Lazio, si riducono le disuguaglianze nell’accesso alle cure

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

In un sistema sanitario universalistico come quello italiano non ci si aspetta di trovare disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti. Tuttavia, questo sono spesso riportate (1,2). Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio ha quindi analizzato i dati relativi ai pazienti sottoposti a tre procedure – angioplastica come trattamento dello STEMI, chirurgia ortopedica per le fratture dell’anca e parti cesarei – per valutare se un miglioramento complessivo degli standard di qualità dei servizi offerti si associ a una riduzione delle disuguaglianze. I risultati, pubblicati sulla rivista PloS One, hanno messo in evidenza una diminuzione delle differenze esistenti, in termini di accesso ai trattamenti, tra gruppi caratterizzati da un diverso livello educativo (3).

“L’accesso all’assistenza sanitaria dovrebbe essere equo e assicurato a tutti i cittadini, a prescindere da caratteristiche personali quali il genere, l’età, la razza, l’etnia e lo status socio-economico (SES)”, scrivono gli autori nell’introduzione dell’articolo. Invece, l’appartenenza a sottogruppi caratterizzati da un diverso livello educativo – parametro ampiamente utilizzato come indicatore individuale del SES –, ad esempio, risulta spesso associata a variabilità nell’accesso alle cure. Anche per questo motivo dal 2006 il Sistema Sanitario Regionale del Lazio ha implementato il cosiddetto Programma Regionale di Valutazione degli Esiti degli interventi sanitari (P.Re.Val.E.), finalizzato a misurare l’aderenza agli standard di qualità tra le diverse strutture ospedaliere e a livello di vari sottogruppi, con l’obiettivo di promuovere l’equità nell’accesso ai trattamenti (4).

Infatti, nella “Sezione equità” del programma P.Re.Val.E. vengono presi in considerazione diversi indicatori il cui fine è quello di analizzare la relazione tra outcome di salute e livello educativo dei pazienti, alcuni dei quali sono impiegati anche per valutare le performance degli amministratori delegati degli ospedali della Regione Lazio. Proprio questi indicatori sono stati utilizzati dai ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio per valutare un’eventuale riduzione delle differenze esistenti in termini di accesso alle cure tra i sottogruppi caratterizzati da un diverso livello educativo.

In particolare, sono stati presi in considerazione tutti i pazienti dimessi tra il 2012 e il 2015 da strutture, sia pubbliche che private, presenti sul territorio laziale. Sono stati analizzati i seguenti parametri: percentuale di pazienti con STEMI sottoposti ad angioplastica entro 90 minuti dall’evento, percentuale di pazienti sottoposti a intervento chirurgico nei due giorni seguenti una frattura dell’anca e la percentuale di donne in gravidanza sottoposte a parto cesareo. Questi dati sono stati quindi utilizzati per valutare l’effetto di un diverso livello educativo sugli outcome  di salute, esaminando, per ogni anno della finestra temporale dello studio, le differenze tra i pazienti con un’educazione universitaria e quelli con al massimo una licenza elementare.

Dai risultati sono emersi, in relazione alle procedure considerate,  un miglioramento complessivo degli outcome clinici e una progressiva  riduzione dell’accesso differenziale alle cure esistente tra i pazienti con diversi livelli educativi. Nello specifico, per quanto riguarda i soggetti con STEMI, la porzione di quelli laureati sottoposti a angioplastica entro 90 minuti dall’intervento è rimasta stabile (circa 40%) mentre quella dei pazienti con un basso livello di istruzione è cresciuta fino ad azzerare il gap. Gli interventi chirurgici realizzati entro due giorni come trattamento di una frattura dell’anca sono invece cresciuti sia nei soggetti con educazione universitaria che in quelli con educazione nulla o elementare, anche se in quest’ultimo gruppo l’aumento è risultato maggiore.

Un dato particolarmente interessante riguarda invece i parti cesarei. La proporzione di questi rispetto ai parti naturali è in calo nel Lazio, così come lo è su tutto il territorio nazionale (5). Questa è però risultata più elevata nel gruppo delle donne con educazione universitaria nel 2012, per poi raggiungere il livello delle pazienti con un basso livello di istruzione nel 2015. Un effetto che potrebbe essere associato agli sforzi fatti in ambito regionale per favorire l’adozione a protocolli standardizzati in ambito ostetrico-ginecologico. Secondo gli autori, infatti, poiché una delle maggiori determinanti della scelta di optare per un parto cesareo è la volontà della gestante, “questi risultati sembrano suggerire che le donne – e in particolare quelle con un alto livello educativo – siano disposte, quando ben informate, a modificare le proprie scelte”.

Tuttavia, sottolineano gli autori, “nonostante le evidenze relative alla presenza in Italia di disuguaglianze relative all’assistenza sanitaria, non esistono programmi nazionali finalizzati a ridurre le differenze esistenti in termini di accesso alle cure”. L’analisi realizzata dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio mostra invece che una maggiore trasparenza e l’implementazione di strategie differenziali sviluppate sulla base delle caratteristiche dei diversi sottogruppi potrebbero essere efficaci nel produrre un miglioramento della qualità dei servizi offerti e, contemporaneamente, ridurre le disuguaglianze.

 

Bibliografia

  1. Glorioso V, Subramanian SV. Equity in Access to Health Care Services in Italy. Health Services Research 2014; 49(3): 950 – 970.
  2. Barone AP, Fusco D, Colais P, D’Ovidio M, Belleudi V, Agabiti N, et al. Effects of socioeconomic position on 30-day mortality and wait for surgery after hip fracture. International Journal of Quality in Health Care 2009; 21(6): 379 – 86.
  3. Ventura M, Fusco D, Bontempi K, Davoli M. Regional Outcome Evaluation Program (P.Re.Val.E): Reduction of inequality in access to effective health care in the Lazio region of Italy (2012 – 2015). PloS One 2018; https://doi.org/10.1371/journal.pone.0194972.
  4. Fusco D, Barone AP, Sorge C, D’Ovidio M, Stafoggia M, Lallo A, et al. P.Re.Val.E.: outcome research program for the evaluation of health care quality in Lazio, Italy. BMC Health Services Research 2012; 12:25
  5. Programma Nazionale Esiti.