In una ricerca del CRO: dal 2010 al 2020 i sopravvissuti da cancro aumenteranno del 37%

 

di Mario Nejrotti

Il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti tumorali con i nuovi trattamenti, nel loro complesso, è un dato confortante che ha molta importanza, oltre che obiettiva per i malati, nel contribuire a cambiare l’atteggiamento culturale e lo stigma della malattia tumorale nella popolazione, ma anche negli operatori sanitari.

La chirurgia che demolisce, la radioterapia che brucia, la chemioterapia che distrugge sono concetti che corrono più o meno sottotraccia nel sentire comune e condizionano ancora atteggiamenti e scelte e paure. Tanto che continuano ad essere presenti, in rete e non solo, soluzioni miracolistiche e magiche che troverebbero più consona collocazione nei baracconi dei Luna Park.

La ricerca, gli screening, il tempo e la maggiore efficacia delle terapie faranno progredire la cultura di massa verso una diffusa convinzione che il trinomio tumore, sofferenza e  morte non è più ineluttabile.

La statistica e l’epidemiologia possono favorire questo processo positivo, dimostrando con i dati che di tumore si sopravvive e a lungo e che non occorre più allontanarsi dal nostro Paese per avere le migliori cure.

La lunga sopravvivenza è la base per programmare interventi organici mirati al miglioramento delle condizioni di vita dei malati.

I dati pubblicati a metà febbraio dal Centro di Riferimento Oncologico (CRO)  di Aviano in collaborazione con Regione Veneto, Istituto Superiore di Sanità, AIRTUM e finanziato da AIRC, che è parte del progetto Prevalenza e Guarigione dei Tumori in Italia, vanno in questa direzione: di tumore si vive di più.

La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista internazionale BMC Cancer. BMC Cancer

Un dato per tutti: nel 2020 gli italiani che vivranno dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore, recente o lontana nel tempo, saranno 3,6 milioni, il 37% in più rispetto al 2010.

“Le persone con precedente diagnosi di tumore erano il 4,6% di tutta la popolazione nel 2010 e saranno il 5,7% nel 2020 (un italiano su 17) – precisa Stefano Guzzinati, epidemiologo del Registro Tumori del Veneto e primo autore dello studio – 1,9 milioni saranno donne, tra queste oltre 800 mila avranno affrontato una diagnosi di tumore della mammella, 230 mila un tumore del colon retto e 170 mila uno della tiroide. Un milione e 700 mila saranno gli uomini, un terzo avrà una diagnosi di tumori della prostata, 280 mila un tumore del colon retto e 255 mila uno della vescica.”

L’analisi dei dati, discussa da Luigino Dal Maso, epidemiologo del CRO di Aviano e coordinatore dello studio, porta a valutare una nuova realtà che va tenuta presente da operatori e pazienti al momento della diagnosi. Dice Dal Maso “notiamo che non cambia molto il numero di diagnosi recenti (da meno di 2 anni) mentre l’aumento è molto forte per il numero di quanti hanno affrontato la malattia da lungo tempo: saranno quasi raddoppiati nel 2020 rispetto al 2010 le persone cui è stato diagnosticato un tumore da oltre 20 anni e saranno un quarto del totale quelli con diagnosi da oltre 15 anni. Consideriamo infine che nel 2020, quasi 2/3 (il 64%) di queste persone, avrà avuto la diagnosi da oltre cinque anni, circa il 40% da oltre 10 anni e 24% da oltre 15 anni. Tra questi ultimi, che potremmo definire ex-pazienti, quasi tutti avranno raggiunto un’attesa di vita simile a chi non ha affrontato una diagnosi neoplastica”.

Per poter valutare i risultati, che non differiscono in maniera marcata da quelli di altri studi, svolti all’estero, gli autori hanno collaborato e analizzato anche i dati forniti dalla collaborazione dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM).

Era necessario dare risposte, se pur basate su modelli matematici, a domande fondamentali quali:

“Quanti sono i pazienti guariti dal tumore; quanti anni debbono trascorrere dalla diagnosi affinché un paziente possa ritenersi guarito?”

Sono stati misurati con modelli molto avanzati i seguenti quattro parametri fondamentali: le proporzioni di pazienti che raggiungeranno identico tasso di mortalità della popolazione generale; le proporzioni di pazienti prevalenti che non moriranno come conseguenza del loro tumore; il tempo necessario a raggiungere una probabilità superiore al 95% di sopravvivere nei 5/10 anni successivi; e, infine, la percentuale di pazienti che vive, dopo la diagnosi, da un numero di anni superiore alle soglie di cui sopra.
I risultati differiscono molto a seconda del tipo di tumore che si prende in considerazione, come sottolinea il coordinatore dello studio Dal Maso, “dei pazienti con tumore del colon retto, oltre l’80% non morirà a causa del tumore. La guarigione viene infatti raggiunta dopo circa 8 anni dalla diagnosi negli uomini e 7 nelle donne. Circa il 40% delle donne e il 30% degli uomini diagnosticati tra il 1985 e il 2005 sono oramai guariti”. Mentre per il tumore della mammella oltre il 70% delle donne affette da tale tipo di tumore “non morirà a causa della malattia, ma occorreranno quasi 20 anni affinché le pazienti possano ritenere d’aver raggiunto un’attesa di vita simile alle non ammalate. Una lunga attesa che fa sì che le donne guarite siano il 12%”.

Per il tumore della prostata, la percentuale degli uomini che non morirà a causa della malattia supera il 60%. Per altri tumori la guarigione si raggiunge in meno di 5 anni (testicolo, tiroide), per altri un rischio aumentato si mantiene per oltre 20 anni (laringe, vescica, linfomi non-Hodgkin, leucemie e mielomi).

Un ulteriore commento riportato su Le Scienze, versione italiana di Scientific American, è molto rassicurante.

Dicono infatti i ricercatori del CRO: “L’oncologia assorbe circa il 50% del budget della Sanità in tutti i Paesi industrializzati. Un ulteriore riscontro e convalida dei risultati di questo studio a livello internazionale potrà permettere un’organizzazione più efficiente dei servizi assistenziali indirizzati a molti pazienti oncologici, o meglio a molti ex-pazienti. Se da un lato gli oncologi, forti anche di questi importanti riferimenti epidemiologici, possono proseguire le riflessioni per un ripensamento delle linee-guida per l’osservazione e il controllo da proporre molti anni dopo la malattia, la migliore e più importante notizia è per chi, oggi o domani, dovrà incrociare il proprio cammino con la malattia: il tumore è curabile, da un tumore si guarisce.”