Immunoterapia per il cancro: differenze di genere?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

L’efficacia dell’immunoterapia con inibitori da checkpoint immunitari cambia tra pazienti maschi e femmine? Rispondono Fabio Conforti dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e i colleghi, che su The Lancet Oncology (1) hanno pubblicato i risultati di una revisione e meta-analisi su 20 trial randomizzati. La conclusione degli autori è che gli inibitori da checkpoint immunitari possono aumentare la sopravvivenza dei pazienti oncologici, ma che l’efficacia della terapia è sensibilmente maggiore negli uomini rispetto alle donne.

Oggi sappiamo che le differenze di genere nella risposta del sistema immunitario sono importanti. Nelle donne, ad esempio, la risposta tende a essere più forte e adattativa. Anche la farmacocinetica, la farmacodinamica e l’efficacia dei farmaci sono influenzate dal sesso del paziente e dalla possibilità di interazione con gli ormoni, eppure sappiamo ancora poco su cosa questo significhi nell’ambito dell’immunoterapia con inibitori da checkpoint immunitari. Una terapia che negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato il trattamento di alcuni dei tumori più gravi.

Il tema è importante, ma poco discusso: questo tipo di terapia è a oggi ancora molto costoso e uno dei principali filoni di ricerca mira proprio a individuare dei marcatori specifici, che aiutino a predirne l’efficacia, per stabilire se la scelta migliore sia proseguire con gli inibitori o ricorrere invece alle terapie standard.

Gli studi analizzati nella meta-analisi di Conforti e colleghi sono stati condotti tra il 2010 e il 2018 coinvolgendo un totale di 11 351 pazienti, 7 646 uomini e 3 705 donne, tutti con tumori in stadio avanzato o metastatici. Si trattava soprattutto di melanoma maligno (32% dei casi) e carcinoma polmonare a piccole cellule (31% dei casi), oltre a tumori alla vescica, alla testa e al collo.

La differenza di genere in termini di efficacia, sottolineano gli autori, è emersa a prescindere dall’istotipo del tumore, dalla linea di trattamento e dal tipo di farmaco impiegato, senza differenze significative tra i risultati ottenuti con gli inibitori impiegati come monoterapia (i farmaci immuno-oncologici considerati nei trial erano ipilimumab, tremelimumab, nivolumab e pembrolizumab) e in combinazione con altri trattamenti.

La meta-analisi è un punto di partenza per esplorare le differenze di genere in questo tipo di immunoterapia; non necessariamente porterà a un cambiamento nelle linee guida sul breve termine, e per chiarire le differenze di genere nell’efficacia dell’immunoterapia con inibitori da checkpoint immunitari serviranno ulteriori studi che si concentrino su specifiche neoplasie. Per approfondire il ruolo della biologia del tumore ed esplorare i risultati anche di fronte a quelli che affliggono solamente la popolazione femminile, come il cancro al seno e i tumori ginecologici.

Come sottolinea un editoriale che accompagna lo studio (2), a firma di Omar Abdel-Rahman della University of Calgary, anche altri fattori andranno accuratamente pesati nelle analisi future per fornire un quadro più completo. Un terzo dei pazienti considerati in questi trial, infatti, soffriva di carcinoma polmonare a piccole cellule: le donne che ne soffrono sono più raramente fumatrici rispetto agli uomini, e sappiamo che i fumatori maschi trattati con inibitori hanno maggiori probabilità di beneficiare della terapia. Nelle donne, inoltre, sono più frequenti le mutazioni driver oncogeniche.

Ultimo, ma non per importanza, è il fatto che per gli uomini il rischio di morire per qualsiasi tipo di cancro è circa il doppio rispetto a quello delle donne. Allo stesso tempo, nei trial clinici le donne sono sotto-rappresentate: in 10 dei 20 trial considerati nella meta-analisi da Conforti e colleghi costituivano meno di un terzo della popolazione, il che significa che nessuno di quegli studi preso singolarmente avrebbe potuto dare evidenza delle differenze di genere nell’efficacia del trattamento.

 

Bibliografia

  1. Conforti F, Pala L, Bagnardi V, et al. Cancer immunotherapy efficacy and patients’ sex: a systematic review and meta-analysis. Lancet Oncol 2018 May 16.
  2. Abdel-Rahman O. Does a patient’s sex predict the efficacy of cancer immunotherapy? Lancet Oncol 2018 May 16.