Medicina rigenerativa: oltre la malattia, la costruzione della salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Per un paziente affetto da diabete, un trapianto di staminali o di pancreas può rappresentare l’unico modo per liberarsi dalla dipendenza dall’insulina e dal rischio di ipoglicemia. Tuttavia, soprattutto in un contesto sempre più orientato verso la cronicizzazione, cambiamenti di questa portata possono determinare delle conseguenze rilevanti per la vita di una persona, fino alla necessità di riorganizzarla completamente. Per questo motivo un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, autori di un articolo di approfondimento pubblicato su The BMJ, ha messo in evidenza la necessità di muoversi verso un approccio clinico “che si estenda dalla necessità di combattere la malattia o l’infortunio fino alla ricostruzione delle vite dei soggetti in cura” (1).

La definiscono medicina rigenerativa: una prospettiva di cura in cui la lotta alla malattia è affiancata da un vero e proprio processo di costruzione della salute. Il fine, in altre parole, è quello di permettere alle persone con malattie croniche di adattarsi alla presenza della patologia e di continuare a perseguire i propri sogni e obiettivi (2). “La medicina rigenerativa dovrebbe favorire l’introduzione nella vita del paziente di interventi terapeutici caratterizzati dal minor impatto possibile”, spiegano gli autori. Un processo che passa dalla creazione di un ambiente che favorisca di per sé il processo di cura e permetta di integrare i vari aspetti della gestione della malattia nella quotidianità del paziente.

Non più, quindi, una medicina basata esclusivamente sull’eliminazione della minaccia. Quando un paziente giunge in ospedale a causa di un’ostruzione di un’arteria coronarica, ad esempio, il primo step nel processo di cura è ovviamente la risoluzione della situazione acuta. Ma un approccio basato solo sul concetto di lotta alla malattia (si pensi alla “guerra al colesterolo”, ai pazienti che “perdono la loro battaglia contro il cancro”) tende a trascurare le conseguenze della cura stessa. Secondo gli autori dell’articolo del BMJ, poi, una mentalità di questo tipo comporta degli effetti che contrastano con gli obiettivi dell’assistenza sanitaria: “Programmi di somministrazione di farmaci che non vengono rispettati, costi non sostenibili, necessità di auto-monitoraggio, sistemazioni domestiche che ostacolano la riabilitazione”.

Elementi che, spesso, “sono il prodotto di strategie di ‘lotta alla malattia’ dettate da linee guida e target di qualità dietro cui si nascondono incentivi economici e professionali”, sottolineano i ricercatori della Mayo Clinic. Essi sostengono invece la necessità di un approccio che preveda, oltre alla lotta alla malattia, un processo di ricostruzione della vita del paziente, dagli aspetti fisiologici a quelli psicologici, dalla riabilitazione alla reintegrazione nell’ambiente di lavoro. Il termine medicina rigenerativa, infatti, si rifà alle nuove tecnologie di ricostruzione dei tessuti, in cui un piccolo set di cellule o di biomateriali viene utilizzato per permettere a un organo di ricostruirsi e di ritrovare la sua funzionalità (3).  Ad esempio, nei trapianti di cornea l’organo proveniente dal donatore viene utilizzato come impalcatura per coltivare le cellule staminali del ricevente, le quali possono così rigenerarsi in un ambiente favorevole.

Lo stesso, secondo gli autori dell’articolo pubblicato sul BMJ, può essere fatto con le relazione familiari, le attitudini, i comportamenti, i significati, i programmi sociali, il tempo e l’assistenza. Ritornando al caso del paziente affetto da ostruzione di un’arteria coronarica, quindi, dopo il trattamento della fase acuta il medico curante dovrebbe idealmente fornire informazioni riguardanti i risultati dei trial clinici relativi alle procedure appena effettuate e a quelle a cui sarà sottoposto nei mesi successi e mettere in contatto il soggetto con una rete di associazioni di pazienti coinvolte nel settore specifico. In questo modo, secondo il gruppo di ricerca della Mayo Clinic, il soggetto in questione svilupperebbe un atteggiamento più positivo nei confronti del trattamento e della gestione della malattia.

“Combattere le patologie continuerà a essere necessario, ma non lo sarà più vincere o perdere”. Il processo di cura, quindi, dovrà prevedere sempre di più una fase di ricostruzione della vita della persona sulla base delle richieste imposte dalla presenza di una patologia cronica. Tuttavia, concludono gli autori,“l’evoluzione della medicina da una situazione di lotta a una di ricostruzione richiede una riforma del modo in cui l’assistenza medica è fornita e percepita. La rigenerazione dei tessuti, quando sarà sicura ed efficace, troverà posto nell’armamentario a disposizione dei medici ma non dovrebbe fermarsi alla lotta alla malattia. La pratica clinica dovrebbe essere guidata dall’obbiettivo di permettere ai pazienti di rigenerare sé stessi dal livello molecolare a quello sociale, di adattarsi e prosperare”.

 

Bibliografia

  1. Hargraves IG, Behfar A, Foxen JL, Montori VM, Terzic A. Towards regeneration: the evolution of medicine from fighting to building. BMJ 2018; 361: k1586.
  2. Huber M, Knottnerus JA, Green L, et al. How should we define health? BMJ 2011; 343: d4163.
  3. Mao AS, Mooney DJ. Regenerative medicine: current therapies and future directions. PNAS USA 2015; 112: 14452-9.