Una buona notizia: una cura no profit per l’Epatite C a 300 $ al trattamento contro gli 84.000 di quelle commerciali

di Mario Nejrotti

Un duro colpo per i vertiginosi guadagni di alcune multinazionali del farmaco.

Un trattamento a costi accessibili può offrire vantaggi enormi a 71 milioni di malati di epatite C nel mondo e ridurre drasticamente gli attuali 400.000 morti all’anno.

I prezzi inaccessibili delle cure per l’epatite C mettono in difficoltà numerosi sistemi sanitari, compreso The National Health Service Inglese (NHS).

Il nuovo trattamento di associazione di due molecole: il ravidasvir  e il sofosbuvir, si sta dimostrando efficace e sicuro nella cura dell’epatite C, compresi i casi complessi legati a comorbilità con HIV, abuso di sostanze stupefacenti assunte in vena, presenza di cirrosi epatica e pregressi trattamenti anti HCV.

I tassi di guarigione sono assimilabili a quelli di altre terapie semplici o combinate contro l’HCV e raggiungono, a seconda dei sottogruppi presi in considerazione, la percentuale del 97% – 96%.

Il costo di questa terapia è stimato a regime in $ 300 per 12 settimane, ovvero $ 3,50 al giorno.

Il lavoro di ricerca in aperto di fase II / III, chiamato STORM-C -1, su questa associazione è iniziato  nel 2016. (vedi) È stato voluto dalla  Drugs for Neglected Diseases Initiative (DNDi ) ,organizzazione no-profit di ricerca e sviluppo. I risultati intermedi sono stati presentati alla International Liver Conference di Parigi pochi giorni orsono. Tra i soci fondatori del DNDi è presente anche l’istituto Pasteur di Parigi.(Clicca qui).

Il lavoro è stato svolto in collaborazione con  Clinical Research Malaysia, Ministero della Salute della Malaysia ( 400.000 soggetti affetti nel paese); Ministero della Salute e Ministero dell’Industria, Scienza e Tecnologia della Tailandia; Pharco Pharmaceuticals, Inc, Egitto; Presidio Pharmaceuticals, Inc, USA. Il finanziamento è stato assicurato fin dall’inizio dalla  Fondazione Bill & Melinda Gates e . Medici senza frontiere Internazionale 

Ravidasvir è un inibitore orale NS5A concesso in licenza a DNDi  appunto da Presidio Pharmaceuticals .

I risultati indicano che la combinazione di sofosbuvir/ravidasvir è paragonabile alle migliori terapie per l’epatite C oggi disponibili, ma ha un prezzo accessibile e potrebbe consentire un’opzione alternativa nei paesi esclusi dai programmi di accesso alle società farmaceutiche, ha dichiarato il dott. Bernard Pécoul, direttore esecutivo di DNDi.

In complesso, sono stati trattati per 12 settimane oltre 300 pazienti, affetti cronicamente da Epatite C , che non presentavano cirrosi epatica e per 24 settimane quelli che la presentavano in una forma compensata.

La maggior parte dei partecipanti alla ricerca in Malesia e Tailandia aveva genotipo 1 (42% ) o genotipo 3 (53%), confermando così l’efficacia della combinazione per questi due genotipi aggiuntivi.

Il farmaco è stato anche testato in Egitto su 300 pazienti che avevano caratteristiche genetiche diverse, con una percentuale di guarigione in questo caso addirittura del 100%.

Per questa nazione un accesso sostenibile ai farmaci antiepatite C è fondamentale. Infatti, come segnala The Guardian   in un suo articolo, l’Egitto ha la più alta prevalenza di infezioni da epatite C nel mondo. Il 7% degli egiziani tra i 15 ei 59 anni sono infettati dal virus. L’epidemia è iniziata dopo che le vaccinazioni di massa del governo sono state effettuate con siringhe non sterilizzate negli anni ’50.

Si capisce quindi la soddisfazione della dott.ssa Sherine Helmy, CEO di Pharco Pharmaceuticals Inc , che a dichiarato: Pharco è orgogliosa di consentire un approccio di sanità pubblica al trattamento dell’epatite C, fornendo trattamenti a prezzi accessibili. Attendiamo con ansia la futura collaborazione in ulteriori studi clinici per confermare la sicurezza e l’efficacia di ravidasvir “.

Ridurre le diseguaglianze e le ingiustizie per quanto riguarda l’accesso alle cure e più in generale alla salute, in modo che tutti gli uomini abbiano le stesse opportunità di vita e di speranza è il più entusiasmante obiettivo politico che si possa immaginare.

Ma anche dal punto di vista più aridamente economico questa notizia ha degli aspetti altrettanto affascinanti.

Già il produttore americano di farmaci Gilead, come ricorda sempre The Guardian, ha abbassato il prezzo delle sue compresse di Harvoni e di altri medicinali nei paesi a reddito medio-basso su pressione dell’opinione pubblica e per la concorrenza di altri produttori.

Ma il costo resta ancora troppo alto per molti governi per lanciare programmi di trattamento di massa per l’epatite C.
Infatti, Harvoni (ledipasvir 90 mg/sofosbuvir 400 mg) ora costa circa $ 48.000, per un trattamento di 12 settimane in Malesia e $ 12.000 in Cile.

Il precedente trattamento Sovaldi (400 mg di sofosbuvir) di Gilead costava $ 1.000 a pillola, o $ 84.000 in 12 settimane.

I prezzi variano in tutto il mondo e tendono ad essere più alti negli Stati Uniti.

In Italia questi due farmaci non sono più rimborsabili dal SSN dal giugno 2017, quando Sovaldi costava”solo più”  € 15.000, e sostituiti da Epclusa (400 mg di sofosbuvir e 100 mg di velpatasvir), sempre della Gilead, che viene pagato, sembra, dati i vincoli di riservatezza sul prezzo effettivo voluti dalla multinazionale nell’accordo con AIFA, circa  8.000 euro per trattamento. (vedi IlSole24ore)

Questa disparità di costi, con una troppo ampia forbice legata alla forza di contrattazione dei singoli Stati,  se i farmaci  avessero davvero un valore intrinseco legato a ricerca, produzione e rischio di impresa, non sarebbe possibile.

Il prezzo iniziale, invece, è  frutto di speculazione senza limiti, tesa ad un profitto il più elevato possibile. Questa realtà  si evidenzia ad esempio osservando come ancora Gilead sia stata messa in crisi, e costretta ad abbassare i prezzi, dal rivale americano AbbVie, che ha lanciato l’anno scorso un nuovo farmaco per l’epatite C, Mavyret (glecaprevir e pibrentasvir), con un periodo di trattamento più breve (otto settimane), con un prezzo di $ 26.400.

Entro due anni il trattamento ravidasvir  e sofosbuvir sarà praticabile in Malesia e Tailandia.

DNDi ha anche firmato accordi in America Latina per renderlo fruibile a $ 500 per il corso di 12 settimane, con una disponibilità a portare il prezzo a $ 300.

Quando nei paesi a medio basso reddito questa terapia sarà comune, come faranno i gestori dei sistemi sanitari dei paesi ricchi, compreso il nostro, a giustificare l’acquisto per i loro cittadini di trattamenti di 100 volte più costosi?

Per una volta speriamo che le regole del commercio, anche in un mercato selvaggio e inquinato come quello moderno, abbiano ancora le loro ferree regole.