ISTAT: nell’Italia 2065 ci saranno due morti ogni nuovo nato

Di Luca Mario Nejrotti

Le proiezioni ISTAT sul futuro demografico italiano mostrano una netta decrescita: nel 2065 per ogni nuovo nato ci saranno 2 decessi.

Un calo netto.

Le previsioni di calo demografico, di calo delle nascite, di invecchiamento della popolazione ci accompagnano più o meno da trent’anni ed è naturale che ormai non si parli più di un aumento della popolazione anziana, ma, in prospettiva, di un aumento dei decessi.

Secondo il Comunicato Stampa dell’ISTAT (vedi) in Italia 59 milioni nel 2045 e 54,1 milioni nel 2065. Oggi siamo 60,6 milioni.

Si parla di previsioni, ma le probabilità che ci si sbagli, e che invece la popolazione italiana cresca, sono pari al 9%.

Differenze regionali.

In realtà pare che, almeno all’inizio, il Centro-nord non soffrirà di particolare crisi: la popolazione aumenterà perché si incrementeranno le migrazioni interregionali. Si prevede che nel 2065 il Centro-nord accoglierebbe il 71% di residenti contro il 66% di oggi; il Mezzogiorno invece arriverebbe ad accoglierne il 29% contro il 34% attuale.

In ogni caso, l’aumento dei decessi, da qui a trent’anni si percepirà anche al Centro-nord.

Le nascite.

Tutti puntano il dito preoccupato sul tasso di natalità, come nel caso dell’appello di De Palo (Forum Famiglie, vedi) alla politica: “Ne va della sopravvivenza del nostro Paese, urge un #pattoXnatalità che coinvolga non solo la politica, ma anche tutte le forze del sistema-Italia: associazioni, sindacati, banche, imprese, mondo mediatico. Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Facciamo un appello al Capo dello Stato e a tutte le forze del Paese: il primo punto su cui fare squadra deve essere la natalità”.

Eppure il tasso di natalità, nonostante le scarse speranze per il futuro, la crisi, la precarietà, è in aumento e si prevede che in media per ogni Italiana si avrà più di un figlio, arrivando a sfiorare quota due in futuro.

La sopravvivenza e le migrazioni.

La sopravvivenza media probabilmente aumenterà. Entro il 2065 la vita media crescerebbe di oltre cinque anni per entrambi i generi, giungendo a 86,1 anni e 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne (80,6 e 85 anni nel 2016). L’incertezza associata assegna limiti di confidenza compresi tra 84,1 e 88,2 anni per gli uomini e tra 87,9 e 92,7 anni per le donne.

L’ISTAT prevede che il saldo migratorio con l’estero sia positivo, mediamente pari a 165 mila unità annue (144 mila l’ultimo rilevato nel 2016), seppure contraddistinto da forte incertezza.

Il saldo naturale della popolazione risente positivamente delle migrazioni. Sempre nello scenario mediano l’effetto addizionale del saldo migratorio sulla dinamica di nascite e decessi comporta 2,6 milioni di residenti aggiuntivi nel corso dell’intero periodo.

Al di là del fatto in sé che non è necessariamente un male, piuttosto una naturale oscillazione di nascite e decessi, il saldo tra popolazione anziana e popolazione giovane a tutto sfavore della seconda creerà in futuro problematiche sociali, economiche e sanitarie radicali a cui la politica, ma non solo, deve fare fronte nel nostro presente. Da un lato facendo in modo che non avere figli sia una scelta e non un obbligo dettato dalle condizioni economiche, dall’altro preparandosi per tempo ad un deciso invecchiamento prima e a un calo, poi, della popolazione italiana.

 

Fonti.

https://www.istat.it/it/archivio/214228

http://www.vita.it/it/article/2018/01/18/la-politica-faccia-un-patto-la-natalita-sia-la-priorita/145663/