Responsabilità professionale, curare i pazienti o i propri interessi?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

“Sono sicuro che tutti noi abbiamo una lunga lista di casi tra cui scegliere”, scrive Fiona Godlee, editor in chief del The British Medical Journal (BMJ), riferendosi agli errori commessi dai medici. “Una volta diagnosticai correttamente una fascite necrotizzante a un paziente, senza però trasferirlo in terapia intensiva. Sopravvisse, ma solo dopo aver subito un arresto e perso le dita delle mani e dei piedi”(1). L’articolo di Goodle introduce una serie del BMJ sul tema della responsabilità professionale, tornato al centro dell’attenzione dei media dopo la condanna per omicidio colposo della pediatra specializzanda Hadiza Bawa-Garba, rea di non aver denunciato una situazione di sovraccarico di lavoro che avrebbe indirettamente portato alla morte di un bambino. Il mondo della medicina si ritrova quindi a dover affrontare, di nuovo, l’antico dilemma: rifiutarsi di fare del lavoro extra, minimizzando così la probabilità di conseguenze cliniche e legali, o rischiare, pur di non sottrarsi all’imperativo etico di curare i pazienti?

Jack Adcock aveva sei anni quando, nel 2011, morì a causa di una sepsi. Recentemente, l’Alta Corte inglese ha ritenuto responsabile della sua morte la specializzanda Hadiza Bawa-Garba, accusata di non aver denunciato una situazione di lavoro potenzialmente pericolosa. Per questo motivo, la giovane dottoressa è stata condannata per omicidio colposo ed espulsa dal General Medical Council (GMC) inglese, l’equivalente del nostro Ordine dei Medici. Il giorno della tragedia, infatti, Bawa-Garba era appena rientrata dalla maternità e aveva svolto un turno di 13 ore in un reparto a lei non familiare. Inoltre, aveva coperto il lavoro di un collega, per conto del quale aveva supervisionato il lavoro dei giovani clinici giunti nel reparto per ovviare alla scarsità di personale infermieristico. Una mancata segnalazione, la sua, che va contro le raccomandazioni del GMC. Nel 2016, infatti, questo ha imposto agli operatori sanitari l’obbligo di denunciare eventuali situazioni caratterizzate da riduzioni dei livelli di sicurezza (2). 

Tuttavia, questa indicazione del GMC contraddice in parte il nuovo contratto che regola il lavoro dei medici junior. Questo contiene una clausola che specifica come in situazioni eccezionali agli operatori possa venir chiesto di svolgere del lavoro extra e di assumersi responsabilità aggiuntive rispetto a quelle abitudinali (3). Una condizione che secondo David Oliver, consulente nell’ambito della medicina generale d’urgenza e autore di un articolo di commento pubblicato sul BMJ, sarebbe applicabile alla condizione in cui si trovava a operare Bawa-Garba: “I clinici junior stavano facendo proprio questo, tra dicembre e gennaio, per cercare di mantenere l’ospedale sulla rotta nonostante il sistema fosse sotto pressione” (3). Invece, l’Alta Corte inglese ha ritenuto la pediatra direttamente e personalmente responsabile della morte del piccolo Jack.

In situazioni del genere i medici dovrebbero quindi rifiutarsi di lavorare, creando così un circolo vizioso di infinite segnalazioni? Di fronte a questa domanda, il capo esecutivo del GMC Charlie Massey, intervistato dalla BBC Radio 4, ha dato una risposta piuttosto vaga (4). In generale, ha spiegato, si fa affidamento alla capacità dei medici di valutare il rischio, per la loro salute e quella del paziente, associato alle diverse situazioni. “Questo equivoco non aiuta – scrive Oliver – lasciando di fatto tutta la responsabilità nelle mani dei singoli operatori”. Infatti, diversi sondaggi hanno messo in evidenza come questi percepiscano spesso una riduzione della sicurezza associata alla combinazione di rotazioni dei turni, elevato volume di pazienti e gravità delle loro condizioni fisiche (5,6).

Il rischio è che i medici finiscano per mettere in pratica una cosiddetta “medicina difensiva”, orientata più alla strategia di evitare le cause legali che al miglioramento dello stato di salute dei pazienti. “La morte di un bambino è sempre una tragedia – scrivono Navjoyt Ladher e Fiona Godlee, autori di un editoriale sul BMJ (7) – ma incolpare un medico dei fallimenti di un sistema che non riesce a far fronte al carico di lavoro è una cosa che non porta benefici a nessuno. Dovremmo incanalare la tristezza per la morte di Jack Adcock e la rabbia per il destino di Bawa- Garba verso un cambiamento positivo che porti a un reale beneficio per i pazienti”.

 

Bibliografia

  1. Goodle F. There but for the grace of God. BMJ 2018; 360: k485.
  2. General Medical Council. GMC statement: refusing unsafe rotas. Pubblicato il 19 aprile 2016.
  3. NHS Employers. Terms and conditions of service for NHS doctors and dentists in Training 2016 — version 1. Pubblicato il 27 maggio 2016.
  4. Webb J. Intervista a Charlie Massey per il programma Today [dal minuto 54:40]. BBC Radio 4. Pubblicato il 27 gennaio 2018.
  5. Royal College of Physicians. Underfunded, underdoctored, overstretched: the NHS in 2016. Pubblicato il 21 settembre 2016.
  6. Royal College of Physicians. Being a junior doctor. Pubblicato il 1 dicembre 2016.
  7. Ladher N, Godlee F. Criminalising doctors. What must we learn from Jack Adcock’s death? BMJ 2018; 360: k479.