1000 giorni

I primi 1000 giorni del bambino

Di Luca Mario Nejrotti

Il Burlo di Trieste è il capofila di un progetto finalizzato a capire quanto l’ambiente e l’esposizione ad agenti inquinanti influiscano sui primi 1000 giorni dell’individuo (dal concepimento al secondo anno d’età).

Mille, ma anche più di mille.

È intuitivo: migliori sono le condizioni di salute della madre – e, perché no? Anche del padre, ma mancano studi al proposito – prima del concepimento, nel momento preciso, e durante la gestazione, migliori saranno anche le probabilità che il feto sviluppi per intero il proprio potenziale.

Secondo le ricerche più recenti, quindi, la preparazione alla gravidanza andrebbe cominciata sin dal trimestre precedente al concepimento (vedi), con comportamenti sani e assunzione di integratori specifici, come ferro e acido folico.

Si parla, ovviamente, di statistiche: se queste condizioni ottimali fossero indispensabili e vincolanti per avere individui sani e felici ci si dovrebbe chiedere come la razza umana sia sopravvissuta e abbia prodotto geni o comunque persone normalmente intelligenti prima di scoprire “i 1000 giorni”. Purtroppo, se è “destino” che il feto maturi in un imbecille, così sarà, a prescindere dagli integratori che saranno assunti a ridosso del concepimento.

Inquinamento e primi giorni di vita.

Al di là dell’ironia, è indubbio che i primi 1000 giorni di vita dell’individuo sono anche quelli della sua massima vulnerabilità. È quindi su questo tema che si sviluppa la ricerca del progetto biennale, coordinato dall’Irccs “Burlo Garofolo” di Trieste (vedi), che include oltre al Friuli Venezia Giulia, anche Piemonte, Toscana, Lazio e Sicilia, per comprendere quanto possono incidere sulla salute dell’individuo adulto le esposizioni a inquinanti ambientali dei primi 1000 giorni di vita: in questo periodo si struttura la salute mentale, cardiometabolica e respiratoria. L’esposizione precoce a fattori chimici, fisici e, in genere, a determinanti ambientali spesso ha un impatto negativo sull’evoluzione del feto e del neonato, e ne influenza lo sviluppo cognitivo e fisico anche successivamente.

La squadra di ricerca.

Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), ha tra i partner operativi l’Università di Torino, l’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, il Dipartimento di Epidemiologia del Ssr del Lazio – Asl Roma 1, l’Istituto superiore di Sanità, la Uo Neonatologia e pediatria Usl Toscana Nord Ovest e l’Istituto di Biomedicina e Immunologia molecolare (Cnr) di Palermo, assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia.

Mappa ambientale.

Si vuole giungere a mappare il carico di esposizione ambientale delle donne in gravidanza e dei neonati fino a due anni nelle cinque regioni pilota. Queste informazioni saranno indispensabili per la pianificazione territoriale.

Inoltre si potrà studiare un metodo di monitoraggio della popolazione che abita nei cosiddetti siti di interesse nazionale (Sin), aree contaminate classificate come pericolose dallo Stato e che necessitano di bonifica. Per il Friuli Venezia Giulia si prenderanno in esame Trieste e la Laguna di Grado e Marano in provincia di Gorizia; per la Sicilia i Sin di Milazzo/Valle del Mela e Augusta/Priolo; mentre per il Lazio la zona di Valle del Sacco. Questo protocollo, una volta validato, potrà essere adottato da altre Regioni con opportuni adeguamenti.

Interazione uomo-ambiente.

La mole di dati è impressionante, ma ormai gli strumenti di gestione spaziale delle informazioni sono abbastanza avanzati da permetterlo: il progetto utilizzerà i dati e i campioni biologici raccolti nell’ambito di un precedente progetto, la coorte di nati Piccolipiù (vedi), che ha reclutato più di 3000 nuovi nati tra il 2011 e il 2013.

I dati raccolti saranno inseriti in un sistema informativo territoriale (SIT) sulla base della residenza in gravidanza e alla nascita. I territori in esame verranno suddivisi in griglie di 1 km, e classificati per presenza di inquinanti ambientali (atmosferici). Conoscendo la localizzazione dei partecipanti allo studio (vicinanza ad autostrade, aree verdi ecc.), sarà possibile ascrivere a ciascuna griglia – e dunque alla presenza/assenza di particolari inquinanti – ogni coppia mamma-bambino.
Campioni di sangue da cordone ombelicale e venoso prelevati in momenti diversi alle donne e ai bambini della coorte Piccolipiù serviranno a individuare alterazioni molecolari indicative di esposizione ambientale nociva.

Divulgazione e sensibilizzazione.

Un progetto di questa portata, permettendo di incidere positivamente sulla vita delle madri in gravidanza e dei bambini, dovrebbe creare un impatto positivo sulla popolazione anche e soprattutto nel lungo termine.

Oltre a fornire i dati in forma tecnica per gli operatori scientifici, che avranno accesso a informazioni preziose anche sulle caratteristiche della struttura genetica della popolazione campionata e su come queste si verifichino in relazione agli inquinanti ambientali, Le informazioni – organizzate in modo sistematico su un portale dedicato – saranno inoltre a disposizione in sezioni più divulgative accessibili alla popolazione dei “non addetti ai lavori” che serviranno a sensibilizzare i cittadini sui rischi derivanti dall’esposizione agli inquinanti ambientali.

Fonti.

http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2018-03-27/quanto-pesa-ambiente-primi-mille-giorni-vita-burlo-trieste-capo-un-progetto-cinque-regioni–163226.php?uuid=AEvbGoOE

http://www.corriere.it/salute/pediatria/cards/importanza-primi-mille-giornidi-vita-come-affrontarli-meglio/gravidanza-niente-fumo-alcol.shtml

http://www.burlo.trieste.it/

http://www.piccolipiu.it/