Come Facebook influenza il comportamento di salute: il caso vaccini

di Viviana Monastero-associazione OI-KOS comunicazione

I social media – e in particolare Facebook, che con i suoi due miliardi di utenti attivi mensilmente si classifica come primo servizio di rete sociale per numero di utenti (vedi: http://www.lastampa.it/2017/06/28/tecnologia/news/due-miliardi-di-utenti-usano-facebook-Qne6S3f8L1Pu6ebMRsB8RK/pagina.html) hanno una grande capacità di influenzare i comportamenti di salute delle persone, in positivo o in negativo (vedi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24457613). Ciò è possibile grazie ad alcune caratteristiche che sono proprie dei social, che consentono di andare al di là della mera comunicazione mittente-destinatario: l’interazione con gruppi di destinatari, che permette uno scambio continuativo di idee ed esperienze su specifici temi di salute; il loro coinvolgimento attivo, che rafforza lo sviluppo delle capacità personali rispetto alla gestione della propria salute, aumentando i livelli di health literacy (vedi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21558472); e il passaparola: sui social gli utenti possono consigliare ad altri utenti siti e farsi portavoce di determinate cause. Un contenuto su un tema di salute può dunque diventare virale in brevissimo tempo (vedi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18936268).

Fra gli studi che hanno affrontato il tema del ruolo dei social nell’influenzare i comportamenti di salute delle persone, alcuni si sono dedicati al tema dei vaccini. In particolare, quello condotto da due studiosi australiani – Naomi Smith, docente di Sociologia alla Federation University Australia e Tim Graham, ricercatore post-dottorale alla Australian National University – ha esplorato il ruolo di Facebook nella diffusione del movimento anti-vaccinazione (vedi: http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/1369118X.2017.1418406?journalCode=rics20). Nello specifico, la ricerca ha esaminato le caratteristiche dei discorsi presenti all’interno di sei note pagine Facebook contro le vaccinazioni (Fans of the AVN, Dr. Tenpenny on vaccines, Great mother (and others) questioning vaccines, No vaccines Australia, Age of autism and RAGE against the vaccines).

Fra i principali risultati emersi dallo studio, ci sono la preponderante componente femminile dei gruppi e la forte credenza nel complottismo operato dai governi e dai mass media, considerati responsabili di insabbiare il numero di malati e di morti a causa dei vaccini. Non sono rare le dichiarazioni contro la medicina e la scienza ufficiale, sostituite dai rimedi naturali e dalle cure alternative. Recentemente, una delle pagine no-vax, L’Australian Vaccination-skeptics Network (vedi: https://www.facebook.com/avn.org.au/) ha persino affermato che i vaccini rappresentano una violazione della libertà religiosa perché contenenti cellule di feti umani abortiti: “Ricorrere ai vaccini preparati con i feti abortiti – si legge – è un male morale, oltre a costituire una diretta violazione degli insegnamenti delle religioni che inneggiano alla vita, fra cui il cristianesimo, l’ebraismo, l’islamismo e il buddismo” (vedi: http://www.dailymail.co.uk/news/article-5215253/Anti-vaxxers-claim-vaccines-abortions.html).

Gli autori dello studio concludono sostenendo il ruolo cruciale dei social media nella diffusione delle idee anti-vaccinazione e nel rafforzamento del movimento su scala globale.

Tuttavia, questi canali possono essere utilizzati anche, al contrario, per accrescere la conoscenza sull’importanza dei vaccini. Ne è prova uno studio dell’Università del Missouri, negli Stati Uniti, che ha esplorato il potenziale di Facebook nella crescita della conoscenza sul vaccino contro il papilloma virus (HPV) fra le studentesse universitarie di età compresa fra i 18 e i 26 anni (vedi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25954600). Il virus – che colpisce circa 79 milioni di americani – può causare il cancro alla cervice uterina, che a livello globale rappresenta la seconda causa di morte per tumore nelle donne (vedi: https://www.cdc.gov/vaccines/hcp/vis/current-vis.html). Secondo le evidenze, ad essere maggiormente esposte al virus sarebbero proprio le donne fra i 18 e i 26 anni, che spesso non si sottopongono alla vaccinazione.

Gli studiosi concludono che i soggetti maggiormente informati sull’utilità del vaccino contro il papilloma virus avevano una tendenza maggiore a condividere su Facebook contenuti sul vaccino stesso, influenzando i comportamenti degli amici virtuali, più propensi, così, a vaccinarsi.

Per approfondire
http://science.sciencemag.org/content/sci/359/6380/1094.full.pdf
http://www.sciencemag.org/news/2018/03/fake-news-spreads-faster-true-news-twitter-thanks-people-not-bots