Nuovi dubbi sulla relazione tra omega 3 e cuore

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

L’anno scorso l’American Heart Association si è pronunciata a favore dell’assunzione di integratori di omega 3 da parte dei pazienti con pregresse patologie cardiache o con scompenso cardiaco e ridotta frazione di eiezione (1). Tuttavia, lo studio dell’associazione tra consumo di acidi grassi polinsaturi e outcome di salute cardiovascolare ha prodotto evidenze contrastanti. Ora una meta-analisi realizzata nell’ambito dell’Omega 3 Treatment Trialists’ Collaboration, a cui hanno preso parte gli autori principali dei 10 trial clinici realizzati fino a oggi, ha analizzato questa relazione su un campione totale di quasi 80mila pazienti. Dall’analisi dei dati, pubblicati sulla rivista JAMA Cardiology, non sono emerse prove a supporto dell’utilizzo di integratori di omega 3 nell’ambito della prevenzione cardiovascolare secondaria: infatti, il consumo di acidi grassi polinsaturi non è risultato associato a nessuna riduzione del rischio di andare incontro a patologie o eventi cardiaci (2).

Gli omega 3 sono acidi grassi essenziali contenuti in alcuni alimenti di origine animale e vegetale, come pesci, crostacei, uova, semi, noci e alcune tipologie di frutta e verdura. Si possono poi trovare, mescolati tra loro – omega 3, omega 6 o precursori degli omega 3 – o con altre vitamine, in numerosi integratori alimentari. Diversi studi osservazionali hanno individuato una relazione tra un consumo di regolare di pesce e una riduzione del rischio cardiovascolare (3,4) e tassi minori di patologie cardiache in popolazioni con diete ricche di questi nutrienti (5). Tuttavia, i dati provenienti dai trial clinici sono spesso contrastanti. Per questo motivo, a differenza dell’American Heart Association, l’European Society of Cardiology e l’European Atherosclerosis Society hanno espresso dei dubbi sull’effettivo potere protettivo dell’omega 3 in ambito cardiovascolare, mettendo in evidenza la necessità di studi ulteriori (6,7).

I ricercatori del gruppo Omega 3 Treatment Trialists’ Collaboration hanno quindi deciso di aggregare i dati provenienti dai 10 trial che hanno analizzato questa relazione fino a oggi, per un totale di 77.917 pazienti. Di questi, il 66,4% aveva una storia pregressa di patologie cardiache, il 28% di ictus e il 37% di diabete. Inoltre, i soggetti reclutati sono andati incontro – nel periodo di tempo considerato – a un totale di 12.001 eventi cardiaci maggiori, di cui 2.276 infarti del miocardio non fatali, 2.695 morti per cause cardiovascolari, 1.713 ictus e 6.603 rivascolarizzazioni. Il consumo di omega 3 è stato valutato attraverso il consumo quotidiano combinato di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) in 9 trail, mentre un unico studio ha indagato gli effetti di una dose giornaliera di 1800 mg di EPA da solo.

Dai risultati non sono emerse associazioni significative, in un periodo di tempo medio di 4,4 anni, tra l’assunzione di integratori di omega 3 e la probabilità di andare incontro a malattie cardiache, infarti miocardici non fatali, ictus, rivascolarizzazioni o eventi cardiaci maggiori. Tali evidenze si sono riscontrate anche prendendo in considerazione sottogruppi di pazienti specifici, come quelli con pregresse patologie vascolari, i diabetici e i soggetti in terapia con statine. Inoltre, il consumo quotidiano di omega 3 non è risultato associato ai livelli di mortalità per tutte le cause o per cancro. “I nostri dati non supportano le raccomandazioni contenute nelle attuali linee guida dell’American Heart Association per i pazienti con pregresse patologie cardiache”, ha commentato Robert Clarcke, docente dell’University of Oxford e responsabile della ricerca.

“Difficilmente questo articolo metterà la parola fine su questa ipotesi – ha invece dichiarato Carl Lavie, dell’Ochsner Heart and Vascular Institute, New Orleans –, in quanto gli integratori di omega 3 sono sicuri ed economici e diversi studi hanno messo in evidenza dei benefici”. Dal punto di vista di Lavie, dati il prezzo e il livello di sicurezza degli acidi grassi polinsaturi non avrebbe molto senso mettere a confronto gli integratori di questi composti con farmaci più costosi e con effetti collaterali più gravi. “Il fatto è che molti pazienti che si oppongono all’uso di altre terapie sono invece ben contenti prendere un supplemento di omega 3, questo è un fattore che non dovrebbe essere ignorato”, ha concluso Lavie. Tuttavia, secondo Clarcke la meta-analisi pubblicata su JAMA Cardiology si differenzia da quelle realizzate in precedenza in quanto ha analizzato gli effetti associati al consumo di omega 3 in popolazioni di pazienti ampie e con patologie cardiovascolari specifiche.

Secondo il responsabile della meta-analisi due grandi studi attualmente in corso (uno negli Stati Uniti, il VITAL trial, e l’altro nel Regno Unito, l’ASCEND trial) forniranno evidenze in linea con i dati ottenuti dall’0mega 3 Treatment Trialists’ Collaboration. “In attesa di ulteriori risultati – ha commentato JoAnn Manson, del Brigham and Women’s Hospital di Boston – è importante continuare a raccomandare l’aderenza alle linee guida relative al consumo di pesce o di vegetali in quanto, a prescindere dall’omega 3, questi alimenti si sostituiscono ad altri meno sani”. Le raccomandazioni dell’American Heart Association potrebbero quindi avere comunque degli effetti positivi, resta da capire quanto un consumo quotidiano di acidi grassi polinsaturi sia efficace come strategia di prevenzione cardiovascolare secondaria.

 

Bibliografia

  1. Siscovick DS, Barringer TA, Fretts AM, et al; American Heart Association Nutrition Committee of the Council on Lifestyle and Cardiometabolic Health; Council on Epidemiology and Prevention; Council on Cardiovascular Disease in the Young; Council on Cardiovascular and Stroke Nursing; Council on Clinical Cardiology. Omega-3 polyunsaturated fatty acid (fish oil) supplementation and the prevention of clinical cardiovascular disease: a science advisory from the American Heart Association. Circulation 2017; 135 (15): e867 – e884.
  2. Aung T, Halsey J, Kromhout D, et al. Associations of Omega-3 Fatty Acid Supplement Use With Cardiovascular Disease Risks: Meta-analysis of 10 Trials Involving 77 917 Individuals. JAMA Cardiology 2018; doi:10.1001/jamacardio.2017.5205.
  3. Kromhout D, Bosschieter EB, de Lezenne Coulander C. The inverse relation between fish consumption and 20-year mortality from coronary heart disease. New England Journal of Medicine 1985; 312(19): 1205 -1209.
  4. Zheng J, Huang T, Yu Y, Hu X, Yang B, Li D. Fish consumption and CHD mortality: an updated meta-analysis of seventeen cohort studies. Public Health Nutrition 2012; 15(4): 725 – 737.
  5. Kromhout D, Yasuda S, Geleijnse JM, Shimokawa H. Fish oil and omega-3 fatty acids in cardiovascular disease: do they really work? European Heart Journal 2012; 33(4): 436 – 443.
  6. Piepolo MF, Hoes AW, Agewal S, et al. 2016 guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. European Heart Journal 2016; 37(29): 2315 – 2381.
  7. Catapano AL, Graham I, De Backer G, et al; Authors/Task Force Members; Additional Contributor. 2016 ESC/EAS guidelines for the management of dyslipidaemias. European Heart Journal 2016; 37(39): 2999 -3058.