SALUTE ORALE: INDICATORE DI POVERTÀ

di Patrizia Biancucci

25° Congresso nazionale del Collegio dei Docenti: rischi e correlazioni tra microbiota orale e malattie sistemiche

Lo stato di Salute Orale si configura come un indicatore di povertà: è quanto emerge dal Rapporto Istat 2017 che vede il dentista al primo posto del paniere dei fabbisogni. Infatti solo l’11,7% di pazienti sopra i 15 anni ha usato il servizio pubblico, mentre l’86,9% si è rivolto al privato sostenendone i costi di tasca propria per l’80%. Nonostante la spesa per il dentista sia aumentata negli ultimi tre anni, superando i 9 miliardi di euro, sono ancora troppe le persone costrette a rinunciare alle cure odontoiatriche, portando l’Italia al terzultimo posto nella UE: 45,8% della popolazione sopra i 15 anni contro una media europea del 60,1%. Inoltre il mercato odontoiatrico italiano è costituito per più del 90% da realtà private, comprendenti studi tradizionali, società di capitale quali catene di studi odontoiatrici, grandi centri privati, network di dentisti. Ne consegue che l’Odontoiatria pubblica soddisfa un minimo fabbisogno con Ospedali, ASL, Poli universitari e Strutture private convenzionate. Di contro i 61.140 dentisti iscritti all’Albo e i 42mila studi professionali e associati, il Servizio sanitario nazionale assorbe solo 3.500 dentisti a fronte di 3 milioni di italiani che ogni anno si rivolgono a strutture pubbliche. L’approccio dei pazienti quindi è molto diverso rispetto agli altri tipi di cura, poiché costretti ad accedere quasi esclusivamente al privato, con ovvie barriere economiche per i meno abbienti, provocando una notevole discriminazione sociale. Ma non basta perché alcuni studi su larga scala confermano che i ceppi patogeni responsabili dell’infiammazione locale del cavo orale sono oggi considerati in modo importante anche nelle malattie sistemiche tra cui le malattie cardiovascolari, l’ictus, il diabete, le polmoniti, ma anche forme tumorali, malattie autoimmuni come artrite reumatoide, fino all’insorgere negli anziani della sindrome di Alzheimer. E di tali rischi e correlazioni tra microbiota orale e malattie sistemiche si è discusso il 12 aprile a Roma, in occasione del 25° Congresso nazionale del Collegio dei Docenti , da cui è emerso che molti studi puntano l’attenzione sull’incidenza di tumori del cavo orale, in particolare il carcinoma a cellule squamose dove la parodontite cronica gioca un ruolo decisivo. Tra giovani e donne si registrano nel mondo fra 350mila e 400mila nuovi casi ogni anno. Inoltre diversi fattori come la dieta, il fumo, lo stress, le cure farmacologiche e i cambi ormonali possono influenzare l’equilibrio del microbioma orale, spostandolo verso uno stato in cui i batteri associati a problemi possono predominare.

Prof.ssa Antonella Polimeni Direttore dipartimento Testa Collo dell’Università Sapienza di Roma

La prof.ssa Antonella Polimeni, presidente del Congresso e direttrice del dipartimento Testa Collo dell’Università Sapienza di Roma  spiega che: “Tenere in equilibrio e in salute le oltre 600 colonie batteriche o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale ed i suoi habitat (denti, gengive, palato, lingua, tonsille), a loro volta articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’odontostomatologia, specie con l’incedere dell’età e dell’invecchiamento che rende l’individuo fragile. L’equilibrio del microbioma è infatti legato a doppio filo con quello del sistema immunitario: si tratta di un’autentica sentinella diagnostica. La salute orale è dunque un indice di povertà: una ricerca pubblicata nel 2014 sul Journal of Dental Research ha dimostrato che all’età di 70 anni le persone povere hanno otto denti in meno rispetto ai ricchi.