Il vaccino anti-HPV previene il tumore al collo dell’utero e non è pericoloso. La conferma da una revisione Cochrane

di Viviana Monastero (Oi-kos)

Il carcinoma del collo dell’utero (noto anche come cervicocarcinoma o carcinoma della cervice uterina) rappresenta il secondo tumore più diffuso nelle donne e il Papillomavirus umano (HPV) è una delle cause della sua insorgenza. L’infezione – la più frequente trasmessa sessualmente – colpisce, ogni anno, nel nostro Paese, circa 3500 donne, causando circa mille decessi e l’assenza di sintomi ne favorisce la diffusione. Negli ultimi anni la mortalità si è ridotta drasticamente grazie alla diffusione dei programmi di screening – ovvero i pap-test – e ai vaccini anti-HPV, che sono in grado di ridurre l’impatto del tumore del collo dell’utero, la prima forma tumorale a essere riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un’infezione (vedi).

Adesso, una revisione sistematica pubblicata di recente sul Database Cochrane conferma ulteriormente l’utilità del vaccino nella prevenzione del tumore della cervice uterina, specificando inoltre come questo tipo di vaccinazione non comporti alcun danno per la salute (vedi). Gli autori della revisione hanno esaminato 26 studi che coinvolgevano in totale 73.428 donne e adolescenti, la maggior parte delle quali con un età minore dei 26 anni. Nelle partecipanti fra i 15 e i 26 anni prive di infezione da Papillomavirus, il vaccino mostrava di ridurre il rischio di lesioni precancerose associate con i tipi di HPV più a rischio, il 16 e il 18; nello specifico, fra le donne non vaccinate i nuovi casi di lesioni precancerose erano 164 su 10 mila, mentre fra le vaccinate 2 su 10 mila, con una riduzione più marcata fra le donne più giovani di 25 anni. Le evidenze mostrano come la vaccinazione contro il Papillomavirus prevenga le lesioni precancerose alla cervice nelle adolescenti e nelle donne con un’età compresa fra i 15 e i 26 anni, sottolineando come la protezione del vaccino si riduca nella popolazione già infettata dal Papillomavirus.

Per ridurre al minimo il rischio di infezione da HPV, in Italia è in vigore dal 2008 una campagna che raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus a ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età, quando si presume che non abbiano ancora avuto attività sessuale e non siano quindi ancora venuti a contatto con il virus (vedi). Sono tre i vaccini esistenti: uno bivalente, attivo contro due tipi di Papillomavirus (HPV 16 e 18), in grado di causare lesioni precancerose e responsabili del 70 per cento dei tumori della cervice uterina; il secondo, quadrivalente è diretto contro i ceppi 16, 18, 6 e 11, che causano la formazione di condilomi a livello genitale; il terzo vaccino, noto come 9-valente, introdotto nel 2017, assicura la protezione contro altri sette sierotipi capaci di indurre il cancro, oltre a quelli sopracitati (vedi)

Diversi studi clinici hanno dimostrato la sicurezza e l’alta efficacia dei tre tipi di vaccini nella prevenzione dalle lesioni precancerose, soprattutto quando somministrati in giovane età e prima dell’esposizione al virus (vedi). Gli autori della revisione Cochrane non hanno rilevato un rischio di gravi effetti avversi: è stato determinato che il numero di morti riportato negli studi presi in esame – i casi di decessi riguardavano soprattutto donne vaccinate con età superiore a 25 anni – non aveva alcuna connessione con la vaccinazione. Gli autori confermano inoltre che i vaccini non sono responsabili di aumentare il rischio di eventi gravi avversi in gravidanza e di aborto, anche se non vi sono  ancora dati sufficienti a determinare gli effetti delle vaccinazioni sulle morti alla nascita e i bambini nati con malformazioni (vedi).