L’incremento del numero dei vaccini e la loro somministrazione contemporanea non indebolisce il sistema immunitario dei bambini: parola di Jama

di Mario Nejrotti

 

L’aumento del numero di vaccini obbligatori, portati a 10, e di quelli combinati (vaccino esavalente, vaccino anti morbillo-parotite-rosolia e quello anti morbillo-parotite-rosolia-varicella) talvolta desta preoccupazione nei genitori  dei bambini più piccoli, per una supposta e non meglio definita, “sovraesposizione” del sistema immunitario, che ne ridurrebbe le capacità difensive nei confronti delle malattie infettive in generale.

L’ansia dei genitori è comprensibile ed è bene che i sanitari siano in grado di fornire risposte chiare e complete per spiegare che spesso il reale pericolo di un intervento é molto inferiore di quello al quale verrebbero esposti i bambini se si “lasciasse fare alla natura”.

Nell’introduzione al commento di un articolo sull’argomento, comparso recentemente  su Jama  (Journal of the American Medical Association)  Antonietta Filia e Maria Cristina Rota, dell’Istituto Superiore di Sanità   spiegano come l’esposizione agli antigeni somministrati con i vaccini sia molto minore di quella naturale alle malattie infettive corrispondenti.

Infatti, i vaccini attuali sono molto purificati ed “è stato stimato che sommando tutti i vaccini somministrati nei primi due anni di vita si giunge a un numero complessivo di circa 250 antigeni. Al contrario, qualsiasi malattia infettiva, causata da un singolo agente patogeno, comporta l’esposizione dell’organismo a migliaia di antigeni.” Sostengono le autrici del commento.

Il sistema immunitario dei bambini, oltre i primi due mesi di vita, é già in grado di funzionare a pieno regime e ritardare le vaccinazioni, per una sua supposta immaturità, non farebbe altro che esporre i piccoli a infezioni che proprio nei primissimi mesi di vita possono risultare molto più pericolose e gravi.

Lontana dall’ indebolire il sistema immunitario, la somministrazione contemporanea di più vaccini risulta più vantaggiosa per molti motivi: la diminuzione del numero di sedute vaccinali necessarie, la riduzione dello stress per i piccoli, un rischio diminuito di reazioni avverse locali e generali, un minore impegno per le famiglie e un carico organizzativo più semplice per i centri vaccinali, con maggiore confort per gli utenti.

Per chiarire ulteriormente i dubbi  sulla paventata riduzione delle performance del sistema immunitario, sottoposto a vaccinazioni contemporanee, nel commento si citano i risultati del lavoro di Jama che rispondono proprio alla domanda:  “L’esposizione a vaccini multipli nella prima infanzia è associata ad un aumentato rischio di infezioni non prevenibili con la vaccinazione?”

Il vasto studio condotto da sei organizzazioni sanitarie, che partecipano al , Vaccine Safety Datalink  progetto di ricerca creato negli Stati Uniti dal CDC  (Centers for Disease Control and Prevention)  per valutare la sicurezza dei vaccini e i loro eventuali effetti negativi, ha portato a selezionare un cospicuo numero di bambini di età compresa tra i 24 e i 47 mesi, con o senza diagnosi confermata di infezione  non prevenibile dai vaccini (infezioni delle alte e basse vie respiratorie, infezioni gastrointestinali e altre malattie virali e batteriche). Si è notato nei due gruppi che l’aver ricevuto vaccini cumulativi non esponeva maggiormente ad infezioni non prevenibili, compreso un sottogruppo di bambini che avevano condizioni generali di salute complesse.

Di conseguenza, in base ai risultati di questo lavoro, si può affermare con autorevolezza e tranquillità che le infezioni non prevenibili dalla vaccinazione non aumentano nei bambini oltre i 24 mesi che ricevono vaccini cumulativi.

L’ansia in campo vaccinale si può combattere solo con la conoscenza dei dati scientifici, che debbono essere sempre più diffusi e resi fruibili da medici e operatori sanitari, per combattere credenze e pregiudizi che possono esporre a rischi gravi proprio i bambini.

Le strategie poi per rendere più condivisi e diffusi atteggiamenti positivi nei confronti delle vaccinazioni da parte della popolazione sono responsabilità dei politici, i quali  dovranno scegliere tra norme coercitive o persuasive, sempre restando convinti, però, che la scienza, soprattutto in campo sanitario, ha un’unica strada percorribile: quella del metodo scientifico.