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Glifosato: pesticidi rinvenuti nella maggior parte dei campioni delle acque italiane

Di Luca Mario Nejrotti

Nel 67% dei campionamenti delle acque italiane sono stati trovati erbicidi, fungicidi e insetticidi, in particolare al Centro Nord, dove, però, si concentra anche la maggior parte dei controlli. Sono stati da poco pubblicati i dati dell’ISPRA (vedi)

Le analisi.

Secondo i dati ISPRA sono state cercate circa 400 sostanze, prelevando oltre 35.000 campioni, per quasi 2.000.000 analisi, che hanno interessato sia le acque superficiali, sia quelle delle falde profonde.

I risultati segnalano una contaminazione più diffusa nell’area padano‐veneta, a causa delle caratteristiche idrologiche e del più intensivo uso agricolo. È anche vero, però, che qui le indagini sono generalmente più complete e rappresentative: nelle 5 regioni dell’area, infatti, si concentra il 50% dei punti dell’intera rete nazionale.

Vaste aree del centro‐sud non sono state adeguatamente monitorate, con una copertura incompleta, e poche sostanze cercate.

Il Glifosato.

Tra i molti composti chimici la parte del leone sia nelle acque sia nei terreni la fa il Glifosato, di cui abbiamo parlato su queste pagine qualche tempo fa (vedi).

Si tratta di un erbicida molto efficace, ma il cui uso è strettamente regolamentato per principio di prudenza: è stato infatti inserito nel 2015 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), nella lista dei probabili cancerogeni per l’uomo (gruppo 2A). I dati per il momento sono limitati sull’uomo mentre l’evidenza di essere cancerogeno negli animali da esperimento è sufficiente.

Sul finire del 2017 (vedi), l’Unione Europea ha deciso di prorogare l’uso di questo prodotto, ma, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, solo per 5 anni invece che per i dieci inizialmente in discussione (vedi).

Non solo erbicidi.

Non sono stati individuati solo erbicidi ma anche fungicidi e insetticidi, tra cui anche quelli che di recente l’Unione Europea ha vietato per proteggere le api, i cosiddetti neonicotinoidi, in particolare l’imidacloprid, che è stato trovato nel 51,4% delle acque superficiali esaminate, il tiametoxam, presente nel 18,6% dei controlli e il clothianidin.

Tra due emergenze.

Oggetto di polemica poi è stato, in Puglia e in particolare in Salento, un decreto emanato dal Ministero delle politiche agricole, quando era ancora guidato da Maurizio Martina, che imponeva di irrorare con pesticidi, alcuni dei quali proprio quei neonicotinoidi vietati dall’Ue, uliveti e campi di questo territorio, come strumento di lotta contro la malattia della Xylella Fastidiosa, batterio considerato responsabile del disseccamento degli ulivi.

Il problema della valutazione dei danni potenziali è che non sono ancora ben chiari gli effetti a lungo termine di molte di queste sostanze tra cui gli interferenti o disturbatori endocrini (vedi), responsabili di patologie e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, potendo determinare anche alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico, venendo anche correlati a sindromi gravi come l’infertilità maschile e femminile.

Fonti.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Oltre-250-pesticidi-nelle-acque-italiane-il-piu-presente-sempre-glifosate-ambiente-report-513089fd-449d-4711-b5eb-f694c819e1fe.html?wt_mc=2.social.tw.rainews_xxx.&wt&refresh_ce

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=13611

http://www.isprambiente.gov.it/files2018/eventi/presentazione-rapporto-pesticidi-nelle-acque-2018/Rapporto_20181.pdf

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/lunione-europea-rinnova-luso-del-glifosato-per-altri-5-anni

https://www.focus.it/scienza/scienze/pericolo-glifosato-quello-che-ce-da-sapere

http://www.minambiente.it/pagina/gli-interferenti-endocrini