Gli Usa e un’altra ‘epidemia’ di farmaci: dopo gli oppioidi, le benzodiazepine

Di Sara Boggio

Sull’abuso di oppioidi in atto negli Stati Uniti le informazioni, così come gli appelli e le denunce da parte dei professionisti di settore, sono numerose (ne abbiamo riferito più volte anche qui). Un articolo di NPR sposta invece il discorso su una classe di farmaci finora meno nota alle cronache – le benzodiazepine – riportando preoccupazioni analoghe (vedi).

L’autore è John Henning Schumann, medico di medicina interna e preside del campus di Tulsa della University of Oklahoma. L’articolo inizia con una testimonianza tratta dalla sua esperienza di pratica clinica: il caso di un paziente, poco più che trentenne e con pregressi di dipendenza da alcol, in trattamento con l’Ativan (nome commerciale del Lorazepam – da noi venduto come Tavor o Control – comunemente usato per controllare disturbi d’ansia. Qui le caratteristiche del farmaco fornite dalla Food and Drug Administration. Qui, in italiano, la scheda del farmaco redatta dal Servizio di Informazione e Documentazione Scientifica).

L’intenzione di Schumann, in questo come in casi analoghi, è di ridurre gradualmente la somministrazione del farmaco. Il paziente invece preferisce proseguire (“l’inerzia – scrive – ha una grossa parte nelle cure mediche”) e il medico acconsente. Del paziente non avrà più notizie fino al necrologio. La causa del decesso non viene specificata, ma il sospetto è che sia incorso in uno degli effetti collaterali che possono verificarsi mischiando alcol, o altre droghe, con il farmaco. Il problema principale di queste medicine, spiega Schumann, è che “sviluppano un alto grado di dipendenza, sia fisica che psicologica. L’interruzione improvvisa può provocare sintomi da astinenza come quelli che [il paziente] aveva sperato di evitare smettendo di bere”. L’uso a lungo termine, inoltre, comporta un adattamento del metabolismo che richiede, nel tempo, dosaggi progressivamente maggiori.

Negli Stati Uniti la somministrazione delle benzodiazepine è regolamentata dalla Food and Drug Administration (si veda il link precedente) e monitorata anche dalla Drug Enforcement Administration, l’agenzia federale antidroga che fa capo al Dipartimento di Giustizia (vedi).

Ciò che occorre, secondo Schumann, è prendere atto del problema evitando che l’abuso di oppioidi, paradossalmente, oscuri quello di benzodiazepine. L’articolo prosegue quindi con una serie di dati. A partire da un saggio di recente pubblicato dal New England Journal of Medicine (Our Other Prescription Drug Problem) che sottolinea sia il massiccio incremento nell’uso e abuso di benzodiazepine sia nel numero di decessi correlati (vedi): un fenomeno che “non stupisce, considerando che il numero di prescrizioni per benzodiazepine è […] passato da 8,1 milioni nel 1999 a 13,5 milioni nel 2013” (vedi).

Nonostante il tasso di morte associato agli oppioidi sia ancora decisamente superiore, la combinazione tra le due classi di farmaci è potenzialmente fatale e piuttosto comune: “Tre quarti dei decessi associati alle benzodiazepine coinvolge anche un oppioide”, da cui gli avvisi diffusi nel 2016 dalla Food and Drug Administration (vedi).

Anna Lembke, docente di psichiatria a Stanford e autrice principale dell’articolo citato da Schumann, definisce l’eccesso di prescrizioni e consumo di benzodiazepine “epidemia nascosta”, proprio perché ancora all’ombra dell’“epidemia di oppioidi”. E sottolinea un crescente problema correlato: la diffusione di benzodiazepine prodotte in laboratori clandestini e vendute in Internet senza approvazione, prescrizione o supervisione da parte di nessuno. Uno dei prodotti illegali segnalati si chiama clonazolam: una combinazione tra clonazepam (vedi) e alprazolam (vedi), secondo Lembke da 100 a 1000 volte più potente delle benzodiazepine approvate a uso farmaceutico.

Un aspetto, tra i tanti, su cui riflettere è che la diffusione di benzodiazepine è aumentata anche in assenza delle strategie di marketing che invece, a partire dalla fine degli anni ’90, aveva supportato quella di oppioidi (lo rileva un altro articolo selezionato da Schumann: vedi).

Ultimo argomento è il rischio che tali farmaci pongono a una fascia della popolazione particolarmente fragile: gli anziani. Nonostante le cautele raccomandate dall’American Geriatrics Society (che inserisce le benzodiazepine tra le sostanze “potenzialmente inappropriate” per la popolazione anziana: vedi, come riferito anche, da noi, dall’Istituto Superiore di Sanità: vedi), anche in questo caso le prescrizioni sarebbero in aumento (questo lo stato dell’arte secondo un articolo del New York Times pubblicato a marzo di quest’anno: vedi).

Se la consapevolezza sull’abuso di oppioidi, conclude il medico, ha reso il dibattito sul tema di pubblico dominio, la stessa consapevolezza va ora diffusa sugli eccessi di prescrizioni e consumo delle benzodiazepine.