Uno sguardo all’America latina: il sistema sanitario in Argentina

Di Sara Boggio

Le Nazioni Unite hanno stabilito che la copertura sanitaria universale è uno degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030 (vedi). Secondo quanto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (a questo link), il raggiungimento di tale obiettivo va valutato sulla base di tre parametri: la percentuale di popolazione che ha accesso all’assistenza sanitaria finanziata dai fondi nazionali; la percentuale di prestazioni sanitarie che questi fondi riescono a coprire; la tipologia di prestazioni sanitarie che vi sono incluse. A che punto sono i diversi paesi del mondo rispetto all’obiettivo? Un articolo del BMJ illustra il quadro della situazione in Argentina, affidandone la descrizione ad Adolfo Rubinstein, Ministro della Salute argentino, nonché medico di famiglia e docente di salute pubblica e di medicina generale presso la scuola di medicina dell’Università di Buenos Aires (vedi).

Secondo il resoconto di Rubinstein, l’Argentina – paese a reddito medio-alto – ha un sistema sanitario ben sviluppato, soprattutto se posto a confronto con i sistemi degli altri paesi latino-americani. Tuttavia, “gli outcome di salute rimangono indietro rispetto al potenziale del paese” che, tra quelli dell’America latina, è uno dei maggiori investitori in spesa sanitaria (la spesa sanitaria pro-capite è stimata al 10% del prodotto interno lordo).

Benché per la popolazione argentina il diritto di accesso alle cure, in strutture pubbliche, sia gratuito, la copertura universalistica è più teorica che reale, e determina un livello di qualità ed efficacia delle cure difforme. I due terzi della popolazione complessiva (in tutto 45 milioni di abitanti) si avvale infatti di assicurazioni private o sussidi sociali, mentre il terzo della popolazione rimanente (circa 16 milioni e mezzo di abitanti) non dispone di alcuna copertura.

Le principali falle del sistema, secondo Rubinstein, vanno in ampia parte individuate nella frammentarietà dell’organizzazione complessiva. Il settore assicurativo finanziato da fondi sociali, che in Argentina è quello prevalente, è composto da circa 300 comparti differenti, che variano per dimensioni e obiettivi, e sono in prevalenza gestiti, sia a livello federale che provinciale, da sindacati ed enti statali. Al fine di armonizzare la compartimentazione dei diversi fondi, esistono un sistema di benefit sanitari (garantiti a tutti i beneficiari di assicurazione sanitaria, sociale o privata), e un fondo per il rimborso delle spese per l’acquisto di tecnologie sanitarie. In tutto ciò la copertura sanitaria rimane disomogenea: oltre il 60% del 20% della popolazione più povera non ha nessuna forma di assicurazione (mentre tra il 20% della popolazione più ricca è solo il 10% a non disporre di copertura).

Il piano di riforma sanitaria attualmente in corso sta tentando di integrare le coperture con una serie di interventi focalizzati in quattro aree-chiave.

In primo luogo, si stanno creando dei piani assicurativi pubblici supplementari a livello provinciale. La mossa è consentita dal programma SUMAR (vedi), sponsorizzato dalla Banca Mondiale e derivato dai buoni risultati già ottenuti per mezzo di un programma analogo (il Plan Nacer, riservato alla salute neonatale e avviato sette anni fa).

In secondo luogo si sta cercando di rendere trasparente il processo di individuazione delle priorità dei programmi sanitari, sia a livello nazionale che provinciale. Tali priorità si basano sull’efficacia clinica delle prestazioni, sul rapporto costo-efficacia, sulla loro attuabilità, sull’impatto rispetto al budget complessivo e sulle preferenze dell’utenza (a questo scopo, specifica Rubinstein, contribuirà l’attività di un’agenzia federale, di recente istituita, riservata alla valutazione delle tecnologie sanitaria).

Il terzo obiettivo è ridurre le disparità di accesso alla cura, dovute in parte alla già citata frammentazione dei fondi ma anche a meccanismi redistributivi non propriamente efficienti. Per esempio, la media nazionale della mortalità infantile è di 9,7 per 1000 abitanti ma, di nuovo, i valori cambiano sensibilmente a seconda della condizione di ricchezza o povertà della provincia, così come il tasso di mortalità materna.

Infine, si sta lavorando per potenziare l’assistenza di base sul territorio. L’Argentina (come del resto molti paesi occidentali) ha ancora un sistema fondamentalmente ‘ospedalocentrico’ (il modello di riferimento il cambiamento, in questo caso, è il Brasile).

Tutto ciò specificato, la copertura universalistica delle cure rappresenta una delle priorità dell’attuale governo, garantisce il Ministro argentino: per migliorare “non solo gli outcome di salute, ma anche l’equità di accesso alla cura tra i diversi gruppi”.