, scrivono i pendolari coreani, “aggrava la discriminazione contro le donne”, e ancora “le pubblicità che rendono il corpo delle donne un oggetto sessuale non sono piacevoli da guardare”, “non autorizzate pubblicità che contrastano l’uguaglianza di genere” ecc.).

Come spiega a NPR Heather Willoughby, docente presso la Ewha Womans University di Seul, questo tipo di bellezza è precisamente un prodotto dell’industria locale: la pubblicità che la veicola serve a vendere ciò che il paese, e il resto del mondo, considerano “l’ideale di bellezza coreana”. Per via dei contratti pubblicitari in essere è in ogni caso verosimile che la situazione rimanga pressoché inalterata per almeno qualche anno.

Secondo un altro articolo di NPR, la blefaroplastica è un intervento che continua a essere diffuso anche tra le donne asiatiche residenti negli Stati Uniti (vedi). I dati dell’American Society Of Plastic Surgeons indicavano, già qualche anno fa, che almeno il 6% delle operazioni condotte su pazienti asiatici riguardava proprio questo tipo di intervento. La stessa fonte riporta che la percentuale di operazioni di chirurgia plastica a fini estetici è in aumento anche tra le donne di colore. I numeri complessivi sarebbero comunque difficili da stimare con precisione, innanzitutto perché non è possibile includere nel conto le persone che si sottopongano alla pratica all’estero (senza riportarne documentazione ufficiale). Soprattutto in Asia, dove la pratica è non solo – come si è visto – molto diffusa, ma anche meno costosa.