Sanità privata, tempi di attesa ridotti e costi simili

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Se il confronto tra Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e sanità privata fosse una battaglia, il primo la starebbe decisamente perdendo. Sia per quanto riguarda i tempi di attesa che, in molti casi, per il costo delle prestazioni. Questo è il messaggio principale che emerge dal rapporto “Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali”, realizzato dal Consorzio per la Ricerca Applicata in Sanità (CREA Sanità) e commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni (1). Lo studio ha preso in considerazione le prestazioni mediche effettuate dal 2014 al 2017 su 26 milioni di cittadini di Campania, Lazio, Lombardia e Veneto.

Il rapporto, si legge nella parte introduttiva, parte dal presupposto che il SSN italiano preveda una copertura e una protezione generalizzata e con diffusione universale. “Un simile principio si scontra però con la realtà dei fatti – scrivono gli autori –, secondo la quale allo stato attuale il SSN spesso non riesce a garantire il rispetto di standard di servizio adeguati, in grado di soddisfare le finalità di base per cui è stato concepito”. Allo stesso tempo, il settore privato vive invece una fase di forte crescita, diventando progressivamente più competitivo. E non solo per quanto riguarda i tempi di attesa, come avveniva tipicamente fino a qualche anno fa, ma anche in termini di costi.

Infatti, anche se i prezzi proposti dal privato sono comunque in media “abbastanza consistenti”, questi si avvicinano, in molti casi, a quelli dei ticket pagati nelle strutture pubbliche e private convenzionate. “Particolarmente degno di nota – si legge nel rapporto – è il confronto tra i due valori (intramoenia e privato a pagamento), da cui si evince una generale omogeneità con alcuni punti di vantaggio a favore del privato a pagamento, in quanto meno caro ad esempio per radiografia articolare, spirometria e elettromiografia”. Un altro caso di questo tipo, ad esempio, riguarda le visite oculistiche, il cui costo è in media di 97 euro nella sanità privata, a fronte dei 98 euro dell’intramoenia.

I tempi di attesa sono poi risultati molto più lunghi nella sanità pubblica rispetto a quella privata. In media, nel 2017 questi sono risultati pari a 65 giorni nel pubblico, a 6 nell’intramoenia, a 7 nel privato e a 32 nel privato convenzionato. Per quanto riguarda il SSN, inoltre, il dato relativo ai tempi di attesa rappresenta un trend in aumento. Se nel 2014 si doveva aspettare in media 61 giorni per una visita oculistica, ora questi sono diventati 88, contro i 6 giorni di attesa media nel settore privato. Per una visita ortopedica, invece, i tempi di attesa sono passati dai 36 del 2014 ai 56 del 2017. “Emerge dunque come il privato riduca drasticamente i tempi di attesa per le prestazioni mediche – scrivono gli autori del rapporto – e come anche il privato convenzionato garantisca un servizio notevolmente più rapido di quello pubblico degli ultimi anni”.

Anche prendendo in considerazione i dati relativi ai singoli sistemi sanitari regionali la situazione non cambia. In Lazio, in particolare, si registrano tempi di attesa più lunghi, soprattutto per alcune procedure, come per esempio gastroscopia e colonscopia. Ma anche in Lombardia e Campania non mancano situazioni caratterizzate da attese prolungate. Per quanto riguarda i costi, invece, quelli in intramoenia sono mediamente più elevati in Lombardia rispetto a Lazio e Campania: se una visita oculistica costa 117,1 euro in Lombardia, la stessa costa 104,1 euro in Veneto, 84,5 euro nel Lazio e 80,7 euro in Campania; per una visita ortopedica, invece, i prezzi medi son rispettivamente di 115,6 euro, 112,6 euro, 100 euro e 95 euro.

In generale, sembra che la sanità privata prenda quella pubblica come riferimento per cercare di diventare più competitiva, puntando su un migliore rapporto qualità/prezzo e su attese ridotte. Quanto al SSN, invece, le prestazioni hanno “tempi di attesa molto alti e in incremento negli anni, laddove per quelle a pagamento i tempi di accesso sono al contrario molto ridotti”. Come è emerso dal rapporto Crea-Cgil, poi, i costi sono ormai simili e la tempestività di accesso ai servizi del SSN è garantita solo nel caso di prestazioni urgenti. La Funzione Pubblica Cigl sottolinea quindi la presenza di “un disallineamento tra le aspettative dei cittadini e i tempi di attesa dell’offerta pubblica” e la volontà di continuare la mobilitazione per “difendere e, allo stesso tempo, potenziare e qualificare il SSN”. L’obiettivo dell’organizzazione sindacale, si legge nel rapporto, è quello di “invertire la tendenza al definanziamento e garantire un adeguato livello di occupazione attraverso un piano triennale di assunzioni”.

“Le liste di attesa – commenta Marco Geddes da Filicaia su Saluteinternazionale.info – sono il sintomo del depotenziamento, in termini di personale, di investimenti e di organizzazione della sanità pubblica per favorire, inconsciamente o scientemente, una privatizzazione di un settore rilevante del servizio sanitario, come la diagnostica e la specialistica. Imboccando tale strada non solo si aumentano le diseguaglianze e si frammentano i percorsi assistenziali, ma si allungheranno ulteriormente le liste di attesa” (2).

 

Bibliografia

  1. CREA Sanità. Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali.
  2. Geddes M. Le liste d’attesa. Come privatizzare la sanità. Salute Internazionale; pubblicato il 28 marzo 2018.