Morti sul lavoro: un bollettino di guerra, complice la lentezza legislativa

di Mario Nejrotti

“Ciao, vado al lavoro!” Un saluto frequente tra     gli italiani. Due di loro non torneranno più a casa dopo il turno, perché saranno morti sul lavoro! Da gennaio a marzo di quest’anno, in Italia 151 persone sono morte mentre lavoravano.

Il numero è stato pubblicato dall’Osservatorio indipendente di Bologna.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il trend è negativo: allora i morti erano stati 113.

Secondo gli ultimi dati disponibili rilevati dall’Open Data INAIL, in Italia nel 2017 le denunce d’infortunio sul lavoro sono state 635.433 (contro le 636.812 del 2016, con variazione rispetto al 2017 del -0,21%), ben 1.029 quelle relative ai casi con esito mortale (1.018 del 2016 con una variazione rispetto al 2017 dell’1%) e 58.129 quelle riguardanti le malattie professionali ( 60.347 nel 2016 con una variazione rispetto al 2017 del -3,6%).

Il lavoro aumenta e aumentano i morti. La sicurezza è diventata un optional.

Eppure le leggi sulla sicurezza e prevenzione degli infortuni sul lavoro ci sono.

Il giorno della pubblicazione di questo articolo, 9 aprile 2018, ricorre il decennale dall’approvazione del  Testo Unico di Salute e Sicurezza sul Lavoro (T.U.).

Tuttavia, pur contenendo la massima parte delle disposizioni di prevenzione del rischio e degli incidenti sul lavoro, il T.U. non è definitivo per l’intera materia, né  costituisce un corpo normativo consolidato. Lo si può notare subito se si scorre il documento aggiornato e modificato numerose volte negli anni successivi alla sua pubblicazione. (vai alle modifiche del documento)

Comunque, nonostante questa precarietà strutturale, continua ad essere in Italia il punto di riferimento normativo in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

Il punto debole grave e scandaloso, però, è che, a dieci anni dalla sua promulgazione, molti decreti attuativi non sono stati ancora varati.

Nella Relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha trasmesso il 10 gennaio 2017 e che si trova in rete dal gennaio 2018 (vedi) , emergono articoli e commi del documento, circa una ventina, che non hanno i provvedimenti attuativi previsti. Si possono scorrere nell’ultimo paragrafo del documento, che titola sconsolatamente: “Si riportano, infine, le ulteriori disposizioni che non sono state ancora adottate con indicazione delle disposizioni normative del Testo Unico di rispettivo riferimento ” (del 2008!).

Essi riguardano anche situazioni rilevanti, in aree di particolare incidentalità mortale, che dipendono, ad esempio, dalla possibilità di valutare e qualificare aziende e lavoratori autonomi, come cita l’ Art. 27, comma 1-bis, con riferimento al settore dell’edilizia.

La carenza dei decreti attuativi è una grave responsabilità per tutti i governi che si sono succeduti dal 2008, in quanto riduce il diritto alla tutela per i lavoratori e parallelamente lascia aperte, anche per la complessità della materia espressa dal TU, gravi incertezze nella gestione della prevenzione da parte dei datori di lavoro e delle aziende.

Altro aspetto preoccupante dell’attività legislativa, che alimenta sospetti e dubbi, sono le continue proroghe dei termini di entrata in vigore, relative a svariati provvedimenti in questa materia.

Per altro come ricorda la testata on line VITA “è ancora oggi possibile individuare prospettive di semplificazione, riordino e razionalizzazione delle disposizioni del TU”.

Là dove sembrano aver fallito il decreto “del fare” (d.l. n. 69/2013) e il  Jobs Act  , restano validi in tal senso alcuni DDL presentati in questi ultimi due anni in Parlamento.

In particolare, sempre  Vita.it  ricorda il “DDL presentato dai senatori Maurizio Sacconi e Serenella Fucksia, recante Disposizioni per il miglioramento sostanziale della salute e sicurezza dei lavoratori, finalizzato al riordino e alla semplificazione del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; nonché il disegno di legge recante la Disciplina per il riordino della normativa in materia di amianto in un Testo Unico; e il disegno di legge sull’introduzione nel Codice Penale del reato di omicidio sul lavoro e del reato di lesioni gravi o gravissime.”

Una riflessione importante, quest’ultima, sulle responsabilità delle aziende e dei datori di lavoro nell’ambito della prevenzione e sicurezza dei lavoratori, che non andrebbero però disgiunte da quelle di legislatori che, per motivi difficili da immaginare, non hanno dato in dieci anni compiutezza alle norme di un TU che avrebbe potuto contribuire a salvare centinaia di vite umane.