Fibromialgia, combattere il dolore cronico con il tai chi

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

 “Il solo tentativo di portare le braccia sopra la testa è molto doloroso”, “Dormire è diventato molto difficile”, “Non riesco a camminare per più di un chilometro”. Questo è quello che Chenchen Wang, direttrice del Center for Complementary and Integrative Medicine and Division of Rheumatology del Tufts Medical Center di Boston, si sente dire tutti i giorni dai pazienti affetti da fibromialgia. Molti di questi, infatti, non traggono alcun beneficio dai trattamenti a base di antidolorifici, antidepressivi o attività fisica. Wang e colleghi stanno quindi lavorando a un approccio alternativo basato sull’impiego di un’antica forma di arte marziale – il tai chi – caratterizzata da movimenti finalizzati a ottenere maggiori equilibrio e calma mentale. Recentemente, i risultati di un loro trial clinico randomizzato sono stati pubblicati su The BMJ (1).

Le patologie caratterizzate dalla presenza di dolore cronico diffuso, come appunto la fibromialgia, rappresentano condizioni cliniche biopsicosociali complesse, spesso associate a comorbilità psichiatriche. “Ho imparato che la fibromialgia è una diagnosi confusa e complicata che dipende da un’iperattivazione del sistema nervoso – scrive Amy Price, paziente che ha raccontato la sua storia in un articolo di commento sul BMJ (2) –, una disfunzione che può portare a dolore cronico e intermittente, deprivazione del sonno e fatica”. Proprio a causa di queste caratteristiche cliniche il gruppo di ricerca di Wang ha deciso di analizzare l’efficacia del tai chi in questi pazienti. L’antica arte marziale, infatti, la quale integra elementi di natura fisica, psicosociale e comportamentale, sembra prestarsi particolarmente bene per la gestione dei sintomi somatici e fisiologici associati alla fibromialgia.

In particolare, lo studio di Wang e colleghi ha analizzato l’efficacia di un protocollo terapeutico basato sul tai chi rispetto a uno basato sull’esercizio aerobico, un’opzione standard (tra quelle non farmacologiche) per il trattamento di questi pazienti. I risultati hanno messo in evidenza un effetto positivo associato all’utilizzo dell’arte marziale. “Lo studio mostra che il tai chi è efficace almeno quanto un programma di esercizio aerobico – scrive Wang in un articolo di approfondimento pubblicato sul BMJ –, e la maggiore durata del trattamento garantisce più benefici”. Inoltre, l’effetto si è verificato in tutti i gruppi di pazienti, a prescindere dall’istruttore. “Questo suggerisce che l’intervento potrebbe essere somministrato in modo standard da operatori adeguatamente formati”, sottolinea Wang. “Così, il tai chi potrebbe essere applicato in setting e in classi di pazienti diversi”.

Un elemento importante emerso dallo studio riguarda una maggiore aderenza al trattamento nei pazienti sottoposti al protocollo tai chi. Infatti, nonostante la comprovata efficacia degli interventi basati sull’esercizio aerobico, spesso le persone coinvolte in questo tipo di programmi fanno difficoltà a rispettare gli appuntamenti. “Lamentele del tipo ‘Il pavimento è troppo duro’, ‘Non posso farcela’, ‘Sono troppo stanco’ o ‘Fa troppo male’ sono comuni”, scrive Wang. “Nel nostro studio, ad esempio, nonostante gli incoraggiamenti dello staff, molti partecipanti hanno saltato le lezioni e la frequenza è risultata più bassa di quella del gruppo tai chi”. I risultati, quindi, sembrano suggerire che i pazienti affetti da fibromialgia siano più propensi a seguire un programma basato quest’antica arte marziale. “Probabilmente a causa dei movimenti dolci e la relativa assenza di effetti collaterali”, conclude la ricercatrice del Tufts Medical Center di Boston.

“Secondo la filosofia alla base del tai chi bisogna fare leva sulla forza, non resisterle – scrive Price –, io uso la stessa strategia con il dolore”. Il protocollo di somministrazione tipico, come quello utilizzato nello studio di Wang e colleghi, prevede un’ora di lezione al giorno. “All’inizio riuscivo a resistere, sotto stretta supervisione, per dieci minuti tre volte a settimana– sottolinea Price – a causa dei miei problemi di equilibrio e memoria. Gradualmente, in circa sei settimane, il mio equilibrio è migliorato, l’ansia si è ridotta e ho percepito il mio corpo come più forte”.

“È importante ragionare su quale sia il tipo di esercizio più efficace per i pazienti affetti da fibromialgia”, conclude Wang. Il problema del dolore cronico richiede infatti di essere preso seriamente in considerazione dalla ricerca medica, al fine di poter fornire ai pazienti nuove e flessibili opzioni terapeutiche. “Il caveaut è che non tutti gli interventi funzionano per tutti”, conclude Price. “Anche il tai chi non funzionerà in tutti i soggetti con fibromialgia. Tuttavia, il vantaggio associato a questo intervento è che è a basso rischio, minimamente invasivo e non produce effetti collaterali a lungo termine”.

 

 

Bibliografia

  1. Wang C, Schmid CH, Fielding RA, et al. Effect of tai chi versus aerobic exercise for fibromyalgia: comparative effectiveness randomized controlled trial. BMJ 2018; 360: k851.
  2. Price A. Amy Price: The unintended consequences of tai chi for fibromyalgia. BMJ 2018; Pubblicato il 21 marzo.
  3. Wang C. Chenchen Wang: Time to rethink exercise for fibromyalgia care. BMJ 2018; Pubblicato il 21 marzo.