Il paziente ortodontico verso l’autodeterminazione

di Patrizia Biancucci

Terapia ortodontica senza diagnosi? Su questo quesito fondamentale si sono confrontati il 27 gennaio 2018 al Policlinico A. Gemelli di Roma alcuni nomi eccellenti dell’Ortodonzia italiana in una Tavola Rotonda ispirata dalla cosiddetta autodeterminazione del paziente ortodontico.

Il fenomeno sta prendendo corpo a seguito di robuste offensive commerciali via Internet che inducono il paziente/cliente ad un rischioso “fai da te” che tende ad escludere lo specialista, grazie alla fornitura di un kit. Negli USA la modalità di vendita di aligners trasparenti ad opera di ben due aziende differenti va ormai avanti da quasi due anni con alterne fortune ad opera di società dette “Smile Direct” o simili. Tramite un kit di auto-documentazione fornito al paziente (per rilevare foto e impronte) o mediante la consulenza di appositi centri per scansione elettronica delle arcate, i records vengono inviati alla casa produttrice che manda a casa del paziente gli allineatori con istruzioni d’uso accluse. Ma il mercato non conosce confini e nell’epoca di Internet e Mercato Globale basta avere un PC, uno smartphone e una Carta di Credito per poter comprare tutto da qualsiasi posto.

E allora che fare? “Le sole valide risposte – sostiene il dr. Giuseppe Fiorentino presidente nazionale SIDO – sono: informazione e cultura! Noi non siamo gli estetisti del sorriso e l’informazione deve essere autorevole e certificata. Ma certamente questo non potrà bastare a sconfiggere il tipico ed annoso problema dell’abusivismo né questa nuova strisciante forma di esso, che si nasconde sotto il “libero scambio delle merci” specifico della globalizzazione. Informazione e cultura devono condurre ad elevate Professionalità di tutti gli “stakeholder”. Se ognuno farà bene la propria parte, la furbizia ed il malaffare dovranno cedere il passo al benessere per il quale lavora da sempre tutta la professione medica!”

A monte di tali fenomeni ci sono i pazienti che hanno un crescente bisogno di acquisire maggiore capacità di controllo sulle proprie condizioni di salute, per cui si passa da un modello professional centric ad uno patient centric. I pazienti ora sono diventati parte attiva della comunicazione medica e contribuiscono a condividere informazioni più o meno dettagliate relative a sintomi, diagnosi e terapie.                                                  L’autodeterminazione del paziente in relazione alla propria salute deriva dall’acquisizione di conoscenza, capacità e consapevolezza. Il paziente, informandosi sui problemi della salute ed imparando a riconoscere i propri sintomi, segue un processo di empowerment, che ha come risvolto positivo una maggiore attenzione alla prevenzione e alla cura.                                                                                                                                                                                                        Un progetto americano del 2013 riporta come una persona su 3 ormai si fa un’autodiagnosi e il 41% delle persone è in accordo con il proprio medico, mentre solo il 18% si trova in disaccordo. Su questo aspetto è stata illuminante la prof.ssa Cristina Grippaudo, direttore della Scuola di Ortodonzia della Cattolica di Roma “La novità, nell’attualità del rapporto con il web 2.0, è che il paziente interagisce in modo attivo nelle decisioni cliniche e elabora un processo di autodiagnosi. Questo passo può essere considerato positivo dal punto di vista del terapeuta, che per questo motivo potenzialmente vede aumentata la richiesta di intervento. Nel nostro campo l’ortodontista visita un paziente che ha consapevolezza di avere un problema, ed è meglio disposto a farsi curare.”

Insomma il nocciolo della questione é entrare in questa nuovo tipo di comunicazione e imparare ad usarlo per interagire con il paziente e per contribuire al miglioramento del rapporto. D’altra parte, se il web è uno dei mezzi preferiti dai pazienti come ricerca del curante, è necessario che vengano investite risorse non solo nel privato ma anche nel pubblico, per aiutare il paziente in modo completo ed efficiente.

Quale dunque il compito dell’ortodontista in questo nuovo frangente? La prof.ssa Gabriella Galluccio ci dice “Di certo non arroccarsi in posizioni anacronistiche ignorando quanto accade ma forse l’esatto contrario: essere presenti ed anzi essere “dentro” gli eventi, giovandosi di tutto quanto la rapidissima crescita del digitale può offrire al miglioramento della nostra professione ed essendo presenti, nel modo giusto e consapevole, proprio là dove ormai tutti (molti di noi compresi) cercano informazioni ed indicazioni: la rete.”