L’abuso di farmaci per studiare meglio e lavorare di più

Di Sara Boggio

Take Your Pills è un documentario statunitense sull’abuso dei farmaci che vengono prescritti per il miglioramento della resa cognitiva. Uscito a marzo di quest’anno (e disponibile su Netflix anche in italiano), si basa sulle testimonianze di un centinaio di persone e attesta un fenomeno che coinvolge fasce di età sempre più ampie, dalla popolazione studentesca ai broker di Wall Street, al lavoro come in classe (vedi).

I farmaci in questione sono quelli comunemente associati al trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), come l’Adderall e il Ritalin, stimolatori cognitivi che agiscono sul sistema nervoso centrale per migliorare attenzione, memoria, capacità di apprendimento, ma anche la forza muscolare e in generale la resistenza alla fatica.

Il fenomeno non è nuovo né sconosciuto: se ne trova riscontro sia nella letteratura scientifica che nella stampa generalista. Nel tentativo di delineare un inquadramento generale, uno studio pubblicato nel 2011 (disponibile in open access qui) partiva dalla premessa che l’abuso di farmaci da parte della popolazione ‘sana’, per potenziare resa scolastica o produttività lavorativa, circolasse da tempo sui maggiori mezzi di informazione (americani e inglesi): quotidiani come «New York Times», «LA Times», «Wall Street Journal»; riviste (Time, The Economist, The New Yorker, ma anche Nature, che all’argomento aveva dedicato un sondaggio); e poi BBC, CNN, NPR. Di quest’ultima, tra i vari – più o meno recenti – servizi dedicati (vedi, vedi), riprendiamo l’appello dell’American Academy of Neurology (vedi), che cinque anni fa ribadiva la crescente tendenza a usare Adderall, e farmaci simili, come “smart drugs”, o “study drugs”.

L’American Academy of Neurology si rivolgeva innanzitutto ai medici che prescrivono i farmaci anche a chi non ha diagnosi di ADHD: “Crediamo che i medici non debbano essere dispensatori di medicine per chi sta bene – diceva a NPR un docente di pediatria e neurologia della Yale School of Medicine. – È una questione etica”.

Il messaggio era naturalmente rivolto anche ai consumatori, in particolare agli adolescenti, nonché ai genitori. “Secondo vari sondaggi la percentuale di studenti che fa ricorso a stimolanti per migliorare la media scolastica va dall’8 al 35%”, attingendo non solo alla prescrizione medica ma anche, in alternativa, a un mercato nero sempre più fornito (ed evidentemente indisturbato). Gli effetti collaterali, che variano a seconda della composizione del farmaco, dei dosaggi e del soggetto che li assume, possono includere insonnia, tachicardia, aumento della pressione arteriosa, ipertermia; in alcuni casi si possono verificare disturbi dell’umore, aumento dell’aggressività, episodi psicotici (mentre sull’uso a lungo termine, al di là dei sintomi da dipendenza, è difficile pronunciarsi in assenza di una raccolta razionale di dati e studi controllati).

La presa di posizione dei neurologi statunitensi sintetizzata da NPR si può leggere integralmente nel documento che l’American Academy of Neurology ha dedicato al tema (vedi), in cui vengono spiegate tutte le implicazioni del caso, di natura etica, legale e sociale oltre che neurofisiologica.

Tornando al documentario, la regia è di Alison Klayman (premio speciale al Sundance Film Festival per il documentario sull’artista e attivista politico cinese Ai WeiWei), mentre la produzione esecutiva è di Maria Shriver e Christina Schwarzenegger, rispettivamente moglie e figlia dell’attore – ed ex governatore della California – Arnold Schwarzenegger, che stanno presentando il lavoro non solo nel ruolo di produttrici ma anche di persone direttamente coinvolte (la consapevolezza sull’“epidemia di prescrizioni”, per usare le parole di Shriver, deriva dall’esperienza della figlia). Chissà se la loro voce riuscirà a farsi sentire?